martedì 19 febbraio 2019
Sacerdote a San Policarpo al Tuscolano, nel 1969 si trasferì nella baraccopoli dove vivevano gli immigrati del Meridione che cercavano lavoro. Nella "Scuola 725" aiutava i ragazzi espulsi dalle scuola
 Morto don Roberto Sardelli, il prete dei baraccati dell'acquedotto Felice
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Una vita passata accanto agli ultimi, agli emarginati, tra le baracche e il degrado. Si è spento oggi, a 83 anni, don Roberto Sardelli, uno dei protagonisti della Roma degli anni Settanta, il "prete dei baraccati" che con il suo insegnamento ha cambiato la vita a molti di quei ragazzi che fino ad allora vivevano in gravi situazioni sociali. Originario di Pontecorvo, nella Bassa Ciociaria, don Roberto venne ordinato sacerdote nel 1965, a 30 anni. Durante i suoi studi filosofici e teologici ebbe modo di incontrare don Lorenzo Milani a Barbiana del Mugello.

Per un lungo periodo soggiornò a Lione in Francia dove approfondì la conoscenza dei preti operai e lo studio del teologo gesuita Teilhard de Chardin. Nel 1968 gli venne dato l'incarico di collaboratore nella parrocchia di San Policarpo, dove cominciò attivamente il suo impegno a favore di chi, sopratutto migranti provenienti dalle regioni del Sud Italia, viveva nelle baracche proprio alle spalle della chiesa, costruite nelle arcate dell'Acquedotto Felice.

Un'immagine recente di don Sardelli

Un'immagine recente di don Sardelli

Nel 1969 acquistò una della baracche da una prostituta e si trasferì nell'insediamento. Lì fondò la celebre "Scuola 725", dal nome della baracca che la ospitava, definita dagli stessi ragazzi "la scuola del riscatto". Era il tentativo di recuperare chi veniva emarginato anche dalla scuola, consentendo loro di proseguire gli studi e conoscere testi e autori come Gandhi o Malcolm X. Le riflessioni venivano collezionate nel quindicinale redatto dagli stessi ragazzi. Da questo lavoro nacque la "Lettera al sindaco" e il libro "Non tacere".

«Il luogo dove viviamo è un inferno, l'acqua nessuno può averla in casa - si legge nella Lettera al Sindaco - la luce illumina solo un quarto dell'Acquedotto. Dove c'è la scuola si va avanti con il gas. L'umidità ci tiene compagnia per tutto l'inverno. Il caldo soffocante l'estate. I pozzi neri si trovano a pochi metri dalla nostre cosiddette abitazioni. Tutto il quartiere viene a scaricare ogni genere di immondizie a 100 metri dalle baracche. Siamo in continuo pericolo di malattie. Quest'anno all'Acquedotto due bambini sono morti per malattie, come la broncopolmonite, che nelle baracche trovano l'ambiente più favorevole per svilupparsi».

Subito dopo lo sgombero della baraccopoli, nel 1973, don Roberto si dedicò alle collaborazioni giornalistiche con Paese Sera, l'Unità e Liberazione, ma anche con riviste del mondo cattolico. Nel 1982 fondò lo Studio Flamenco, per avvicinarsi al mondo Rom attraverso la danza, mentre dal 1989 al 1998 seguì negli ospedali i malati di Aids. Nel 2008 venne realizzato, anche con il patrocinio della Provincia, il film "Non Tacere", presentato anche alla Festa del cinema di Roma. Lo scorso anno don Sardelli è stato insignito anche della laurea honoris causa all'Università degli Studi di Roma Tre.

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