mercoledì 16 settembre 2009
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Cure palliative, la rete in alcune parti d’Italia funziona già. Come a Merate, in Brianza, dove esiste da alcuni anni il «Dipartimento della fragilità». La legge sulle cure palliative licenziata ieri alla Camera sancisce per la prima volta l’ufficializzazione della rete di cure palliative, costituita dall’integrazione tra l’hospice (la struttura residenziale per i malati terminali) e l’assistenza domiciliare in cure palliative realizzata attraverso standard di qualità. Questo vuol dire che l’assistenza domiciliare deve essere garantita nelle 24 ore, con una disponibilità anche nella notte. In Italia in questi anni si sono sviluppate alcune esperienze pilota e Merate, appunto, è stata una delle prime.Il direttore Gianlorenzo Scaccabarozzi spiega che: «Questa realtà, ormai consolidata nel tempo e con le qualità assistenziali previste, oggi lega in un unico dipartimento interaziendale sia l’azienda sanitaria locale che l’azienda ospedaliera, con l’obiettivo di dare una maggiore continuità ai malati fragili nelle fasi finali della vita».Come funziona il dipartimento della fragilità? C’è una centrale operativa, che lavora a contatto con tutti gli altri attori in gioco: presidi ospedalieri, medici di medicina generale, hospice, residenze sanitarie assistenziali per anziani, strutture riabilitative, servizi sociali comunali e associazioni di volontariato. Qui l’assistenza viene ricondotta a un tutt’uno, anche per poter garantire la continuità assistenziale infermieristica 7 giorni su 7 e la pronta disponibilità medica sulle 24 ore per le cure palliative, la fornitura diretta di farmaci, attrezzature, ausili e presidi. E l’intuizione, semplice in sé: il numero verde fragilità 800465328, in pratica il 118 delle cure palliative e della riabilitazione, in cui a rispondere al numero sono operatori appositamente formati.Questo modello ha già avuto dei riscontri concreti. Ad esempio, come si legge nel rapporto delle attività del 2006, le cure domiciliari della Asl, con una dotazione organica di oltre 130 operatori e circa 165mila ore lavorate hanno erogato nell’ultimo anno 300mila giornate di cura con 135mila accessi e 309 mila prestazioni. Un malato su tre è stato seguito con continuità anche nelle giornate festive e circa la metà dei malati inguaribili, seguiti dalle cure palliative, ha avuto bisogno di prestazioni mediche in orari festivi e notturni. «L’effetto della medicina moderna, con il miglioramento delle cure e l’umanizzazione dei trattamenti – conclude il direttore del "dipartimemto delle fragilità" di Merate – è quello di allungare la vita media dei malati. Per questo, occorre dare una qualità maggiore all’assistenza di chi soffre».
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