venerdì 26 ottobre 2012
Le motivazioni: frode al fisco in acquisizione di diritti tv, ma tre anni condonati per l'indulto. Assolto Confalonieri. Condanne per Agrama, Lorenzano e Galetto. Per i giudici fu «evasione notevolissima» con «modalità sofisticate». Disposta anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e 10 milioni di risarcimento. Il verdetto non è esecutivo e la difesa annuncia battaglia.
«Democrazia finita, così non si va avanti»
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«Una evasione fiscale scientifica, sistematica, di portata eccezionale». Silvio Berlusconi l’ha ideata e diretta, sin dai primordi del gruppo Mediaset. E nell’esecuzione ha dimostrato la sua «particolare capacità a delinquere». Di qui la condanna a 4 anni, persino 4 mesi in più di quelli chiesti dal pm Fabio De Pasquale.La frode è partita dal 1985 ma è punibile solo dal 2001 (quando il Cavaliere non ricopriva più cariche sociali) e fino al 2003, quando era di nuovo presidente del Consiglio. Il danno all’erario, calcolato per difetto, è di 7, 3 milioni di euro. Di qui l’aggiunta di una provvisionale di 10 milioni di euro anche per i danni alla parte civile.Conseguenza della condanna è l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, che impedirebbe a Berlusconi anche un seggio in Parlamento: sanzione lontana, visto che è necessaria la conferma sino alla Cassazione, ma non remota, se si va avanti coi ritmi imposti, dopo sei anni, dal presidente D’Avossa, e il precedente del processo Mills.Dopo essersi necessariamente persa tra numeri , regotorie e testimonianze, la sentenza ha descritto in maniera semplice, giornalistica, «l’architettura del complesso meccanismo: ramificato in infiniti paradisi fiscali, con miriadi di società satellite, conti correnti dai quali è conseguita per l’imputato una immensa disponibilità economica all’estero, in danno non solo dello Stato, ma anche per la concorrenza sleale delle altre società e della stessa Mediaset». Quanto dire che Berlusconi ha usato per se stesso e per il suo entourage quelle massa enorme di danaro. È che le tasse dei dividendi non possono certo compensare i milioni sottratti all’Agenzia delle entrate.Le motivazioni della condanna di Berlusconi spiegano anche l’assoluzione del suo più vecchio amico, Fedele Confalonieri. Anche lui era tenuto all’oscuro del meccanismo. Che doveva essere gestito solo da un un gruppetto di persone fidate e soprattutto esperte nel settore dei diritti per l’acquisto dei film. Confalonieri, formalmente presidente Mediaset, non ha mostrato secondo tutti o testimoni «un suo interessamento nel settore dei diritti» e nemmeno ha «sottoscritto le dichiarazioni dei redditi della società».Gli uomini sicuri erano, all’interno dell’azienda, Daniele Lorenzano, e all’esterno Franklin Agrama, mediatore con major del calibro di Fox e Paramaunt, che all’ordine «dacci dentro col prezzo», aumentava sino al 200 per cento il costo degli acquisti. Altri fondi neri si creavano con i passaggi, altrimenti inutili, a società off shore esistenti solo sulla carta come come quelle di Malta o quella di Montecarlo di Erminio Giraudi, noto commerciante all’ingrosso, ma di carni.Sul banco dei super difensori c’è solo l’avvocato Piero Longo, tornato in aula per stringere la mano all’avversario, come si fa per non perdere anche la buona educazione. Ma un giovane di studio, che non ha ancora imparato tutto, alza la voce per dire: «Attenzione, non è finita qui».La difesa ha due settimane per presentare, e appare scontato, ricorso in corte d’appello.
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