sabato 22 luglio 2023
«Il centrosinistra eviti un racconto idilliaco dell’immigrazione. Aiutare gli stranieri richiede risorse e lavoro, ma è necessario riconoscere il ruolo dell’immigrazione nel nostro Paese»
Andrea Furegato, sindaco di Lodi

Andrea Furegato, sindaco di Lodi - Imagoeconomica

COMMENTA E CONDIVIDI

Se si provasse a guardare il fenomeno dell’immigrazione con gli occhi dei minori stranieri che arrivano (a cifre sempre più importanti) nel nostro Paese e insieme con lo sguardo delle comunità che se ne devono fare carico, forse la prospettiva cambierebbe. «Occorre volontà di ascolto» ripete il sindaco di Lodi, Andrea Furegato. «Ascolto nostro nei confronti dei drammi di questi ragazzi e insieme ascolto dello Stato verso gli enti locali e le realtà che accolgono» spiega il primo cittadino del Pd.

È in atto un’offensiva contro il sistema d’accoglienza diffusa per i migranti?

Parto da una constatazione: questo modello funziona e andrebbe potenziato. Come città e come territorio abbiamo la fortuna di avere un centro Sai (Sistema di accoglienza integrata n.d.r.) per adulti che ha una storia ventennale, con percorsi di accompagnamento e integrazione. Peraltro, possiamo contare su un Terzo settore senza il quale noi sindaci saremmo in grado di fare ben poco. Per questo, penso che non abbia senso parlare di attacco a un modello. Perché non conviene a nessuno.

Tenere alta l’emergenza sul caso migranti può continuare a garantire voti facili…

Mettiamola così: se ognuno di noi fa la propria parte, l’accoglienza diventa sostenibile. Se qualcuno si tira indietro, il peso da sostenere è maggiore, a volte difficile da sopportare. Anche le prefetture oggi sono in difficoltà, non solo i Comuni, perchè i bandi per i Cas (Centri di accoglienza straordinari n.d.r.) vanno deserti e si fa fatica a trovare strutture. Poi c’è il caso dei minori stranieri non accompagnati.

Pochi ne parlano, ma è la vera emergenza.

I numeri sono impressionanti: nel 2019 Lodi si è fatta carico di 51 under 18 stranieri soli. Nel 2022 i minori sono diventati 103, oltre il doppio. Solo nel primo trimestre 2023, abbiamo già raggiunto quota 67. È vero che nel frattempo la quota di compartecipazione dello Stato su questo capitolo di spesa è aumentata a livelli significativi, passando da 30 a 60, fino a 100 euro per minore non accompagnato che viene ospitato. Ma nello stesso tempo sono salite anche le richieste da parte delle comunità, con esborsi che per noi diventano sempre più significativi. Per il Comune di Lodi, si tratta di un costo tra un milione e un milione e mezzo l’anno che viene tolto ad altri settori, dalla scuola ai servizi sociali. Poi c’è il tema della sistemazione: non sappiamo dove mandare questi ragazzi, le comunità per minori non hanno più posti. È questo che intendo quando dico che lo Stato non può scaricare il peso dell’ospitalità dei ragazzi stranieri sui sindaci: i minori stranieri non accompagnati sono un grande tema di interesse nazionale, lo dice la legge e il buon senso. Il governo deve prenderne atto al più presto, perché si tratta di un problema complicato e politicamente sensibile.

Che impatto sta avendo tutto questo sul territorio?

Lodi e tutto il Lodigiano hanno mantenuto in quest’ultimo anno un’alta propensione alla solidarietà e al volontariato. Per noi, tutto ciò rappresenta una grande ricchezza. Detto questo, come esponente del centrosinistra credo anche che dobbiamo evitare che ci sia un racconto idilliaco dell’immigrazione: aiutare e integrare gli stranieri che arrivano nel nostro Paese è faticoso, richiede risorse e impegno da parte di cooperative, educatori, famiglie e volontari, porta a percorsi spesso complessi non solo dal punto di vista burocratico. Le differenze storiche e culturali tra persone che arrivano da scenari di guerra e carestia e la popolazione autoctona esistono, non si possono annullare in un batter d’occhio. E poi bisogna dire, anche all’attuale esecutivo, che le grandi concentrazioni di migranti hanno un impatto forte sulle comunità e bisogna fare di tutto per impedire che nuovi insediamenti diventino questioni di sicurezza e decoro da agitare davanti a opinioni pubbliche impaurite.

Non sembra esserci spazio, in questa fase storica, per ripensamenti culturali sul tema dell’immigrazione.

Partiamo da un principio fondamentale: le vite in mare vanno salvate sempre. C’è un tema enorme legato al valore della solidarietà, che interpella ugualmente laici e cattolici. Il cardinale Zuppi, a Camaldoli, ha usato parole di alta civiltà richiamando anche la classe politica a essere responsabile. Noi come Paese abbiamo bisogno dei migranti, visti i nostri trend demografici, il preoccupante saldo tra natalità e mortalità, le richieste di manodopera straniera che arrivano dal mondo del lavoro. In questo senso, la vita umana va salvaguardata sempre e le politiche a favore delle nascite e del sostegno alla famiglia devono andare di pari passo con il riconoscimento del ruolo dell’immigrazione nel nostro Paese e con la valorizzazione delle politiche per l’accoglienza. Si tratta infatti di due facce della stessa medaglia.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: