sabato 2 dicembre 2023
Cinquantamila profughi ospitati nelle strutture ecclesiali italiane nei primi sei mesi del 2023, 80 milioni di euro dalla Cei ai Paesi in via di sviluppo, progetti di aiuto nelle nazioni di partenza
Migranti a una mensa Caritas

Migranti a una mensa Caritas - Fotogramma

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«Liberi di partire, liberi di restare». Nel titolo della campagna Cei sono racchiuse le due grandi direttrici che animano l’azione ampia e capillare della Chiesa italiana sul fronte dei migranti. Da una parte, la sfida dell’accoglienza per assicurare l’arrivo sicuro nel Paese e poi «una vita dignitosa» a chi bussa alle nostre porte; dall’altra, il sostegno ai Paesi in difficoltà per favorire lo sviluppo nel segno della cooperazione fra le Chiese e fra le nazioni. Con un’attenzione costante anche a tutte quelle situazioni che provocano sofferenze all’umanità come i disastri ambientali o le crisi per le guerre che insanguinano il mondo. È una visione che trova la sua radice nel Vangelo. D’altronde, senza carità non c’è Chiesa. Non si tratta, dunque, di privilegiare il migrante o l’italiano. Si tratta di rispondere ai bisogni della famiglia umana.

Come indicano due dati: uno sull’Italia, l’altro che riguarda l’intero pianeta. Secondo l’ultimo rapporto Caritas, gli italiani in povertà assoluta sono 5 milioni 674 mila, pari al 9,7% della popolazione. E un decimo di loro vengono raggiunti costantemente dagli interventi Caritas. Allargando lo sguardo, le statistiche mondiali dicono che il numero dei rifugiati nel mondo è raddoppiato negli ultimi dieci anni e oggi i migranti forzati sono 110 milioni, costretti a lasciare le proprie case per conflitti o gravi lesioni dei diritti umani. Una cifra da cui sono esclusi i migranti ambientali che non hanno ancora un riconoscimento giuridico. «Il Vangelo di Matteo ci ricorda al capitolo 25 che il Signore ha anche il volto dello straniero su cui siamo chiamati a chinarci». A guidare l’impegno della Chiesa italiana è lo sviluppo umano integrale, per «tutti gli uomini e tutto l’uomo». Con percorsi di accoglienza, tutela, promozione e integrazione verso quanti giungono in Italia; e al tempo stesso con iniziative concrete nei diversi continenti per garantire il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra ed essere testimonianza di libertà, solidarietà, giustizia, democrazia e pace insieme.

La vicinanza della Chiesa ai migranti è a vastissimo raggio in Italia. Secondo una recente indagine Caritas sull’accoglienza di migranti, rifugiati e richiedenti asilo che ha coinvolto 209 diocesi su 226, gli enti di accoglienza attivi nelle Chiese locali sono 591. Se la disponibilità complessiva è per 27mila persone, nel solo primo semestre del 2023 sono stati 50mila i migranti ospitati da strutture ecclesiali tenendo conto di periodi di permanenza variabili. «Un’accoglienza diffusa, non certo in grandi centri che rischiano di diventare ghetti, ma magari attraverso le famiglie che si mobilitano».

Per favorire la protezione del migrante e non essere sfruttato da trafficanti di esseri umani, la Cei ha attivato un canale d’ingresso senza pericoli e rischi: si tratta dei corridoi umanitari, «strumento efficace di animazione delle comunità e un modo intelligente di far collaborare entità diverse per ruolo e responsabilità». Dall’inizio del programma nel 2017 ad oggi, sono state accolte dalla Chiesa in Italia 1.146 persone (di cui 400 minori). Poi c’è la campagna «Liberi di partire, liberi di restare» che ha permesso la realizzazione di 130 progetti, per un totale di oltre 28,2 milioni di euro, in Italia, nei Paesi di transito (Turchia, Algeria, Tunisia, Marocco, Albania, Niger, Marocco), nei Paesi di partenza dei flussi migratori (Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea).

Ciò dice come l’impegno della Cei vada ben oltre i confini italiani. Ogni anno la Conferenza episcopale destina 80 milioni di euro agli interventi caritativi nel mondo che hanno lo scopo di promuovere lo sviluppo della persona e delle comunità nei Paesi poveri valorizzando le iniziative delle Chiese locali a favore delle proprie popolazioni. Nel 2022 sono stati approvati 356 progetti nei cinque continenti. Un’azione di cooperazione internazionale che guarda in particolare alla formazione (con progetti educativi, di costruzione delle scuole, di aggiornamento degli insegnanti), poi al comparto sanitario (sostenendo e realizzando ospedali, cliniche, dispensari), ma anche alle fragilità o alle zone rurali.

Agli 80 milioni si aggiungono in media altri 15 milioni di privati, raccolti in genere dalla Caritas Italiana: negli ultimi due anni serviti ad aiutare le popolazioni colpite dai terremoti in Marocco, Turchia e Siria e a supportare i profughi della guerra in Ucraina. E si torna allo sviluppo umano integrale al centro di ogni itinerario Cei: essere prossimi a tutti i popoli della terra, nessuno escluso. Con un approccio integrato che considera anche la povertà educativa o sanitaria. Coinvolgendo, secondo il principio di sussidiarietà, altri attori legati allo sviluppo, come enti pubblici, organismi internazionali... E soprattutto unendo corpo e anima, ossia l’intera persona.




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