martedì 5 aprile 2016
Il ministro degli Esteri in un'audizione al Senato sul caso Regeni: «Pretendiamo la verità». L'Egitto protesta. Il 7 e 8 aprile a Roma arriveranno gli inquirenti egiziani con un nuovo dossier di 2mila pagine sulle indagini.
Regeni, Gentiloni: il Cairo collabori o «misure»
COMMENTA E CONDIVIDI
Se l'Egitto non cambierà atteggiamento sul caso di Giulio Regeni, lo studente ucciso al Cairo, il governo italiano è pronto a misure «immediate e proporzionali», ha avvertito il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel corso dell'audizione al Senato. «Se questo cambio di marcia non ci sarà, il governo è pronto a reagire adottando misure immediate e proporzionali, e il Parlamento ne sarà tempestivamente informato», ha detto il titolare della Farnesina in un'informativa al Senato, precisando che in questo senso sarà fondamentale «l'incontro con gli inquirenti» egiziani (5 tra magistrati e investigatori) di giovedì a Roma. In sostanza per il governo italiano lamenta che la documentazione fornita dall'Egitto sulla vicenda Regeni è insufficiente. "La collaborazione tra il nostro team investigativo e le autorità egiziana si è rivelata generica e insufficiente", ha infatti sottolineato il ministro degli Esteri. "È per ragione di stato che pretendiamo la verità, è per ragione di stato che non accetteremo una verità fabbricate ad arte... è per ragione di stato che non consentiremo che venga calpestata la dignità del nostro Paese", ha aggiunto il titolare della Farnesina. L'incontro alla procura di Roma avrebbe dovuto avere luogo oggi ma è stato rinviato. Gentiloni ha spiegato che bisogna "ristabilire un canale di piena collaborazione", che vuol dire "innanzi tutto acquisire la documentazione mancante, non accreditare verità distorte e di comodo, accertare chi fossero i responsabili della probabile messa sotto osservazione di Regeni nel periodo precedente alla sua scomparsa, accettare l'idea di un ruolo più attivo degli investigatori italiani". "Sarà anzitutto la procura della Repubblica a valutare se questo cambio di marcia si delinea, lo capiremo e valuteremo insieme nei prossimi giorni". "Siamo alla vigilia di importanti incontri che potrebbero essere decisivi per lo sviluppo delle indagini", ha aggiunto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. "L'omicidio di Regeni ha scosso le nostre coscienze e il Paese intero perché è stata stroncata la vita di un italiano esemplare, per il modo in cui è stato atrocemente torturato e ucciso e per la lezioni di compostezza dei genitori".Giulio Regeni, 28 anni, è scomparso lo scorso 25 gennaio al Cairo, dove conduceva ricerche per la tesi di dottorato. Il suo corpo è stato poi rinvenuto con evidenti segni di tortura.
A Roma il 7 e l'8 aprile l'incontro Italia-Egitto È attesa il 7 e 8 aprile a Roma la delegazione degli inquirenti egiziani guidata da Hesham Samir, assistente del procuratore generale egiziano Nabil Sadiq, per incontrare i colleghi italiani sul caso di Giulio Regeni. A dirlo è stato il cancelliere Kamel Samir, direttore dell'Ufficio per la cooperazione internazionale presso la procura generale egiziana, in un'intervista ad "Agenzia Nova". Sarà assente dunque il procuratore generale egiziano, Nabil Sadiq, l'alto funzionario egiziano che assicurò ai magistrati italiani lo scorso mese di marzo che avrebbe personalmente seguito il caso. La precisazione di Samir giunge dopo una serie di voci diffuse dai media internazionali riguardo ad una cancellazione del viaggio in Italia della delegazione. Samir ha spiegato che la missione egiziana comprenderà, fra gli altri, diversi alti funzionari del ministero dell'Interno, senza tuttavia specificare nomi. Il funzionario ha dichiarato che farà parte della delegazione anche il responsabile della procura di Giza, Hossam Nassar, che finora ha seguito le indagini riguardanti il caso del giovane ricercatore italiano scomparso lo scorso 25 gennaio al Cairo e ritrovato morto il 3 febbraio. Il dossier di 2mila pagine Secondo quanto riferito in questi giorni dai media egiziani, sarebbe diviso in almeno tre parti il dossier di oltre 2mila pagine contenente gli interrogatori di circa 200 testimoni sul caso dell'omicidio di Giulio Regeni. Fonti della sicurezza egiziana hanno riferito al quotidiano "al Shouruk" che il dosseir è sfaccettato. "Prima di tutto i movimenti dei colleghi subito dopo l'annuncio dell'omicidio; in secondo luogo la vicenda della banda criminale e degli effetti personali di Regeni trovati nell'appartamento della sorella del capobanda nel distretto di Shobra al Khaima; infine le informazioni trovate dall'analisi del portatile", scrive il quotidiano egiziano. Nel dossier, stando alle indiscrezioni della stampa egiziana, vi sarebbero anche le dichiarazioni dettagliate degli amici, dei testimoni e dati sugli ultimi spostamenti di Regeni al Cairo, oltre alle dichiarazioni dei suoi vicini di casa. La documentazione conterrebbe anche dettagli sull'uccisione dei membri della banda che aveva con sè i documenti di Regeni. Il governo egiziano protesta: le dichiarazioni di Gentiloni complicano i rapporti tra Roma e il Cairo La parole espresse oggi al Senato dal capo della Farnesina, Paolo Gentiloni, sul caso Regeni complicano la "situazione" dei rapporti tra Roma e Il Cairo. Lo afferma una nota del ministero degli Esteri egiziano. "Visti i forti legami storici tra i popoli e i governi dei due paesi e che gli ultimi avvenimenti testimoniano il coordinamento nelle indagini sulla morte di Regeni, l'Egitto si astiene dal commentare il discorso del ministro Gentiloni", riferisce nel comunicato il portavoce del ministero egiziano, Ahmed Abu Zeid. "Il discorso e le osservazioni di Gentiloni - continua ancora il comunicato - complicano ulteriormente la situazione alla vigilia dell'arrivo della squadra di pubblici ministeri e di alti funzionari egiziani a Roma per condividere con gli inquirenti italiani gli ultimi sviluppi nelle indagini".
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: