venerdì 27 novembre 2009
Domani, in tutta Italia, i clienti dei supermercati invitati a donare parte degli acquisti nella spesa. Prende piede nel territorio anche il progetto Siticibo, che punta a raccogliere e ridistribuire agli indigenti le eccedenze della ristorazione.
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Fare la spesa non solo per sè e per la propria famiglia. Domani questo semplice gesto, che per molti è quotidiano, potrà assumere, per chi lo vorrà, anche un altro significato: venire incontro alle necessità dei tanti che, anche in Italia, non si possono permettere il “lusso” di varcare la soglia di un supermercato. Secondo una recente indagine della Fondazione per la Sussidiarietà, infatti, nel nostro Paese sono più di tre milioni le persone che faticano ad acquistare cibo a sufficienza. Anche e soprattutto a loro si rivolgerà, quindi, il lavoro dei più di 100mila volontari che, domani, animeranno la 13esima edizione della Colletta alimentare, iniziativa promossa dalla Fondazione Banco alimentare e dalla Compagnia delle Opere, in collaborazione con l’Associazione nazionale alpini e la Società San Vincenzo De Paoli.La Colletta di quest’anno si svolgerà in oltre 7.600 supermercati dove i volontari inviteranno i clienti ad acquistare e donare alimenti non deperibili (preferibilmente olio, omogeneizzati e alimenti per l’infanzia, tonno e carne in scatola, pelati e legumi in scatola), che saranno distribuiti a circa 1,3 milioni di indigenti attraverso gli 8mila enti convenzionati con la rete del Banco alimentare (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, centri d’accoglienza...).Alla Colletta dello scorso anno parteciparono più di 5 milioni di italiani, donando 8.970 tonnellate di cibo per un valore economico di oltre 27 milioni di euro. «L’obiettivo di questa edizione – spiegano i promotori – è quello di sensibilizzare ancora di più le persone a questo gesto di carità e alla condivisione dei bisogni di chi è in difficoltà». Alla Fondazione Banco alimentare fa riferimento anche un’altra realtà che, in appena cinque anni, è riuscita a radicarsi nel territorio, soprattutto al Nord, dove è nata. “Siticibo”, che ha visto la luce a Milano nel dicembre 2003 da un’idea di Cecilia Canepa, ha l’obiettivo di recuperare cibo invenduto da mense aziendali, ospedali, refettori scolastici, alberghi, ristoranti e dalle altre strutture della ristorazione organizzata (non da singoli privati, dunque), per donarlo a 88 enti caritativi che si occupano di fornire pasti ai poveri (mense, comunità residenziali di accoglienza, case famiglia, Caritas, Banchi di solidarietà...).«Siticibo – spiega la responsabile nazionale, Giuliana Malaguti – raccoglie cibo cucinato ma non servito, alimenti freschi come frutta e verdura, pane e dolci, che nel giro di poche ore vengono consegnati e consumati». La giornata tipo dei 119 volontari di Siticibo comincia alle 7,30 e termina alle 17 con la consegna degli ultimi prodotti per la cena. Tra gennaio 2004 e ottobre 2009, nelle cinque città finora coinvolte dall’iniziativa (Milano, Como, Roma, Firenze e Modena, ma è allo studio la fattibilità di allargare la rete anche a Busto Arsizio, Varese e Gallarate, nel nord milanese), sono state raccolte 350 tonnellate di pane (per un controvalore di 770mila euro), 330 tonnellate di frutta (valore 462mila euro) e 727mila porzioni di piatti pronti (primi piatti, pietanze e contorni), per un controvalore di quasi 1,5 milioni di euro.Al programma di raccolta partecipano, donando alimenti, 27 mense aziendali, 5 hotel, un ristorante e 118 scuole. Soprattutto con queste ultime, Siticibo ha avviato un vero e proprio percorso educativo.«Nelle scuole dove ritiriamo le porzioni non servite – aggiunge Giuliana Malaguti – abbiamo notato un grande cambiamento nei ragazzi per quello che riguarda l’approccio con il bene-cibo. Da quando sanno che ciò che loro non comsumano è prezioso per tante persone povere, hanno un maggior rispetto di quello che trovano in tavola e stanno imparando che non è scontato trovarlo tutti i giorni. Il cibo, insomma, per questi studenti è tornato ad essere davvero un dono. Un atteggiamento senz’altro controcorrente per il mondo di oggi ma che, magari, può contribuire a crearne uno migliore domani. Naturalmente, ci sono ancora tanti comportamenti sbagliati da correggere ma il terreno è molto fertile».
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