mercoledì 6 ottobre 2021
Lo storico Franco Cardini propone una perlustrazione sul santo e sulle fonti che ne narrano la vita e la storia alla ricerca di tracce di cultura cortese e cavalleresca
Un fotogramma della miniserie tv "Francesco" (2002)

Un fotogramma della miniserie tv "Francesco" (2002) - Photomovie/courtesy Mediaset

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Franco Cardini ha abituato da tempo i suoi lettori ad accostamenti arditi, a volte provocatori, che mirano a smantellare stereotipi e concezioni preconcette o ormai consacrate. Uno dei casi che, a tale proposito, ben si prestano alla stratificazione all’interno dell’immaginario collettivo è quello di san Francesco. Tanto più dopo l’ascesa al soglio pontificio di papa Bergoglio, il poverello di Dio è tornato di attualità, sia per la sua eroica rinuncia alle ricchezze sia per il pacificante rapporto di amicizia con il creato. Pauperista ed ecologista – come spesso viene declinato e proposto – Francesco è un santo amato anche da registi, artisti e scrittori che ne hanno tratteggiato la fisionomia. Tutto parrebbe potersi dire del santo di Assisi, tranne che fosse un cavaliere e, nella sua spiritualità, rivivesse e rielaborasse gli ideali di un mondo al quale sognò di appartenere e contribuire È su questo sentiero, poco consueto, che ci porta il nuovo libro di Franco Cardini, nel cui titolo si ritrovano molti degli ingredienti fin qui evocati: L’avventura di un povero cavaliere del Cristo. Frate Francesco, Dante, madonna Povertà( Laterza, pagine 424, euro 24,00). L’ispirazione del volume – spiega il noto medievista – affonda le sue radici nell’intuizione dello studioso Pio Rajna che, a suo tempo, aveva parlato degli “spiriti cavallereschi” di Francesco. Inseguendo questa intuizione, l’autore propone una sorta di autopsia del santo e delle fonti che ne narrano la vita e la storia alla ricerca di tracce di cultura cortese e cavalleresca. Come in una perlustrazione, Cardini propone il profilo di un cavaliere sui generis. Il modello francescano è trae inizio dalla penitenza, così come capitava ai crociati e ai pellegrini, talora folgorati dalla conversione. Quello di Francesco non è semplicemente il distacco dal piacere terreno verso la mortificazione e l’essenzialità; piuttosto è la rinuncia ai sogni di gloria e la vittoria del timore riguardante lo sguardo attonito dei concittadini. Come Lancillotto e altri cavalieri, Francesco deve sfidare la derisione degli altri e dimostrarsi capace di mendicare, incurante dello scherno popolare. Francesco, il folle. Francesco che supera il “tirocinio cavalleresco” della chiesetta di San Damiano e ne esce vincitore con una vestizione rituale e iniziatica, come i cavalieri appunto. Il vescovo di Assisi riveste con un semplice camicione il santo, nudo e umiliato dalla spoliazione. Come gli eroi delle chansons, Francesco erra per il mondo e si proclama “araldo del gran Re”, salvo uscirne percosso e moribondo, seppure coronato da perfetta letizia. È Francesco, dunque, che vive il modello cavalleresco, lo interiorizza e, per così dire, lo trasforma e trasfigura. Superate le prove che marcano l’avvio, il poverello può poi radunare la sua compagnia, i seguaci che lo accompagnano nell’avventura incontro a Cristo. L’analisi di Cardini si spinge fino a studiare le esitazioni di Francesco, le screpolature delle fonti, da cui si intravede l’anima dell’Assisiate: da un lato, Francesco invita i suoi frati a non essere troppo duri con chi ama le belle vesti; dall’altro cede al fascino di un corno da caccia in avorio (il mito dell’olifante) mentre visita il Gran Sultano. Francesco è cavaliere – di Cristo, anzitutto e in modo totalizzante – e con i cavalieri ha spesso a che fare: quando, frequentando il cavaliere Giovanni Velita, concepisce il presepe a Greccio; o ancora nel Montefeltro, dove accetta di predicare per la festa di un nuovo cavaliere, e fino al suo ultimo rientro ad Assisi scortato da uomini in armi. Francesco, allora, fu davvero un cavaliere? Sì e no, come spiega Cardini nel suo dotto e documentato volume. Quello che la lettura promette – senza voler qui svelare il finale – è un quadro in cui accanto al santo trovano posto i suoi biografi e le fonti che cercarono di plasmarne e rielaborarne la storia. Il cavaliere di Cristo, impegnato contro la società del denaro e dei commerci dell’Italia tardomedievale, viene consegnato al lettore sotto una luce nuova. E questi, al termine dell’“autopsia”, avrà scoperto un panorama composito, dove san Paolo e Artù sembrano convivere l’uno accanto all’altro.

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