martedì 26 marzo 2024
Il primo trapianto di rene da maiale geneticamente modificato pone domande sull'eticità della tecnica, l'uso degli animali, l'impatto psicologico sul paziente, il profilo antropologico. I punti chiave
L'operazione di trapianto del rene a Boston

L'operazione di trapianto del rene a Boston - Ansa

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Il primo trapianto di rene da un maiale geneticamente modificato a un essere umano, Richard Slayman di 62 anni, affetto da malattia renale terminale, ha segnato un importante passo avanti nella ricerca medica e nella pratica dei trapianti. Realizzato negli Stati Uniti, questo intervento ha generato ottimismo per il suo esito positivo preliminare, con il rene che ha iniziato a funzionare quasi immediatamente dopo l'operazione, segnando un miglioramento continuo nelle condizioni di salute di Slayman. Il risultato non solo rappresenta una potenziale svolta per lui, ma anche una speranza vitale per migliaia di pazienti in attesa di un trapianto, evidenziando la crescente necessità di superare la carenza di organi disponibili.

Questo tipo di intervento, denominato “xenotrapianto”, consiste nel trapianto in un paziente umano di uno o più organi provenienti da altre specie animali. Trattandosi, però, di interventi ancora sperimentali, i problemi da superare restano molti. Sul piano tecnico, il rischio maggiore di uno xenotrapianto è costituito anzitutto dalla reazione di rigetto iperacuto dell’organo animale impiantato da parte dell’organismo umano che lo riceve. Per tentare di superare questo problema, gli scienziati utilizzano animali (in questo caso, un maiale) geneticamente “modificati” (in cui è stato rimosso il gene responsabile dell’alfa-galattosio, causa del rigetto iperacuto).
Un secondo importante rischio è quello della trasmissione, mediante l’organo trapiantato, di agenti patogeni dall’animale all’organismo umano, con conseguenti forme di infezione (“zoonosi”). Perciò sono previste procedure specifiche per ottenere animali donatori “controllati” e “certificati”, da cui è possibile prelevare organi sicuri; rimane, tuttavia, il rischio rispetto alla presenza di eventuali virus sconosciuti, innocui nell’animale e patogeni nell’uomo.

Oltre alle problematiche tecnico-operative, il progresso scientifico sugli xenotrapianti mette in gioco anche importanti considerazioni bioetiche e antropologiche, che qui ci limitiamo solo a richiamare, rimandandone l’approfondimento ad altre occasioni.

Un primo requisito di eticità, comune a tutti i trapianti, risiede nella valutazione medica del rischio per la vita del “ricevente” nel sottoporsi ad un determinato trapianto, in rapporto alla gravità della sua patologia e alle ragionevoli probabilità di successo dell’intervento.

Va poi valutato il tipo di impatto che il trapianto può avere sull’identità del ricevente. Nel caso dello xenotrapianto, dal punto di vista oggettivo, l’integrazione nell’organismo umano di “materiale biologico” (organo) proveniente da altre specie viventi, non ne può di certo mutare la natura originaria; al contrario, sarà l’organo animale trapiantato a subire una sorta di “umanizzazione”, nel momento in cui diventa parte integrante dell’organismo umano che lo riceve. Nessuna diminuzione, dunque, della qualità umana del paziente, né commistione alcuna di nature diverse.

Sul piano soggettivo, però, rimane da valutare l’eventuale impatto psicologico del trapianto sull’identità personale del ricevente, che avrà bisogno di compiere un percorso di “integrazione esistenziale” dell’organo estraneo (ancor più se di origine animale) nella percezione nel proprio vissuto.

Di fronte a tali questioni etiche, quindi, anche in questa fattispecie di intervento medico, è necessario il consenso libero e informato del paziente prima di procedere.

Rimangono infine da valutare problematiche di rilievo bioetico quali gli eventuali rischi sanitari per la collettività connessi allo xenotrapianto; l’eticità dell’utilizzo degli animali come fonte di organi; la liceità delle modificazioni genetiche sull’animale; gli interessi finanziari sottesi e la brevettabilità del materiale biologico “modificato”.

Bioeticista, portavoce Associazione Scienza & Vita

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