La legge sull'"aiuto a morire" e i vescovi francesi: non si cura la vita dando la morte
di Daniele Zappalà, Parigi
La Conferenza episcopale francese interviene con una argomentata nota sul fine vita mentre il Senato discute la legge sull’«aiuto a morire» già approvata dall’Assemblea nazionale

I vescovi francesi intervengono di nuovo con fermezza con una nota nel dibattito sul fine vita, sullo sfondo del rilancio al Senato dell’iter legislativo che potrebbe sfociare, entro la fine dell’anno, nell’approvazione di un controverso e contestatissimo «aiuto a morire», espressione che potrebbe di fatto dissimulare una porta aperta all’eutanasia, o al suicidio assistito, o a entrambi.
«Legalizzare l’eutanasia o il suicidio assistito cambierebbe profondamente la natura del nostro patto sociale», avvertono i vescovi, in un testo anticipato dal quotidiano cattolico La Croix e disponibile integralmente sul sito della Conferenza episcopale francese, firmato da tutti i membri del Consiglio permanente.
Estremamente chiaro il monito sull’importanza di restare ancorati alle basi della solidarietà umana e civile: «Crediamo che una società cresca non quando propone la morte come soluzione, ma proprio quando si mobilita per accompagnare la fragilità e proteggere la vita, fino alla fine».
Il dibattito parlamentare, con l’uso spesso di formulazioni astratte o fuorvianti, rischia di voltare le spalle alla sofferenza umana e ai bisogni fondamentali dei più deboli: «Dietro parole che si presentano come rassicuranti, si nasconde una realtà che il linguaggio tende a dissimulare». Ovvero: «Presentare l’eutanasia e il suicidio assistito come atti di cura confonde gravemente i riferimenti etici. Si stornano le parole dal loro vero senso per anestetizzare meglio le coscienze: quest’offuscamento non è mai neutro. Non si cura la vita dando la morte».
Ricordando l’esperienza della Chiesa nell’accompagnamento dei più fragili, i vescovi sottolineano con forza che le situazioni di fine vita devono essere comprese innanzitutto come dei messaggi da ricevere con umanità, dato che esprimono «l’angoscia di quanti temono il dolore, la solitudine o la perdita dell’autocontrollo».
I vescovi insistono sull’equilibrio legislativo «prezioso» fin qui trovato in Francia, al contempo opposto all’accanimento terapeutico e all’eutanasia. Dunque, il «lasciar morire» al posto del «far morire», «affermando sia il diritto di non soffrire che il dovere di accompagnare la vita fino alla fine».
In quest’ottica, le cure palliative sono «l’unica buona risposta alle situazioni dolorose del fine vita». Le stesse cure che restano, in ampie aree del territorio francese, non sufficientemente diffuse e accessibili. Insistere su quest’ultimo versante significa dunque promuovere davvero la dignità umana, la libertà e la fratellanza, concetti spesso strumentalizzati nel dibattito mediatico. Anche per questo, per ogni deputato e senatore, l’iter legislativo aperto, così il tema centrale in discussione, «non riguarda solo una scelta individuale, ma una scelta di società».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






