Cure palliative: la Francia approva la legge (ma non il “diritto”)
In parallelo all’esame del provvedimento sul suicidio assitito, l’Assemblea nazionale ha varato la norma che dovrebbe spingere la diffusione della medicina palliativa, considerata anche oltralpe la cenerentola della sanità. Ma c’è una significativa omissione

In Francia, dopo anni di pesanti ritardi in materia d’accesso alle cure palliative, la speranza di un rilancio si aggrappa ora a una nuova bozza di legge specifica. Un testo appena votato all’unanimità dai deputati all’Assemblea Nazionale, in parallelo rispetto al dibattito sull’altra bozza, estremamente controversa, che potrebbe introdurre l’«aiuto a morire».
Il testo sulle cure palliative prevede in particolare la creazione di «case di accompagnamento» specifiche per i pazienti: strutture a metà strada fra le cure a domicilio e quelle in ospedale. Ma con gran delusione di tanti, non è stato invece approvato il principio di un «diritto» di ogni cittadino alle cure palliative, da impugnare giuridicamente contro lo Stato in caso di strutture medico-ospedaliere inadempienti o recalcitranti. Così che i deputati che avevano varato la misura in prima lettura hanno finito per ritirarla. Eppure, secondo molti esperti, l’approccio scartato avrebbe conferito maggiore credibilità all’obiettivo, proclamato fin dal titolo della bozza, di un «equo accesso di tutti» alle palliative.
Per Stéphanie Rist, ministra della Sanità, l’introduzione del “diritto” avrebbe prodotto un numero di contenziosi probabilmente più alto degli stessi protocolli di cura offerti. Da parte del governo, implicitamente, quasi un’ammissione preventiva sui limiti attuali dell’accesso alle cure palliative.
Quest’atteggiamento da parte dell’esecutivo ha destato una doppia polemica: da una parte, c’è chi paventa apertamente il varo di un testo simile a quelli che in passato, troppe volte, erano rimasti nei fatti lettera molta; dall’altra, c’è chi addita il forte rischio di un fatale “travaso” invisibile di pazienti senza risposta verso la richiesta di un “aiuto a morire”, se questo finirà per essere approvato.
In proposito, secondo diversi esperti, è fuorviante separare due sfere – accesso alle cure palliative e tentazione dell’eutanasia o del suicidio assistito – che in realtà sono fra loro interconnesse. Così anche fra non poche associazioni d’ispirazione cristiana a sostegno dei più fragili non mancano voci critiche circa la presunta tattica di separazione scelta dal governo: un modo, si sostiene, per far digerire al Paese – a cominciare dal mondo medico – la pillola amara dell’inedita introduzione in vista del “far morire” (tramite il controverso disegno di legge).
Riguardo alle future «case di accompagnamento», i deputati hanno vietato una possibile gestione da parte di privati a scopo di lucro. Ha prevalso dunque il partito della gratuità, anche se, di fatto, il nodo finanziario ha fin qui rappresentato uno dei principali freni alla piena diffusione delle cure palliative in Francia. Inoltre, in teoria, grazie alla legge si potrà beneficiare delle cure palliative pure in carcere. La bozza prevede pure di rafforzare la formazione degli studenti di Medicina e del personale medico sulle cure palliative, a lungo rimaste la cenerentola della sanità.
Il Governo promette di aumentare i fondi per le cure palliative del 66% lungo il decennio 2024-2034, ma si tratta di un esecutivo che potrebbe presto lasciare la scena. I dati degli ultimi anni sono eloquenti circa la diffusione ancora insufficiente. Nel 2024 erano 190mila i pazienti che beneficiavano di queste cure, ma secondo un rapporto consegnato all’Eliseo nel 2023 la richiesta reale è in forte crescita e dovrebbe raggiungere i 440mila malati all’anno nel 2034. In termini di fondi, nell’ultimo biennio, si è viaggiato al ritmo di 175 milioni di euro spesi all’anno.
Nel 2025, a livello geografico, 25 dipartimenti francesi, per lo più rurali, restavano del tutto sprovvisti di strutture specializzate. Oggi ne esistono 188 in tutta la Francia contro i 166 nel 2022. L’obiettivo di coprire tutti i dipartimenti dovrebbe essere raggiunto non prima del 2032. In generale, poi, le disuguaglianze territoriali restano forti, a scapito delle periferie e delle aree rurali. Un fossato che le “unità mobili” non sono in grado di colmare.
Il settore delle cure palliative pare già oggi vittima dell’altra bozza di legge sull’«aiuto a morire». Sul campo, infatti, crescono i casi di personale sanitario che decide di cambiare ramo, o di andare prematuramente in pensione, per non doversi trovare a gestire eventualmente le storture etiche legate alla svolta in vista, denunciata con forza anche dalla Conferenza episcopale francese.
L’apertura delle prime 11 «case di accompagnamento» in altrettante regioni è prevista entro la fine dell’anno. Ma ancora una volta, come già spesso in passato, le informazioni che giungono dai futuri siti prescelti sembrano già prefigurare, nel migliore dei casi, sensibili ritardi rispetto al calendario annunciato dal Ministero.
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