Cure palliative? Non sono l’«estrema unzione» della medicina
Il “Libro Bianco” promosso da Pontificia Accademia per la Vita e diocesi lombarde rilancia in Parlamento la presenza decisiva di un “metodo” per farsi carico del malato senza abbandonarlo nella resa all’impossibilità di guarire

Le cure palliative «non sono l’estrema unzione della medicina» (monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita) ma un canale qualificato, competente, che «prende in carico il malato fin dall’inizio» (Augusto Caraceni, Università di Milano e Istituto nazionale dei Tumori). Non solo per patologie oncologiche ma anche neurodegenerative o croniche, e offrono una risposta per tutti i malati. Sono un diritto, sancito dalla legge, che non può subire o soffrire le disparità esistenti nella sanità a livello regionale (Tania Piccione, presidente Federazione cure palliative Ficp; Giampaolo Fortini, presidente Società italiana Sicp; Anna Mancuso presidente di Salute Donna).
Sono alcuni degli spunti offerti dalla presentazione alla Camera dei Deputati del “Libro Bianco per la promozione delle Cure palliative in Italia”, preparato da un gruppo di esperti, e pubblicato dalla Pontificia Accademia per la Vita e dalla Conferenza Episcopale Lombarda ed edito dalla Libreria editrice vaticana.
I politici presenti all’incontro – il deputato Vanessa Cattoi e i senatori Massimo Garavaglia e Guido Quintino Liris –, seguendo l’intervento del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, hanno concordemente ribadito l’impegno dei legislatori per accorciare le differenze che rendono problematica l’attuazione della legge 38/2010 – che fa entrare le cure palliative nel Servizio sanitario nazionale – ma anche per affrontare temi ancora carenti: assistenza domiciliare, ruolo e tutele per i caregiver (ben 7,2 milioni, soprattutto donne). Come cittadini è stata chiesta l’attuazione della legge (Francesca Floriani, presidente dell’omonima Fondazione). Di «riallineare la speranza» per i malati, ha parlato monsignor Giuseppe Scotti, segretario della Conferenza episcopale lombarda, promotrice del Libro Bianco insieme alla Pontificia Accademia. E a una visione “olistica” del malato, capace di restituire senso e dignità alla medicina che si prende cura «quando non si può più guarire», si è riferito monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, seguito da Nicla La Verde (Associazione italiana di oncologia medica) e da Paolo Tralongo, presidente dei Primari oncologici medici ospedalieri (Cipomo).
Il Libro Bianco è pubblicato dalla Libreria editrice vaticana (pagine 175, euro 17). Nel 2019, dopo due anni di lavori di un gruppo di 14 specialisti a livello internazionale, la Pav aveva pubblicato un «Libro Bianco per la promozione e la diffusione delle Cure palliative nel mondo», in edizione inglese, poi con traduzione in italiano, tedesco, spagnolo, francese e portoghese. Per l’Italia si è fatta strada l’esigenza di applicare al nostro contesto le 13 «raccomandazioni» che gli esperti suggerivano per altrettanti “stakeholders”: i politici, i media, i medici, le università, il volontariato, le famiglie, i farmacisti e altri. Ne è nata la costituzione di altrettanti gruppi di lavoro, i cui risultati sono adesso pubblicati a cura dei tre curatori (don Tullio Proserpio, cappellano all’Istituto dei Tumori di Milano, con Augusto Caraceni, che è anche direttore della Scuola di specializzazione in Cure palliative dell’Università di Milano, la prima in Italia; e chi scrive, giornalista).
Come sottolinea l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini nell’introduzione, è una «sintesi sistematica di proposte» perché le cure palliative «concentrano l’attenzione non sulla malattia ma sul malato e sul suo soffrire». Paglia nota che il criterio-guida di questa opera è che «solo nella relazione e nella prossimità la cura trova la sua verità». Giampaolo Fortini, presidente della Società italiana di Cure palliative, rileva che le cure palliative sono «espressione di una medicina che riconosce la pluralità dei vissuti, delle culture e delle convinzioni spirituali o religiose». Tania Piccione parla delle cure palliative nei termini di «un’assistenza globale integrata» per «perseguire sempre il miglior controllo del dolore» in «contesti di cura integrati secondo modelli organizzativi, capaci di garantire l’accesso equo e tempestivo alle cure palliative».
Le raccomandazioni sono divise per temi. Alle 13 originarie del «Libro bianco» 2019 in questa edizione per l’Italia se ne sono aggiunte alcune specifiche per la terza età – tema esploso in anni recenti soprattutto dopo il Covid – e le cure palliative pediatriche. È quest’ultimo un aspetto delicato dal punto di vista medico e psicologico e di grande impatto, come dimostra il recente caso del piccolo Domenico a Napoli. Nella conclusione Pegoraro ribadisce che «anche nella malattia e nel morire si può custodire il senso della vita e nel tempo del limite, l’umanità non si spegne ma si rivela nella sua verità più profonda».
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