Cosa succede in Ungheria dopo Orbàn? Il nuovo leader Magyar ha in mente «un'alleanza asburgica»

Il premier in pectore è partito dal rilancio dei rapporti di buon vicinato con Vienna e Varsavia: alla base ci sono ragioni storiche ed economiche. L'ostacolo più grosso a questa strategia resta il nodo ucraino, che ha già diviso l'asse di Visegràd
April 29, 2026
Cosa succede in Ungheria dopo Orbàn? Il nuovo leader Magyar ha in mente «un'alleanza asburgica»
Il premier in pectore ungherese Peter Magyar / Reuters
Un’alleanza «asburgica» per far pesare di più nell’Ue i Paesi eredi dell’impero di Francesco Giuseppe. Mentre si prepara ad assumere le redini del governo a Budapest, il premier in pectore Péter Magyar (che dovrebbe insediarsi il 9 maggio) sta lavorando sulla sua politica estera nel vicinato, con l’occhio alle relazioni storiche. Non a caso, già il 13 aprile, alla prima conferenza stampa dopo il suo trionfo su Viktor Orbán, Magyar ha annunciato che le prime due visite saranno a Varsavia, con cui l’Ungheria ha rapporti millenari, e a Vienna. «Abbiamo condiviso per secoli lo stesso Paese», ha dichiarato, chiara allusione all’Austria-Ungheria tramontata nel 1918. «Magyar vuole rimettere sulla carta l’impero austro-ungarico» titola il sito Politico.eu.
Dal 1991 esiste il vecchio gruppo di Visegrád, cui hanno aderito Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia e poi, dopo la separazione del 1992, Repubblica Ceca e Slovacchia. Un gruppo che ha unito i quattro Paesi nel percorso di adesione a Ue e Nato. Già all’inizio degli anni Duemila l’Austria aveva proposto un’alleanza con i Visegrád, ma allora prevalse la diffidenza verso Vienna, sospettata di voler in qualche modo «recuperare» la supremazia dell’era asburgica. Un quarto di secolo dopo, e 22 anni dall’adesione del 2004, le cose sono ovviamente molto diverse, l’Ungheria come gli altri tre Paesi hanno fatto grandi progressi sul fronte dello sviluppo economico e sociale e hanno meno «complessi» verso l’antica capitale dell’impero.
L’idea del leader ungherese è la fusione di Visegrád con il meno noto «formato Slavkov», una cooperazione tra Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia. «Siamo tutti Paesi grosso modo delle stesse dimensioni (tranne la ben più grande Polonia ndr) – dichiara un diplomatico austriaco a Politico.eu – e insieme saremmo più rilevanti in termini di capacità di voto» nell’Ue. L’occhio di Magyar verso Vienna ovviamente non è dettato solo da ragioni storiche, ma anche economiche: la ricca Austria è il secondo partner economico dell’Ungheria dopo la Germania, con investimenti per 11,7 miliardi di euro mentre 134.000 ungheresi lavorano nel vicino occidentale. L’Austria più in generale è vista dagli ungheresi come un punto di riferimento in termini di sviluppo e prosperità. Il governo austriaco guarda con grande interesse al futuro esecutivo di Budapest, il cancelliere Christian Stocker ha già incontrato Magyar a febbraio a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Conta, certo, anche la vicinanza politica, entrambi i leader sono membri del Ppe.
In realtà non è un’impresa semplice. Già il gruppo Visegrád negli ultimi anni è apparso sempre più diviso, soprattutto sul fronte dell’Ucraina e dei rapporti con la Russia. Uscito di scena il filo-Putin Viktor Orbán, le cose sono migliorate, anche se Magyar resta tiepido nei confronti di Kiev, mentre filorusso rimane il premier slovacco Robert Fico. Praga è stata a lungo forte sostenitrice di Kiev, fino all’arrivo al governo, a dicembre scorso, di Andrej Babiš, piuttosto freddo con il vicino in guerra. Decisamente filo-ucraina e antirussa è la Polonia, che è anche un Paese molto più grande e influente. E fortemente a sostegno di Kiev è pure l’Austria. Nel caso di Vienna, del resto, pesa soprattutto il fattore economico: il Paese è molto più ricco (il pil pro-capite è il doppio dell’Ungheria) e più sviluppato ed è un pagatore netto nelle casse dell’Ue mentre i Paesi Visegrád sono tutti ricettori netti. Dunque, ad esempio, difficilmente saranno sulle stesse posizioni nei negoziati in corso sul prossimo bilancio pluriennale Ue. Altra differenza che pesa è il fatto che Austria e Slovacchia sono nell’Eurozona, mentre gli altri tre non ne fanno parte. Sul piano di Magyar, sentenzia il giornale finanziario online ungherese Portfolio, «non scommetteremmo». Una sfida per Magyar.

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