Cosa succede in Ungheria dopo Orbàn? Il nuovo leader Magyar ha in mente «un'alleanza asburgica»
di Giovanni Maria Del Re, Vienna
Il premier in pectore è partito dal rilancio dei rapporti di buon vicinato con Vienna e Varsavia: alla base ci sono ragioni storiche ed economiche. L'ostacolo più grosso a questa strategia resta il nodo ucraino, che ha già diviso l'asse di Visegràd

Un’alleanza «asburgica» per far pesare di più nell’Ue i Paesi eredi dell’impero di Francesco Giuseppe. Mentre si prepara ad assumere le redini del governo a Budapest, il premier in pectore Péter Magyar (che dovrebbe insediarsi il 9 maggio) sta lavorando sulla sua politica estera nel vicinato, con l’occhio alle relazioni storiche. Non a caso, già il 13 aprile, alla prima conferenza stampa dopo il suo trionfo su Viktor Orbán, Magyar ha annunciato che le prime due visite saranno a Varsavia, con cui l’Ungheria ha rapporti millenari, e a Vienna. «Abbiamo condiviso per secoli lo stesso Paese», ha dichiarato, chiara allusione all’Austria-Ungheria tramontata nel 1918. «Magyar vuole rimettere sulla carta l’impero austro-ungarico» titola il sito Politico.eu.
Dal 1991 esiste il vecchio gruppo di Visegrád, cui hanno aderito Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia e poi, dopo la separazione del 1992, Repubblica Ceca e Slovacchia. Un gruppo che ha unito i quattro Paesi nel percorso di adesione a Ue e Nato. Già all’inizio degli anni Duemila l’Austria aveva proposto un’alleanza con i Visegrád, ma allora prevalse la diffidenza verso Vienna, sospettata di voler in qualche modo «recuperare» la supremazia dell’era asburgica. Un quarto di secolo dopo, e 22 anni dall’adesione del 2004, le cose sono ovviamente molto diverse, l’Ungheria come gli altri tre Paesi hanno fatto grandi progressi sul fronte dello sviluppo economico e sociale e hanno meno «complessi» verso l’antica capitale dell’impero.
L’idea del leader ungherese è la fusione di Visegrád con il meno noto «formato Slavkov», una cooperazione tra Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia. «Siamo tutti Paesi grosso modo delle stesse dimensioni (tranne la ben più grande Polonia ndr) – dichiara un diplomatico austriaco a Politico.eu – e insieme saremmo più rilevanti in termini di capacità di voto» nell’Ue. L’occhio di Magyar verso Vienna ovviamente non è dettato solo da ragioni storiche, ma anche economiche: la ricca Austria è il secondo partner economico dell’Ungheria dopo la Germania, con investimenti per 11,7 miliardi di euro mentre 134.000 ungheresi lavorano nel vicino occidentale. L’Austria più in generale è vista dagli ungheresi come un punto di riferimento in termini di sviluppo e prosperità. Il governo austriaco guarda con grande interesse al futuro esecutivo di Budapest, il cancelliere Christian Stocker ha già incontrato Magyar a febbraio a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Conta, certo, anche la vicinanza politica, entrambi i leader sono membri del Ppe.
In realtà non è un’impresa semplice. Già il gruppo Visegrád negli ultimi anni è apparso sempre più diviso, soprattutto sul fronte dell’Ucraina e dei rapporti con la Russia. Uscito di scena il filo-Putin Viktor Orbán, le cose sono migliorate, anche se Magyar resta tiepido nei confronti di Kiev, mentre filorusso rimane il premier slovacco Robert Fico. Praga è stata a lungo forte sostenitrice di Kiev, fino all’arrivo al governo, a dicembre scorso, di Andrej Babiš, piuttosto freddo con il vicino in guerra. Decisamente filo-ucraina e antirussa è la Polonia, che è anche un Paese molto più grande e influente. E fortemente a sostegno di Kiev è pure l’Austria. Nel caso di Vienna, del resto, pesa soprattutto il fattore economico: il Paese è molto più ricco (il pil pro-capite è il doppio dell’Ungheria) e più sviluppato ed è un pagatore netto nelle casse dell’Ue mentre i Paesi Visegrád sono tutti ricettori netti. Dunque, ad esempio, difficilmente saranno sulle stesse posizioni nei negoziati in corso sul prossimo bilancio pluriennale Ue. Altra differenza che pesa è il fatto che Austria e Slovacchia sono nell’Eurozona, mentre gli altri tre non ne fanno parte. Sul piano di Magyar, sentenzia il giornale finanziario online ungherese Portfolio, «non scommetteremmo». Una sfida per Magyar.
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