Tra farsa, croce e malizia, il nostro calcio ha i piedi di Argilli

Vent'anni fa dalle colonne di Avvenire il 'j accuse dell'ex capitano del Siena fu la "prova madre" dello scandalo di Calciopoli, al quale tra esposti, sussurri e grida sugli arbitri potrebbe avere un sequel
April 29, 2026
Tra farsa, croce e malizia, il nostro calcio ha i piedi di Argilli
Il designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, qui nella sala Var di Lissone, finito nella bufera per le "relazioni pericolose" con 29 club di Serie A e B (foto Ansa)
«Non è vero, ma ci credo», diceva Benedetto Croce parlando della superstizione dei napoletani. Quindi, che esattamente vent’anni dopo, si torni a parlare di “Arbitropoli” come anticipazione di una ipotetica “Calciopoli bis” potrei dire «forse è vero, ma non so se crederci». Nel Paese dalla memoria di cuoio ma anche di quella cortissima, giova ricordare che la prima Calciopoli ebbe inizio dalle colonne di Avvenire. Domenica 30 aprile 2006, il sottoscritto alla vigilia di Siena-Juventus pubblicò un’intervista definita, da molti, la “prova madre” in cui l’ex capitano dei toscani, Stefano Argilli, nel frattempo passato al Modena confessava: «La decisione di lasciare il Siena non è dipesa dal mister De Canio, né dal ds Perinetti, quanto invece dalla Gea. E precisamente dal signor Luciano Moggi». La Gea, società di procura, faceva capo al figlio di “Big Luciano”, Alessandro Moggi, e alla domanda: ma cosa c'entra Moggi con il mercato del Siena? Argilli rispose secco: «Moggi fa il mercato del Siena e non solo. Lo sanno tutti che la sua Gea ha le mani in pasta un po’ ovunque. Chi ne è fuori deve arrangiarsi e cercare di disputare grandi campionati per emergere». Argilli poi fece capire che, all’indomani, molti dei calciatori del Siena appartenenti alla “scuderia Gea” non avrebbero opposto grande resistenza a quella Juventus allenata da Fabio Capello che era ad un passo dal 29° scudetto: «Proveranno a giocarsela, ma non credo che basti...». Un ‘j accuse quello di Argilli che alle 15.08 di quella domenica bestiale trovò conferma: dopo 8 minuti la Juventus aveva archiviato la pratica Siena con un secco 0-3 (gol di Vieira, Trezeguet e Mutu). Per giorni Argilli fu al centro del feroce dibattito mediatico e involontariamente divenne il primo vero accusatore dell’imminente scandalo di Calciopoli. La Juventus pagò con la storica retrocessione in B e la revoca dello scudetto 2004-2005 e la non assegnazione di quello del 2005-2006 che andò all’Inter. Corsi e ricorsi storici, ora un Croce, l’avvocato Michele, con il suo esposto per Inter-Verona 2-1 della stagione 2023-2024, ha denunciato «l’inaccettabile ingiustizia» di quella vittoria dei nerazzurri con il gol decisivo realizzato da Frattesi, mentre il veronese Duda era a terra per una gomitata rifilatagli dall’ormai “recidivo” Bastoni. Questo episodio viene inserito all’interno del corposo faldone di “Arbitropoli 2” in cui tutti gli occhi sono puntati sul designatore dell’Aia Gianluca Rocchi, il quale, avrebbe avuto una «fittissima» relazione con 29 club di A e B. Mentre l’Inter si avvia a vincere il suo 21° scudetto, fa impressione vedere Luciano Moggi che difende gli storici “nemici” nerazzurri: «Vogliono fare le scarpe a Marotta, perché è il più bravo, come allora fecero con me». Karl Marx, che non ha fatto in tempo a vedere il calcio moderno, disse che «la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa». Ci sbaglieremo, ma questa presunta seconda Calciopoli al momento ha già tutti i crismi della farsa.

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