L'Europa e i deboli che non riesce a difendere

Tra Gaza e doppi standard, Bruxelles moltiplica dichiarazioni ma evita scelte concrete: così perde credibilità, forza diplomatica e senso dei diritti universali
April 29, 2026
L'Europa e i deboli che non riesce a difendere
Un bambino in un centro per rifugiati palestinesi nella Striscia di Gaza/ Ansa
Si fa un gran parlare, in questi mesi, della necessità di una politica estera comune e di difesa europea. E quasi sempre si finisce per accreditare l’idea che l’unica difesa possibile sia quella che avviene attraverso la deterrenza, il riarmo, le capacità militari. Tuttavia, l’Europa della difesa non coincide, oggi, con l’idea di un’Europa che difende davvero le cause giuste, e non con gli armamenti. Forse le celebrazioni del prossimo 2 giugno, da noi, dovrebbero partire proprio da qui, non dalle superflue sfilate dei carri.
Difendere con strumenti legittimi e costituzionali gli europei è sicuramente un obiettivo politico necessario, ma quegli stessi europei non vengono difesi politicamente da decisori politici che non decidono, che non si schierano quando è necessario, che non prendono le difese ‒ appunto ‒ dei deboli e degli oppressi, quando essi sono vittime di nuove forme di neoimperialismo e di neocolonialismo, se non di veri e propri crimini di guerra. In questi anni, roboanti dichiarazioni di condanna per la condotta israeliana a Gaza, in Cisgiordania, in Libano sono venute dalle istituzioni europee e dai leader dei suoi principali Paesi membri, senza che ciò abbia minimamente turbato la leadership israeliana, che ogni volta, dinanzi a un’ennesima, innocua dichiarazione dell’Alta rappresentante per la politica estera di sicurezza, del Consiglio europeo, della presidente della Commissione Ue, del Consiglio dei ministri degli esteri, ha giustamente alzato le spalle e tirato dritto, consapevole della vacuità di tali esercizi verbali. In questi casi, la veemenza della sintassi è inversamente proporzionale alla sua efficacia. In politica estera, tali esercizi di stile non sono solo controproducenti, sono anche pericolosi per la stessa credibilità dell’Unione Europea nei termini di una sua reale capacità e volontà politica di influenzare e condizionare in modo apprezzabile e serio (senza ricorrere allo strumento militare) macroscopiche violazioni dell’ordine internazionale, per non parlare degli agghiaccianti aspetti umanitari, quando essi riguardano eccidi e veri e propri genocidi. In almeno tre occasioni (a causa dell’opposizione, in particolare, di Italia e Germania), l’Unione Europea non è stata in grado di adottare misure politiche, economiche e diplomatiche nei confronti di Israele, condannandosi all’irrilevanza, talvolta compiacente.
Il colmo è stato giustificare l’opposizione a decisioni nei riguardi del governo di Tel Aviv, come la sospensione dell’accordo di associazione Israele-Ue, con la preoccupazione di non colpire l’intera popolazione israeliana. Ma le sanzioni in atto contro la Russia e contro l’Iran non hanno forse effetti sulle rispettive società? Si può pensare ciò che si vuole sulla pertinenza e sull’efficacia delle sanzioni, ma non si possono adottare pesature politiche diverse per casi simili o assimilabili. E che dire delle “sanzioni” mortali inferte da Israele a 75.000 civili inermi ed innocenti? Non conta, in tal caso, la popolazione di Gaza, per non parlare della Cisgiordania?
Se l’Europa non è in grado o non ha l’intenzione di esigere comportamenti conformi al diritto ed all’etica da parte di amici e alleati, di difendere popolazioni aggredite usando il suo apparato normativo e la sua reputazione di patria dei diritti “universali” (è ancora così?), sarà davvero capace di difendere sé stessa e i suoi cittadini dalla disgregazione dell’ordine mondiale? Un vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, è venuto a impartirci lezioni di democrazia e di tolleranza, essendo parte di un’Amministrazione che ha ferocemente antagonizzato oppositori, opinionisti, intellettuali e immigrati e persino cantanti, dicendoci che le vere minacce dell’Europa provengono dal suo interno. A suo modo, Vance ha ragione, ma ha sbagliato materia. La vera minaccia dell’Europa viene sicuramente dal suo interno, ma per motivi diametralmente opposti a quelli accampati da Vance. L’Europa tradisce sé stessa quando viene a patti sui diritti dei popoli oppressi, dei senza-potere, fuori e dentro di essa. Difendere davvero, e non con frasi di circostanza, il popolo di Gaza, ad esempio, avrebbe dovuto implicare, per l’Italia, l’annullamento immediato di ogni accordo nel settore della “difesa” con Israele. Politicamente, i doppi standard rappresentano un “fuoco amico”. Un’Europa che non difende chi non ha difese diventa essa stessa indifendibile e anche incapace di difendere il suo stesso popolo (che pure ha gridato “non nel mio nome”), secondo una logica democratica e non militarista, dal discredito politico mondiale. Ecco perché la Palestina, anche al di là del colpevole ostruzionismo italo-tedesco, è una questione politica e di democrazia europea di prima grandezza, un appuntamento (mancato) con la sua stessa storia.

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