Padre Scattolin,
una vita spesa
a costruire ponti

Il missionario comboniano, morto il 27 aprile, è stato tra i maggiori studiosi italiani del mondo arabo: la sua vita una testimonianza concreta di come fede e intelligenza possano diventare strumenti di pace
April 28, 2026
Padre Scattolin,
una vita spesa
a costruire ponti
Padre Giuseppe Scattolin
Si è spento il 27 aprile scorso a Rebbio, in provincia di Como, padre Giuseppe Scattolin, missionario comboniano del Cuore di Gesù e tra i maggiori studiosi italiani del mondo arabo-islamico. I funerali si celebreranno oggi, 29 aprile, alle ore 10, nella chiesa parrocchiale di Rebbio. Nato a Pinzolo (Trento) nel 1942 e ordinato sacerdote nel 1968, padre Scattolin ha vissuto la sua vocazione come un cammino di fede segnato da un profondo amore per il Vangelo e da una passione intellettuale e umana per l’incontro con l’Islam. La sua missione lo portò in Libano, in Sudan e soprattutto in Egitto, dove visse stabilmente dal 1980, immergendosi nella lingua, nella cultura e nella vita quotidiana di un mondo che non ha mai guardato da lontano. La sua preparazione accademica fu ampia e rigorosa. Laureato in Teologia, approfondì lo studio dell’arabo e della cultura islamica conseguendo la licenza in Lingua e Letterature arabe all’Università del Cairo. Ottenne poi il dottorato in Mistica islamica al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (Pisai) di Roma, proseguendo con due anni di ricerca dottorale alla Yale University negli Stati Uniti. Nel 2000 conseguì anche il Master of Arts in spiritualità cristiana presso l’Heythrop College di Londra, completando un profilo raro, capace di coniugare competenza scientifica e profondità spirituale.
Docente di mistica islamica al Pisai e all’Università Gregoriana di Roma, insegnò anche al Dar Comboni del Cairo. Collaborò inoltre come ricercatore con prestigiosi centri di studio, tra cui l’Ideo (Institut Dominicain d’Études Orientales) e l’Ifao (Institut Français d’Archéologie Orientale). Ma il tratto che più colpiva chi lo ascoltava era la sua capacità di rendere accessibile la ricchezza della tradizione sufi senza banalizzarla, restituendole dignità e profondità. Animato da un autentico spirito di dialogo, padre Scattolin non si limitò a parlare dell’Islam nei contesti occidentali: tenne lezioni e corsi di mistica islamica direttamente in lingua araba nelle università arabe, entrando così in dialogo con studenti e studiosi musulmani sul loro stesso terreno linguistico e culturale. Era convinto che il dialogo non fosse un esercizio diplomatico, ma una disciplina interiore, fondata sul rispetto, sull’ascolto e sul desiderio sincero di conoscere l’altro. In un tempo segnato da sospetti e contrapposizioni, la sua vita è stata una testimonianza concreta di come fede e intelligenza possano diventare strumenti di pace. Il mondo accademico arabo riconobbe il valore del suo contributo a tal punto che divenne membro dell’Accademia della Lingua Araba in Egitto, secondo italiano ad entrarvi dopo Carlo Alfonso Nallino, il grande orientalista scomparso nel 1938.
Straordinario poliglotta (parlava ben 12 lingue), la sua produzione scientifica è stata vastissima: decine e decine di libri e articoli, tra cui Esperienze mistiche nell’Islam (2000), L’Islam nella globalizzazione (2004), Dio e Uomo nell’Islam (2004), Islam e dialogo (2004), Spiritualità nell’Islam (2004), e l’edizione critica del Diwan di Ibn al-Farid (2004). Opere che rimangono come un lascito prezioso per chiunque voglia comprendere la spiritualità islamica e il valore di un dialogo autentico. Per chi scrive, padre Scattolin è stato anche un autentico maestro di vita: non solo per ciò che ha insegnato, ma per come lo ha incarnato, con sobrietà, mitezza e libertà interiore. Con lui scompare una voce autorevole e discreta, capace di unire studio, fede e umanità. Resta però la traccia di una vita spesa per costruire ponti: una lezione quanto mai necessaria anche oggi.

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