Il passaggio generazionale mette in crisi le aziende, funziona meglio "in famiglia"
di Cinzia Arena
Solo il 30% delle imprese taglia il traguardo della seconda generazione. Appello della Cna: a rischio un milione di piccole realtà

Un’emergenza silenziosa ma non per questo meno pericolosa. Il passaggio generazionale per le imprese italiane è un guado difficile da affrontare. Lo dicono le cifre che testimoniano una selezione drastica, e lo confermano i ripetuti appelli delle associazioni di imprenditori, dalla grande industria alle micro-realtà.
Si tratta di un nodo strategico per l’economia. Va letto all'interno di una doppia transizione: demografica, segnata dall'invecchiamento della popolazione e dal calo della natalità, e tecnologica, che sta ridefinendo i modelli produttivi. Tra dieci anni il sistema Paese, come ha sottolineato più volte l’istat, dovrà fare i conti con una contrazione dei lavoratori stimata in circa 4 milioni di persone. Per tutelare la sopravvivenza del tessuto imprenditoriale va pensato e realizzato con modalità efficaci.
A livello generale soltanto il 30% delle imprese riesce a superare il salto dalla prima alla seconda generazione e appena il 13% riesce ad arrivare alla terza (in base ad uno studio di UniCredit private banking). In Italia le pmi sono oltre il 90% delle imprese e circa il 75% sono imprese familiari. Il know-how strategico resta in sei casi su dieci nelle mani del fondatore e nel 60% dei casi si tratta di imprenditori over 60 (dati rilevati dall’Osservatorio del Premio “Di padre in figlio”).
Alla vigilia della festa dei lavoratori a lanciare l’allarme è la Cna la confederazione degli artigiani e della piccola impresa, con un’indagine che ha coinvolto oltre 2mila imprenditori su tutto il territorio nazionale. Oltre l'80% degli imprenditori over40 - sottolinea l'indagine - ha già affrontato il tema della trasmissione della propria attività. Ma tra il dire e il fare rimane una distanza significativa: più della metà non ha ancora avviato azioni concrete per pianificare il passaggio di testimone.
La trasmissione si conferma più efficace in ambito familiare, dove il passaggio generazionale va a buon fine nel 63,7% dei casi. Al contrario, emergono forti criticità nelle cessioni a dipendenti o a terzi: mancano acquirenti, risorse finanziarie e spesso anche condizioni di accordo soddisfacenti. Un dato su tutti: tra chi prova a vendere sul mercato, quasi nessuno riesce a concludere l'operazione. A pesare sul processo intervengono anche fattori esterni: burocrazia eccessiva, pressione fiscale elevata, costo del lavoro e carenza di personale qualificato rappresentano barriere che rallentano non solo la nascita di nuove imprese, ma anche la continuità di quelle esistenti.
Il quadro si aggrava alla luce delle trasformazioni demografiche. I giovani imprenditori under40 rappresentano appena l'11,3% del campione, mentre cresce il peso delle classi più anziane.
"Il passaggio generazionale non è solo una questione privata delle imprese - sottolinea il presidente Cna, Dario Costantini - ma una sfida strategica per l'intero Paese. I dati della nostra indagine confermano che la consapevolezza c'è, ma manca ancora una pianificazione concreta e, soprattutto, un contesto favorevole che accompagni questo processo. Servono meno burocrazia, più accesso al credito e strumenti mirati per sostenere chi vuole rilevare un'impresa. Solo così possiamo garantire continuità al nostro sistema produttivo e valorizzare quel patrimonio di competenze che rende unico il Made in Italy."
© RIPRODUZIONE RISERVATA






