Non lasciamo solo il Sudan

Nel Paese africano la carestia avanza, servono aiuti e un sostegno urgente alla prossima semina per evitare che anche il nuovo anno agricolo diventi un anno perduto
April 29, 2026
Non lasciamo solo il Sudan
/ Ansa
Sono passati tre anni dall’inizio della drammatica guerra civile in Sudan. Era il 15 aprile 2023. Da quel giorno, si sta consumando una delle peggiori catastrofi umanitarie della storia recente. Il Paese è ancora diviso in due e i tentativi diplomatici per porre fine ai massacri sembrano essersi indeboliti, anziché rafforzarsi. Anche il conflitto in Medioriente ha oggettivamente indebolito l’attenzione e gli sforzi per la pace in questo Paese cruciale del contesto africano. Oltre mille giorni di conflitto interno stanno provocando morte e distruzione, troppo spesso nella disattenzione generale. Ben trentatré milioni di persone hanno bisogno di assistenza e quasi la metà di loro soffre di insicurezza alimentare acuta. In diverse aree del Paese la carestia è ormai realtà, con il rischio concreto che si estenda ulteriormente, giorno dopo giorno.
La fame non è un effetto collaterale della guerra, ma una delle sue espressioni più crudeli. Il conflitto ha distrutto l’agricoltura, da cui dipendono due sudanesi su tre, cancellando mezzi di sussistenza, mercati, stagioni produttive. Se la prossima finestra di semina – decisiva per il 2026 – non verrà sostenuta in tempo, il Sudan perderà un altro anno agricolo, con conseguenze che si riverseranno su milioni di famiglie già allo stremo. Oltre quattro milioni di persone sono colpite da malnutrizione acuta, centinaia di migliaia in forma grave. Dietro questi numeri ci sono volti, famiglie, comunità spezzate. Soprattutto in un Paese in cui la terra, il lavoro contadino e il bestiame, non sono solo risorse economiche, ma parte integrante della vita e della dignità delle persone. Eppure, mentre il bisogno cresce, l’attenzione del mondo sembra allontanarsi.
C’è voluta la recente visita di papa Leone XIV in Africa per tenere accesi i riflettori sulla tragedia che si sta consumando a quelle latitudini. Alcuni sforzi per aiutare ci sono e vanno nella direzione giusta. Va dato atto, ad esempio, all’Italia di aver lavorato a interventi di supporto umanitario importanti, che consentiranno la distribuzione di oltre cento tonnellate di aiuti per oltre quattromila famiglie. E proprio grazie all’iniziativa “Italy for Sudan” promossa dal ministro Tajani, anche la Fao può sviluppare il suo supporto e la sua assistenza di emergenza in particolare mediante la distribuzione di sementi, attrezzi e fertilizzanti per oltre quarantamila famiglie. Tutto questo mentre complessivamente i finanziamenti umanitari calano e le risposte si fanno frammentarie.  Il rischio concreto è che il Sudan venga lentamente normalizzato come “crisi cronica”, accettata come inevitabile, relegata ai margini dell’agenda internazionale. Sostenere l’agricoltura d’emergenza, oggi, non significa solo distribuire aiuti: significa permettere alle persone di restare nelle proprie comunità, di nutrire i propri figli, di non essere costrette a fuggire. È uno degli strumenti più efficaci per spezzare la spirale di fame, sfollamento e dipendenza dagli aiuti. Ma senza risorse adeguate e senza un impegno coerente, anche questi argini rischiano di cedere. Per questo la crisi sudanese non può essere affrontata solo con appelli umanitari. Serve un cessate il fuoco credibile, un accesso al territorio senza ostacoli, la riapertura delle rotte commerciali, sostegni coerenti con il calendario agricolo. Per la prima volta il “Global Report on Food Crises” presentato proprio pochi giorni fa a Londra segnala due carestie nello stesso anno: nella striscia di Gaza e in Sudan. In totale, 266 milioni di persone in 47 Paesi soffrono di insicurezza alimentare acuta, numeri triplicati nell’ultimo decennio. Non dimenticare queste emergenze e non fermarsi alle analisi dei report ma agire per porvi fine al più presto è un imperativo che non possiamo derubricare.
Maurizio Martina è Direttore generale aggiunto della Fao

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Temi