Proibite i "Promessi sposi", sono pericolosi: insegnano a pensare

Una provocazione a margine del dibattito sulle nuove indicazioni ministeriali: l'ideale è assaporarli a puntate, come sono nati. O stimolare la curiosità rendendoli un segreto da scoprire
April 29, 2026
Proibite i "Promessi sposi", sono pericolosi: insegnano a pensare
Xilografia di Francesco Gonin per la seconda edizione dei “Promessi sposi”
Si torna a discutere dei Promessi sposi a scuola e il copione è grosso modo quello che già conosciamo: leggerli, non leggerli, leggerli più tardi, leggere qualcos’altro. E se invece, per una volta, ci immaginassimo un’alternativa coerente con la tradizione del romanzo ottocentesco? Oliver Twist, Il conte di Montecristo e L’idiota – per limitarci a pochi casi esemplari – sono accomunati dal fatto di essere apparsi inizialmente non in volume, ma a puntate, secondo una logica oggi ripresa dalla serialità televisiva. Anche I promessi sposi così come li leggiamo oggi escono a dispense nell’arco di due anni, tra il 1840 e il 1842 (da qui la definizione di “Quarantana”), e sono strutturati in unità narrative che possono essere assimilate alle “stagioni” di una serie tv. Ora, la modesta proposta che qui si prova ad avanzare è la seguente: leggere I promessi sposi sì, ma non tutti d’un fiato. Assecondare il ritmo interno di quella che è anzitutto una “cantafavola” e non un monumento al quale si è obbligati a rendere omaggio. Suddividere il romanzo in modo che non debba essere somministrato in un’unica soluzione, ma possa accompagnare i ragazzi e le ragazze nella scoperta del mondo degli adulti.
In concreto, si potrebbe iniziare in seconda superiore, che è poi l’anno in cui al momento la pratica dei Promessi sposi pretende di essere sbrigata nella sua interezza. Anziché precipitarsi verso il finale, ci si concentra sui primi otto capitoli, nei quali viene messa in moto l’azione drammatica e fino a culminare in una pagina (il celebre “addio ai monti”) che è di per sé un perfetto finale di stagione. La vicenda di Gertrude  occupa i capitoli IX e X, che si prestano invece al ruolo di lettura estiva. In terza superiore ci si sofferma su una sezione più ampia, che va dal capitolo XI al XXIV, vale a dire dal primo ingresso di Renzo a Milano nel tumultuoso giorno di San Martino alla conversione dell’Innominato con conseguente liberazione di Lucia. Di nuovo qualche capitolo da leggere in vacanza, nella fattispecie la sezione storica dal XXV al XXX, e ci si ritrova in quarta con la descrizione della peste, il ritorno di Renzo a Milano, il Lazzaretto, il sugo della storia. Con questa scansione, resta spazio perfino per l’altrimenti negletta Storia della Colonna Infame, unanimemente riconosciuta a come parte integrante del romanzo. Anzi, come il suo vero finale, niente affatto consolatorio e straordinariamente, modernamente problematico.
Come ogni ipotesi, anche questa ha le sue controindicazioni. E se poi cambiano gli insegnanti, e se poi ci si dimentica quello che si è letto due anni prima. Obiezioni legittime, ma si tratta di decidere se vogliamo difendere in astratto la qualità di un capolavoro che, in quanto tale, si difende benissimo da sé, o se invece vogliamo comprendere e valorizzare quella fisiologia della lettura alla quale si dedicano simposi e convegni, ma che troppo spesso rimane disattesa in sede didattica.
In effetti, a pensarci bene, ci sarebbe un’altra possibilità, ancora più radicale e forse più efficace: proibire I promessi sposi, come se fossero un’opera sconveniente. Dire ai nostri adolescenti che quel libro non fa per loro, non sono in grado di capirlo e quindi è meglio che ne stiano alla larga. Non ci troverebbero nulla di interessante e, al contrario, potrebbero mettersi in testa idee sbagliate. Che una ragazza ha il diritto di rifiutarsi all’uomo che la vorrebbe prendere con la forza, per esempio. O che un ragazzo deve essere lasciato libero di ribellarsi all’ingiustizia. Che per le proprie convinzioni bisogna essere disposti a pagare, e pagare di persona, e che l’autorità è una parola vuota se non è sostenuta dall’autorevolezza della testimonianza. Lasciate perdere, si potrebbe raccomandare dalla cattedra. Non siete all’altezza, davvero. Presto o tardi, quel libro comincerebbe a circolare di nascosto, come un segreto che aiuta a diventare grandi e che i grandi, chissà perché, sembrano aver dimenticato.

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