Trimestrali record per le Big Tech: il motore è l'Ia
I ricavi e gli utili di Meta, Alphabet, Amazon e Microsoft hanno superato le attese. Anche Samsung Electronics è da record, ma la domanda di chip supera già la capacità produttiva

L’ascesa delle Big Tech sembra inarrestabile, anche se guardando ai mercati qualche segnale di debolezza inizia a farsi vedere. I risultati trimestrali di Meta, Alphabet, Amazon e Microsoft hanno superato ogni attesa, registrando crescite su ricavi e utili a doppia cifra: risultati dovuti principalmente all’espansione dell’intelligenza artificiale e del cloud. La reazione dei mercati, tuttavia, non è stata positiva allo stesso modo. Le azioni di Meta e Microsoft hanno registrato un calo rispettivamente del 7% e del 8,5%. Solo Alphabet si è distinta con un rialzo di oltre il 5%. Insomma, l’aumento vertiginoso degli investimenti potrebbe star iniziando a pesare sulle valutazioni di mercato, che non mette più in discussione la crescita, ma il costo necessario per sostenerla.
Andando nel dettaglio, Alphabet ha registrato il trimestre migliore di sempre: ricavi per circa 109,9 miliardi di dollari (+22%) e un utile netto di 62,6 miliardi (+81%), con un utile per azione di 5,11 dollari. Il vero motore è stato Google Cloud, salito del 63% a 20 miliardi. Microsoft ha riportato ricavi per 82,9 miliardi di dollari (+18% su base annua) e un utile per azione di 4,27 dollari. Anche qui la crescita è stata supportata prevalentemente dal cloud: Microsoft Cloud ha generato 54,5 miliardi di dollari (+29%), mentre Azure è cresciuta tra il 39% e il 40%. Per Amazon, i ricavi hanno toccato 181,5 miliardi (+17%), con un utile netto di 30,3 miliardi (+77%) e un utile per azione di 2,78 dollari. E come per le altre due aziende, Aws, ovvero la piattaforma cloud di Amazon, ha generato oltre la metà dei profitti complessivi del gruppo.
Anche i numeri di Meta sono molto solidi: i ricavi sono saliti del 33% rispetto ai 42,3 miliardi di dollari dell'anno precedente, segnando il trimestre con la crescita più rapida dal 2021. Ciò è dovuto all’attenzione di Mark Zuckerberg, ad di Meta, sugli investimenti nell’intelligenza artificiale che anche se non hanno ancora prodotto nuovi flussi di ricavi, hanno rafforzato il core business pubblicitario.
Tutte le big tech stanno aumentando in modo significativo la spesa in conto capitale per finanziare data center, infrastrutture e chip. Meta prevede di spendere fino a 145 miliardi di dollari, Amazon punta a 200 miliardi, e anche Microsoft continua a investire a ritmi record. Questa corsa agli investimenti, però, solleva interrogativi sulla sostenibilità dei margini nel breve periodo.
E in questo contesto, Meta sembra essere particolarmente esposta: a differenza di altre big tech più focalizzate su infrastrutture cloud, Meta punta soprattutto sul proprio ecosistema pubblicitario. Infatti, l’IA rende gli annunci più efficaci e aumenta i ricavi nel breve periodo, ma è ancora incerto quale sia il potenziale di monetizzazione futura dell’IA per Meta, e dunque come questo si tradurrà in termini di profitti futuri.
Il tema degli investimenti si intreccia inoltre con un rischio più ampio: quello energetico. Una parte significativa dei miliardi di dollari delle spese annunciate dalle Big Tech è infatti destinata proprio a garantire capacità energetica e potenza computazionale.
Questa pressione si riflette lungo tutta la filiera. Samsung Electronics, il principale produttore di chip di memoria in termine di vendite, sta beneficiando in modo diretto del boom: nel primo trimestre 2026 ha registrato un utile operativo di 57,2 trilioni di won (circa 38,6 miliardi di dollari), di questo circa il 94% deriva dalla divisione semiconduttori, con 53,7 trilioni di won generati dai chip.
Ma proprio qui emerge il nodo critico: nonostante risultati eccezionali, Samsung segnala che la domanda di chip supera già la capacità produttiva. “La nostra offerta è ben al di sotto della domanda dei clienti”, ha dichiarato Kim Jaejune, dirigente della divisione chip di memoria di Samsung, agli analisti durante la conference call post-bilancio. “Basandoci esclusivamente sulla domanda attualmente ricevuta per il 2027, il divario tra domanda e offerta per il 2027 è destinato ad ampliarsi ancora di più rispetto al 2026”. Per quanto riguarda il futuro delle Big Tech, l’incertezza resta dunque elevata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






