I Comuni col salario minimo fanno rete: «No al lavoro povero con i soldi pubblici»

Firenze ha fatto da apripista nel marzo 2024. A Genova misure per la parità di genere e il reinserimento dei fragili. Napoli estende la norma a chi occupa il suolo pubblico
May 1, 2026
I Comuni col salario minimo fanno rete: «No al lavoro povero con i soldi pubblici»
Un salario minimo per contrastare lo sfruttamento negli appalti pubblici, in particolare nei settori dei servizi e dell’edilizia. Sono una trentina i Comuni che hanno deciso di introdurre una soglia di ingresso alle retribuzioni orarie: quei famosi 9 euro che costituivano la linea Maginot individuata dai promotori dell’introduzione a livello nazionale, bocciata dal governo Meloni due anni fa. In Italia i salari si sono paurosamente “ristretti” negli ultimi anni (la perdita del valore reale rispetto a cinque anni fa è dell’8,8%), colpisce come l’aumento del tasso di occupazione (al record del 62,7%), non abbia prodotto miglioramenti delle tutele e dei redditi. Il lavoro non manca, ma è sempre più “povero”. Perché è poco dal punto di vista quantitativo, vale a dire con molti part-time involontari, impieghi stagionali o precari, ma soprattutto di scarsa qualità perché legato ad ambiti che poco remunerativi. A far emergere condizioni di sfruttamento diffuse anche diverse inchieste della magistratura, in particolare quella milanese, che hanno mostrato l’espansione del caporalato da settori tradizionali come l’agricoltura, a nuovi campi come logistica, moda, grande distribuzione e food delivery.
La strada verso una misura nazionale resta sbarrata: di fatto non è necessaria in base alle direttive Ue sul tema visto che il 95% dei lavoratori è coperto da contratti collettivi. Contratti presi come riferimento unico dal decreto 1° maggio dell’esecutivo che ha introdotto il concetto di “salario giusto”. A muoversi in questi anni in cui gli stipendi sono stati flagellati dall’inflazione sono state invece le amministrazioni locali. Tra le Regioni Toscana, Lazio, Puglia, Campania e da ultima la Sardegna che ha introdotto il salario minimo lo lo scorso 8 aprile. Diversi interventi delle Regioni sono stati impugnati dal governo, con esiti non scontati. La norma della Puglia, per esempio, era stata considerata legittima dalla Corte Costituzionale lo scorso dicembre. Ieri invece la Corte ha definito illegittima la legge della Toscana: questo perchè prevede un “premio” negli appalti per le aziende che hanno paghe sopra il minimo e così facendo “incide sulla concorrenzialità del mercato”, hanno stabilito i giudici costituzionali, ricordando che l’equilibrio tra retribuzioni sia ben definito nel codice dei contratti pubblici.
I redditi minimi a livello comunale, al momento, reggono. Tra le grandi città a fare da apripista è stata Firenze, seguita da Napoli e Genova. Diversi i Comuni che si sono attivati tra piccoli centri e capoluoghi di provincia come Livorno, Ravenna, Modena, Foggia e Aosta. Il salario minimo riguarda non tanto i dipendenti comunali (che hanno retribuzioni sopra la soglia) quanto “l’indotto” legato alle amministrazioni, cioè società partecipate, ditte appaltatrici e cooperative che erogano servizi dalla sorveglianza alle pulizie al fattorinaggio. In fase di assegnazione dell’appalto viene verificata la retribuzione minima così come l’applicazione dei contratti collettivi più favorevoli. Firenze è stata la prima a mobilitarsi con una delibera del marzo del 2024, come rivendica con orgoglio la sindaca Sara Funaro, allora assessore di Dario Nardella. «Tra le nostre priorità c’è quella di dare dignità e valore al lavoro, nessun lavoratore in tutti gli appalti del Comune, dal sociale alla scuola, dal verde ai musei civici sino alle manutenzioni e alle pulizie può guadagnare meno di 9 euro» sottolinea. Il capoluogo toscano ha attivato anche un protocollo per impedire i subappalti a cascata che è stato adottato ad esempio per i lavori di riqualificazione dello stadio Franchi e per l’ampliamento della tramvia.
Genova e Napoli hanno introdotto il salario minimo comunale nel luglio del 2025. Per Silvia Salis è stata una delle prime decisioni prese dopo il voto. «È una promessa che avevamo fatto in campagna elettorale, per fermare il lavoro povero pagato con i soldi pubblici, e la stiamo mantenendo» ha sottolineato presentando il provvedimento alla città. «Ad oggi è stato applicato in 17 gare per un importo complessivo di 23 milioni di euro» spiega l’assessore al Lavoro Emilio Robotti aggiungendo che l’adozione del salario minimo sta producendo un effetto “emulativo” su tutto il territorio nazionale. «Puntiamo ad inserire altri criteri premianti negli appalti pubblici legati alla sicurezza, al welfare aziendale, al reinserimento lavorativo e alla parità di genere» aggiunge Robotti, per tutelare i diritti dei soggetti più fragili. A Napoli la giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi ha approvato due delibere, una contro i contratti “pirata” che favoriscono il lavoro grigio, e una specifica sui salari. «In realtà a Napoli sono previste due livelli per l’applicazione del salario minimo. La prima, già in vigore, riguarda tutte le partecipate e gli appalti, ad esempio in alcuni call center siamo intervenuti per modificare un sistema retributivo legato alle chiamate effettuate – commenta l’assessore al Lavoro Chiara Marciani –. In almeno tre casi abbiamo imposto l’adozione dei 9 euro. In un secondo momento estenderemo l’obbligo a tutti i concessionari di suolo pubblico, vale a dire ristoranti, bar ed esercizi commerciali». In qualità di commissario straordinario di governo per l’area di Bagnoli il sindaco ha inoltre applicato queste tutele a tutti i cantieri legati all’America’s cup che si terrà la prossima estate.
Grande assente Milano, città più cara d’Italia, dove l’amministrazione di Giuseppe Sala discute della questione dal 2023 senza però tradurre le parole in fatti. Allo studio una soluzione simile al britannico London weighting, un incentivo in busta paga ai dipendenti pubblici (insegnanti, impiegati e forze di polizia) e convincerli a non trasferirsi altrove. Un sistema che ha generato un circolo virtuoso perché è stato adottato dalle imprese in cerca di personale.
Il riferimento giuridico del salario minimo è l’articolo 36 della Costituzione che stabilisce il diritto ad «una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Due sentenze della Cassazione del 2023 hanno stabilito che l’applicazione del contratto collettivo non è garanzia sufficiente a garantire un salario dignitoso ma vadano inseriti altri parametri. Il risultato, citato in molte inchieste sullo sfruttamento, ad esempio nel caso dei rider milanesi, è una retribuzione di 1250 euro per tredici mensilità. I 9 euro lordi l’ora si traducono in uno stipendio netto di 1200 euro mensili. In Italia in base agli ultimi dati disponibili ci sono due milioni di persone con retribuzioni inferiori a questa soglia: braccianti agricoli, colf e badanti, ma anche addetti alla sicurezza, dipendenti delle imprese di pulizia, dei call center, ma anche di industrie minori come i calzaturifici. In media guadagnano appena 800 euro al mese.

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