Benni, Dahl o King al posto di Manzoni? Scambio riduttivo

Le nuove indicazioni ministeriali contengono elementi positivi come l’obiettivo di formare futuri lettori per piacere: allora perché ridimensionare il capolavoro
April 30, 2026
Benni, Dahl o King al posto di Manzoni? Scambio riduttivo
Ruby Barnhill e Mark Rylance in "Il GGG - Il grande gigante gentile", il film del 2016 diretto da Steven Spielberg tratto dal romanzo del 1982 "Il GGG" di Roald Dahl
All’uscita delle nuove Indicazioni nazionali per i licei (i “programmi ministeriali” di un tempo), che sostituiranno quelle del 2010, sono andato subito a guardare la parte relativa alla letteratura italiana, la materia che ho insegnato per vent’anni al liceo e che ora insegno all’università. Dico subito che sono stato colto da sentimenti ambivalenti. Ci sono affermazioni condivisibili, ma anche alcune prospettive che lo sono meno. Mi piace l’attribuzione all’insegnante di un ruolo di scelta: è il docente a dover decidere, di volta in volta, in base alla classe e agli studenti che ha di fronte, quali autori e quali testi affrontare o non affrontare. Non ho mai pensato che uno studente liceale debba essere trattato come un critico o come uno storico della letteratura in erba. L’insegnamento della storia letteraria, che si impartisce nell’ultimo triennio dei licei, è un obiettivo culturale importante, ma è prioritario l’obiettivo pedagogico di formare futuri lettori. Persone, cioè, che una volta uscite da scuola avvertano l’esigenza di continuare a leggere per proprio conto. Non perché sentano la nostalgia dell’analisi del testo o delle famigerate “schede di lettura” (che giustamente le Indicazioni suggeriscono di abolire, poiché ormai i ragazzi le compilano con i chatbot), ma perché hanno sperimentato il piacere della lettura. «Studiare bene la letteratura a scuola», si legge, «(...) significa imparare a leggere libri di ogni sorta e avere voglia di leggerne altri». E ancora: «È meglio insegnare poche cose bene che tante cose superficialmente. L’infarinatura non serve a niente». Parole che mi sento di sottoscrivere in pieno.
Altre asserzioni, invece, mi lasciano più perplesso. Le Indicazioni auspicano una lettura diretta dei testi, in cui lo studente sia messo nelle condizioni di comprenderli da solo, «senza essere sommerso dalle note di parafrasi e dalle interpretazioni che altri hanno dato di quei testi». È un’idea suggestiva, ma temo poco praticabile: senza il sostegno di adeguati apparati didattici, gran parte dei testi della nostra letteratura (compresa quella contemporanea) rischiano di risultare incomprensibili agli adolescenti di oggi. D’altra parte questa è la ragione per cui si elimina l’obbligatorietà della lettura dei Promessi sposi al secondo anno di liceo. Si argomenta che quando il romanzo di Manzoni è entrato nei programmi scolastici negli anni ’70 dell’Ottocento, il fine era quello di proporre un «classico contemporaneo». Oggi il capolavoro manzoniano - va da sé - non è più contemporaneo, ma ci sono almeno tre valide ragioni per non gettarlo alle ortiche. Punto primo: non esiste un altro romanzo che abbia per i nostri connazionali lo stesso rilievo storico-culturale, anche nei termini della costruzione dell’identità nazionale (proprio in virtù della sua “tradizione scolastica”). Secondo: è difficile individuare, negli ultimi due secoli, un’altra opera di narrativa italiana che possieda la medesima profondità morale e un’analoga capacità di rendere la vita in tutta la sua drammatica, affascinante complessità. Terzo: il suo altissimo valore artistico e la sua stupefacente ricchezza stilistica, retorica ed espressiva. In alternativa a Manzoni, si suggerisce di far leggere altri autori «meno complessi dal punto di vista linguistico», come per esempio Ammaniti, Starnone o Benni, ma anche Stephen King o Roald Dahl. Autori degnissimi, per carità, ma sarebbe un peccato rinunciare a Manzoni in ossequio a un criterio di semplificazione. Sarei più propenso a mantenere la lettura dei Promessi sposi, magari riformandola: non necessariamente una lettura integrale (che del resto già da tempo in molti licei non si pratica più), bensì la proposta di alcuni brani, letti e spiegati in classe dall’insegnante.
Altre novità riguardano la scansione della storia letteraria: la letteratura delle origini già in seconda liceo (cosa prevista da tempo, ma poco praticata); il confinamento delle tre cantiche della Commedia dantesca alla terza e alla quarta; lo spostamento di Leopardi dalla quinta alla quarta, in modo da dedicare l’intero ultimo anno alla letteratura postunitaria. Forse qui si sarebbe potuto avere più coraggio: concentrando la quinta sul Novecento e sugli anni Duemila. I programmi svolti di letteratura italiana spesso si concludono con Ungaretti e Montale, cioè con la letteratura di un secolo fa, lasciando i ragazzi nella più totale ignoranza del contemporaneo.

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