Riparare l'irreparabile: la giustizia riparativa sul nuovo Gutenberg

Per non limitarsi alla sola tregua, la giustizia riparativa ricerca una terzietà generativa che non imponga dall’alto ciò che richiede invece un processo lento, teso al futuro
April 30, 2026
Riparare l'irreparabile: la giustizia riparativa sul nuovo Gutenberg
La copertina di Gutenberg n. 69, 1° maggio 2026
Per non limitarsi alla sola tregua, il nuovo numero di Gutenberg, il supplemento culturale di Avvenire in edicola e in digitale il 1° maggio, affronta le pratiche e le forme della giustizia riparativa, dal pensiero giuridico ai casi concreti, fino alle risonanze culturali e storiche della ferita. Il numero - illustrato dalle sculture di Filippo La Vaccara - si apre con la riflessione di Adolfo Ceretti e Roberto Cornelli, che nel loro volume volume Per una pace possibile affrontano il nodo della giustizia di transizione nei contesti di guerra: attraverso il concetto di terzietà generativa, il testo mette al centro la necessità di istituzioni capaci di accogliere la pluralità delle memorie, di riconoscere le ferite e di favorire processi lenti di ricostruzione della convivenza, oltre la logica della sola tregua. Viviana Daloiso intervista Antoine Garapon, giurista ed ex magistrato coinvolto nella Commissione francese sugli abusi nella Chiesa che, a partire dall’esperienza di ascolto delle vittime, riflette sui limiti della risposta penale e sulla possibilità di percorsi riparativi capaci di rimettere in movimento la vita, restituendo riconoscimento e credibilità alle istituzioni chiamate a confrontarsi con una ferita profonda. L’articolo di Giovanni Scarafile approfondisce il paradigma della giustizia riparativa dal punto di vista teorico: il dialogo emerge come nucleo centrale del processo, non come tecnica o protocollo orientato al risultato ma come spazio relazionale in cui vittime, autori e comunità possono affrontare il danno, assumere responsabilità e ricostruire legami spezzati. Il monografico prosegue con il contributo di Riccardo Michelucci dedicato alla storia di Patrick Magee e Joanna Berry, autore e vittima dell’attentato di Brighton del 1984: il loro percorso di incontro e confronto, avviato dopo gli Accordi del Venerdì Santo, viene raccontato come esperienza concreta di responsabilità oltre il dolore, capace di trasformare la memoria del trauma del conflitto irlandese senza cancellarla. Chiude il monografico Francesco Cajani, che accosta il tema della riparazione alla riflessione musicale e simbolica a partire dal brano Scars degli U2, dove la ferita viene riletta come cicatrice esposta, soglia di verità e possibilità di rinascita, in dialogo con esperienze di giustizia riparativa e con una dimensione spirituale che non rimuove il dolore ma lo attraversa.
La copertina di Gutenberg n. 69, 1° maggio 2026
La copertina di Gutenberg n. 69, 1° maggio 2026
Il primo approfondimento della sezione Percorsi riguarda la moda tra storia e cultura contemporanea: Alessandra De Luca prende spunto dall’uscita del film Il diavolo veste Prada 2 per ricostruire il ruolo della moda come linguaggio culturale capace di produrre frasi‑icona, immaginari condivisi e continuità simboliche nel tempo; accanto, Giorgio Agnisola presenta il libro Cucire universi di Domitilla Dardi che rilegge i saperi tessili e artigianali come pratiche complesse di progetto, superando la distinzione tra arti maggiori e minori e restituendo centralità a gesti come il cucire e il rammendare.
Il secondo percorso approfondisce il tema dell’anoressia. Roberto Carnero racconta il romanzo La ragazza d’aria di Andreea Simionel seguendo la storia di Aryna, adolescente romena alle prese con un disturbo alimentare intrecciato a migrazione, identità e percorso di cura; Eugenio Giannetta analizza il memoir Corpi e confini di Sarah Aziza, in cui l’esperienza dell’anoressia si intreccia alla memoria dell’esilio palestinese e al corpo inteso come confine, archivio e luogo di resistenza. Chiude il numero un viaggio nella Smirne multietnica distrutta nel 1922: Lorenzo Fazzini ripercorre il grande incendio che cancellò la città cosmopolita sull’Egeo attraverso Smirne in fiamme, saggio storico del giornalista tedesco Lutz C. Kleveman, e il romanzo Le streghe di Smirne di Mara Maimaridi, ricostruendo le responsabilità della pulizia etnica, le deportazioni forzate e l’indifferenza delle potenze occidentali di fronte alla fine di una città‑mondo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA