Obesità per quasi 6 milioni di italiani. Ma le cure migliorano

Domani la giornata mondiale. In Italia è inserita nei Lea: terapie sempre più personalizzate per una malattia complessa e multifattoriale. Per i bambini un progetto di ricerca promettente al Bambino Gesù
March 3, 2026
Obesità per quasi 6 milioni di italiani. Ma le cure migliorano
Sovrappeso e obesità correlano con molte patologie/ IMAGOECONOMICA
Una patologia complessa, multifattoriale, e faticosa da combattere. Anche per lo stigma e la conseguente vergogna che colpisce chi ne è affetto. Nel mondo l’obesità nel 2022 riguardava 890 milioni di persone, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in Italia secondo dati Istat l'11,8%% della popolazione (circa 5,8 milioni), ma quasi un adulto su due (il 46,3%) risulta in sovrappeso (esistono anche altre rilevazioni che indicano percentuali poco differenti). Tuttavia la condizione di obesità è – per quanto nota a livello teorico – sottostimata a livello pratico. Lo dice un’indagine di AstraRicerche condotta su un campione di oltre mille persone tra i 18 e 70 anni (per conto del Gruppo edulcoranti di Unione italiana food): se infatti 3 persone su 4 riconoscono i gravi rischi per la salute che l’obesità comporta, e l’8,9% del campione risulta clinicamente obeso (secondo l’indice di massa corporea, Bmi nella sigla inglese), solo il 2,7% si riconosce tale. Numeri che fanno riflettere in occasione della Giornata mondiale contro l’obesità, che si celebra domani. 
Nel 2025 l’Italia è stato il primo Paese al mondo a riconoscere ufficialmente (legge 149/2025) l’obesità come una malattia progressiva e recidivante, e a inserirne le cure nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), oltre ad avere previsto l’istituzione di un Osservatorio per lo studio dell’obesità. 
Ma che intorno all’obesità stia avvenendo una vera e propria rivoluzione lo afferma – con abbondanza di dati – il 10° Rapporto sull’obesità in Italia pubblicato a fine 2025 dall’Irccs Istituto Auxologico Italiano, curato da trenta clinici e ricercatori italiani e stranieri. Dal punto di vista epidemiologico emerge che l’obesità e aumentata di quasi il 60% rispetto al 1983: a quella data la sua prevalenza nelle persone over18 si attestava al 7,4%, mentre nel 2023 aveva raggiunto l’11,8%.
«Il concetto di obesità come malattia e non come un fattore di rischio è al centro di uno dei dibattiti della medicina moderna – osserva nel 10° Rapporto Simona Bertoli, responsabile Centri Obesità Lombardi e direttore Laboratorio sperimentale di ricerche sulla nutrizione e l’obesità all’Irccs Auxologico, e docente di Scienze dietetiche all’Università di Milano – poiché la sua definizione come malattia ha implicazioni significative per la pratica clinica, la salute pubblica e le politiche sanitarie».
Di fronte alla crescita costante negli ultimi decenni – rilevata non solo in Italia, ma anche a livello globale – sono cresciuti gli studi e le opzioni terapeutiche. Nel 2025 la "Lancet Diabetes and Endocrinology Commission" ha proposto una nuova classificazione dell’obesità che distingue una forma preclinica e una clinica: in questo modo «ha aperto la strada – puntualizza Bertoli – a un approccio più preciso e personalizzato, capace di guidare interventi mirati e più efficaci» differenziando «i soggetti con complicanze metaboliche o meccaniche da quelli che, pur presentando un elevato Bmi, mantengono una buona salute organica». Bertoli conclude: «È essenziale garantire a tutte le persone affette un accesso equo e appropriato alle cure, riducendo lo stigma che ancora circonda questa condizione. Non si tratta di mancanza di volontà, ma di una patologia che richiede diagnosi precoce, presa in carico e continuità assistenziale». Del resto sul piano delle terapie sono stati fatti molti progressi, che si sono dimostrati efficaci non solo sulla riduzione del peso, ma anche sul rischio cardiovascolare e metabolico. 
Così come non si può trascurare l’aspetto psicologico del pianeta obesità: «La cura dell’obesità – spiega Gianluca Castelnuovo, responsabile del Servizio e laboratorio di Psicologia clinica e psicoterapia dell’Irccs Auxologico – è prima di tutto la presa in carico di una persona, con un impatto che coinvolge aspetti medici, psicologici e sociali. Le terapie di ultima generazione rappresentano un importante avanzamento, ma il successo nel lungo periodo richiede un adeguato sostegno psicologico, educativo e motivazionale e un lavoro continuo sullo stile di vita». E un allarme viene dalla Società italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf): un’indagine condotta in sei Regioni (Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana, Puglia) su 2mila utenti dei Servizi di salute mentale rivela che il 17% dei pazienti presenta obesità, contro il 10% rilevato nella popolazione generale italiana dallo studio Passi dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Il divario è ancora più marcato tra i giovani tra i 18 e i 34 anni: 13,7% rispetto al 5,5%.
Né può essere trascurato l’aspetto economico dell’obesità, osserva l’epidemiologo Pietro Ferrara, del Laboratorio sperimentale Ricerche sanità pubblica di Auxologico: «L’obesità pesa per oltre 13 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,8% del Pil e a circa il 5% della spesa sanitaria nazionale. I nuovi farmaci offrono prospettive cliniche rilevanti, ma pongono una sfida di equità di accesso e sostenibilità per il Servizio sanitario nazionale. È necessario definire criteri chiari di appropriatezza e costo-efficacia».
Il fenomeno obesità comincia a manifestarsi anche in età pediatrica: oltre un ragazzo su quattro tra i 3 e i 17 anni (26,7%) è in eccesso di peso. Riferendosi alla fascia degli 8-9 anni, l’indagine Okkio alla salute nel 2023 aveva rilevato il sovrappeso nel 19% dei soggetti, l’obesità nel 10% e l’obesità grave nel 2,6%. 
Per questo assume ancora maggiore rilevanza il progetto di ricerca Resilient, coordinato dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma (realizzato in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa e con l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno) e finanziato dal ministero della Salute con fondi del Pnrr dedicati a potenziamento e rafforzamento della ricerca biomedica nel Servizio sanitario nazionale.
Il progetto ha coinvolto 120 bambini con sovrappeso o obesità in un percorso multidisciplinare di 5 mesi integrando educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori: il risultato è stato un miglioramento di peso, metabolismo, sonno e capacità cognitive. È stato coordinato da Melania Manco dell’unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva e da Deny Menghini responsabile di Psicologia del Bambino Gesù: «Intervenire tra i 6 e gli 11 anni – spiega Manco – significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica. Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo».
Le ricadute cliniche del progetto – segnala l’Ospedale Bambino Gesù – sono immediate: i risultati dello studio Resilient dimostrano l’efficacia di percorsi pediatrici completi e personalizzati che integrano nutrizione, movimento, mente e partecipazione attiva della famiglia per incidere in modo duraturo su una condizione complessa come l’obesità.

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