Padre Lombardi ricorda papa Francesco: «Così ha rivoluzionato la comunicazione vaticana»

Il gesuita fu suo portavoce per tre anni. E confida: «Non ho mai fatto anticamera per confrontarmi con lui su questioni urgenti»
April 21, 2026
Padre Lombardi ricorda papa Francesco: «Così ha rivoluzionato la comunicazione vaticana»
Vaticano, 23 gennaio 2025. Papa Francesco saluta padre Federico Lombardi/Siciiani
Conosce papa Francesco dal 1983 «quando era, come me, un semplice gesuita» e una volta eletto Papa, trent’anni dopo, nel 2013, ne ha scoperto, come suo portavoce, un’innata capacità quella di «essere stato, in un certo senso, un “rivoluzionario” della comunicazione della Santa Sede per lo stile empatico e diretto - basti pensare alle sue telefonate spontanee - con cui si è spesso relazionato con i media del suo tempo». È la prima impressione che affiora dai ricordi di padre Federico Lombardi presidente emerito della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI nel rievocare, a un anno dalla morte,- il cui anniversario esatto ricorreva oggi,- papa Bergoglio. «Il primo incontro tra noi due, allora “semplici” confratelli ignaziani – è la confidenza del religioso, classe 1942, già direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 2006 al 2016 – avvenne nel settembre del 1983, durante la XXXIII Congregazione generale della Compagnia di Gesù che portò all’elezione dell’allora superiore generale dei gesuiti Peter Hans Kolvenbach. In quel frangente mi impressionarono le parole di affetto e venerazione rivolte al predecessore di Kolvenbach e suo antico superiore generale Pedro Arrupe (1907-1991). Che lo volle provinciale in Argentina (1973-1979). Non mi ha meravigliato che durante il suo pontificato si sia aperta, nel 2019, la causa di beatificazione del servo di Dio. Spesso si è recato alla tomba nella Chiesa del Gesù a Roma per rendere il suo personale omaggio ad Arrupe». Padre Lombardi torna con la mente al Conclave del 2013 che portò all’elezione al Soglio di Pietro del primo latino-americano a Vescovo di Roma: «La sua elezione fu uno shock perché mai avrei immaginato che un mio confratello, un gesuita per l’appunto, potesse diventare Papa e che scegliesse come nome lo stesso del Poverello di Assisi. A colpirmi furono le parole profetiche, prima del suo ingresso in Conclave, in cui parlò di una “Chiesa in uscita” e in dialogo con “le periferie esistenziali”». E annota un dettaglio: «Volle confermarmi, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, a suo portavoce per tre anni, dal 2013 al 2016. Ebbi il privilegio di essere accanto a lui, seppur defilato, la mattina del 14 marzo per la sua prima visita (delle successive 125) da Pontefice alla Basilica di Santa Maria Maggiore dove ora è sepolto». 
Dei suoi anni di diretta collaborazione con Francesco accenna a un particolare: «Bastava un cenno, una stretta di mano, pochi minuti di dialogo per capirsi al volo. Non era necessario fare anticamera nel suo studio per risolvere questioni urgenti di comunicazione della Santa Sede o dirimere una fake news che lo riguardava». Lombardi si sente di manifestare il suo «grazie» perché «mi scelse come moderatore nel febbraio del 2019 dell’incontro La protezione dei minori nella Chiesa. È stato un tema quello della lotta e contrasto agli abusi che ha visto sia Benedetto sia Francesco muoversi, lungo la stessa direzione: quella della condanna, senza esitazione, di questo triste fenomeno». Dal suo osservatorio Lombardi ricorda alcuni tratti ignaziani che lo legano all’illustre confratello, divenuto Successore di Pietro, per ben 12 anni (2013-2025): «Oltre alla comune pratica degli Esercizi Spirituali vi è certamente il senso della missione e dell’attenzione ai poveri. Mi ha impressionato il suo stile di predicazione. Penso in particolare alle sue Messe mattutine a Casa Santa Marta, in cui attraverso l’uso di immagini, in questo tipiche dalla nostra spiritualità ignaziana, ci ha permesso di entrare nel vivo della scena del Vangelo». Il pensiero del religioso si rivolge anche al mandato ricevuto proprio dal Pontefice argentino: «Per quasi 10 anni fino alla morte dei due Papi l’emerito Benedetto XVI nel 2022 e il regnante Francesco nel 2025 ha voluto che presiedessi la fondazione dedicata a Joseph Ratzinger. Ho vissuto questo incarico come un servizio di continuità tra i due Successori di Pietro da me conosciuti “da vicino” e seppur diversi, uniti dalla stessa missione: quella di amare e servire la Chiesa allo stesso modo e con la stessa abnegazione». Che cosa ha lasciato, secondo lei, al mondo papa Francesco? «Per me è stato il Papa della gente che si è speso per essa fino alla fine. Basti pensare alla sua ultima uscita pubblica in piazza San Pietro per abbracciare la “sua” folla. Ha ricevuto dalla Chiesa e dal Conclave nel 2013 una missione e l’ha portata avanti, sino alla fine, obbedendo, come ognuno di noi nel suo piccolo, alla volontà di Dio. E con tutte le sue forze».

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