Il messaggio di Leone dall'Africa: la Chiesa presidio di democrazia

Dal Camerun il Papa ha inviato un messaggio netto su diritti, potere e partecipazione: le radici di una posizione sempre più chiara e concreta
April 21, 2026
Il messaggio di Leone dall'Africa: la Chiesa presidio di democrazia
Papa Leone mente arriva nel luogo in cui celebrerà la Messa, a Douala, in Camerun, lo scorso 17 Aprile/ ANSA/ VATICAN MEDIA
La Chiesa baluardo di pace. Ma anche di democrazia. «Il mondo è devastato da una manciata di tiranni» ha detto Papa Leone XIV in Camerun, sottolineando che «il rispetto dello Stato di diritto» è essenziale «per ripristinare la fiducia» tra cittadini e governanti e che la sicurezza «va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani»: tutte buone ragioni per preferire la democrazia ad altri sistemi politici. Papa Leone ha smentito che le parole da lui pronunciate nel suo viaggio in Africa siano state risposte alle critiche di Trump. Le sue affermazioni, infatti, non sono contingenti e occasionali ed esprimono, tra l’altro, un avvicinamento della Chiesa alla democrazia che viene da lontano.
A lungo, la Chiesa le è rimasta distante, ricordando con San Paolo che «non c’è autorità se non da Dio», affermando di non preferire uno specifico sistema politico rispetto ad altri e spostando il giudizio sui modi concreti della loro realizzazione. Ma nel 1944 Pio XII ha dichiarato che la democrazia è preferibile ad altri regimi, anzitutto per favorire la pace. Tutti i papi dopo di lui hanno confermato ed esteso, in modi diversi, questa preferenza, intrecciandola all’obiettivo della pace. Oggi, sul trono di Pietro siede un papa che ha grande familiarità con gli istituti e le pratiche della democrazia, come si è visto quando ha esortato i cittadini americani a interpellare i loro congressmen per pretendere la fine della guerra contro l’Iran. Tale familiarità non riflette solo le sue origini statunitensi, ma anche convinzioni profonde maturate nel suo percorso ecclesiale. In un recente messaggio alla Pontificia Accademia delle Scienze sociali sugli “usi del potere”, Leone XIV ha scritto che una retta «comprensione del potere legittimo trova una delle sue più alte espressioni nella democrazia autentica». La Chiesa, ha aggiunto il Papa citando Giovanni Paolo II, l’apprezza «perché garantisce la partecipazione alle scelte politiche e la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico». Leone XIV riecheggia ancora Giovanni Paolo II – la Chiesa «non può favorire la formazione di gruppi dirigenti ristretti, i quali per interessi particolari o per fini ideologici usurpano il potere dello Stato» – quando scrive che oggi «la concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica tra i popoli, sia la concordia internazionale».
Naturalmente, la Chiesa mantiene le sue riserve verso l’indifferenza della democrazia nei confronti di verità non negoziabili e di principi morali non derogabili (ma questa indifferenza diventa davvero pericolosa soprattutto quando si afferma una dittatura della maggioranza che contraddice radicalmente i principi democratici). Nutre anche forti preoccupazioni nei confronti di un individualismo esasperato che esalta le scelte del singolo a detrimento del bene comune (ma anche questa non è vera democrazia, la quale implica sempre un «senso di solidarietà, di accoglienza e di comunità» direbbe Papa Prevost). Malgrado tali riserve, tuttavia, sono molti i motivi storici che spingono la Chiesa ad apprezzare sempre di più la democrazia. Se in passato un suo stretto rapporto con poteri assoluti appariva necessario, oggi la Chiesa chiede a chi esercita il potere soprattutto il rispetto dovuto a tutte le espressioni della vita sociale. E lo Stato di diritto garantisce le libertà minime cercate dal credente per professare la fede e celebrare la liturgia. Il suo essere parte dentro una società più grande, inoltre, spinge la Chiesa ad apprezzare il pluralismo sia sociale che politico. In Camerun, Leone XIV ha ricordato a chi governa che «associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, Ong umanitarie, leader tradizionali e religiosi […] svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale: la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale» e contribuisce «a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze». Infine, la lotta contro la democrazia tende oggi ad assumere valenze religiose: i suoi nemici combattono manipolando i principali riferimenti della fede cristiana. «Allora i simboli e le parole religiose possono diventare, da una parte, linguaggi blasfemi di violenza e sopraffazione, dall’altra, segni senza più significato, nel grande mercato di consumi che non saziano», ha detto Leone XIV in Algeria. E in Camerun ha aggiunto: «Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici, trascinando ciò che è sacro nell'oscurità e nella sporcizia». Il credente si sente dolorosamente ferito quando le parole e i simboli della sua fede vengono usati per diffondere una contraffazione del cristianesimo.
A rafforzare l’apprezzamento verso questo sistema politico contribuisce oggi in modo importante anche la scelta della Chiesa per gli ultimi. Lo si è visto negli interventi di papa Leone in difesa degli immigrati. In Africa, ha sottolineato l’importanza di difendere la dignità di ogni essere umano e la democrazia è il regime politico che più si avvicina al rispetto di tale dignità. La Chiesa di Francesco e di Leone, inoltre, simpatizza per «quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune» e che rende davvero vitale una democrazia. La sintonia che emerge oggi tra Chiesa e democrazia, insomma, non è né superficiale né temporanea.

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