La Germania sconfitta
nella gara per il Consiglio di Sicurezza

Le ragioni di un esito sorprendente per il seggio all'Onu
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June 7, 2026
La Germania sconfitta
nella gara per il Consiglio di Sicurezza
L'aula del Consiglio di Sicurezza dell'Onu a New York
La crisi del multilateralismo deriva anche dal sistema delle Nazioni Unite con un’Assemblea Generale impotente, che si limita a voti privi di effetti, e un Consiglio di Sicurezza paralizzato dal veto dei suoi membri permanenti, le cinque “grandi potenze”. La poca rilevanza dell’Onu è rispecchiata dalla scarsa attenzione riservata, almeno in Italia, alla composizione del Consiglio di Sicurezza.
Questa settimana si è votato in Assemblea Generale, dove siedono i rappresentanti di tutti gli Stati. Erano in palio i due seggi biennali (quindi non permanenti) in Consiglio di Sicurezza riservati al “gruppo occidentale” (cioè all’Europa Occidentale e altri Paesi affini come il Canada, una denominazione retaggio della Guerra fredda). Gli europei si sono presentati divisi: tre candidature (Austria, Germania e Portogallo) per due seggi. Si è quindi svolta una lunga e aspra campagna elettorale per conquistare il voto di tutti i membri dell’Onu. Portogallo e Austria hanno rispettivamente ottenuto 134 e 131 schede (ogni nazione aveva a disposizione due voti) mentre la Germania è arrivata terza con appena 104 voti e viene esclusa: un esito sorprendente.
Può succedere, ma non ad un Paese che pretende di riformare il Consiglio di Sicurezza per entrarvi come membro permanente. Nel 2000 l’Italia fu battuta da Irlanda e Norvegia, nel 2016 Italia e Paesi Bassi arrivarono invece a un pareggio risolto con la innovativa divisione del mandato (un anno ciascuno). Le elezioni all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riflettono equilibri complessi: conta la capacità di costruire consenso, soprattutto nel Sud globale. Sono quasi un sondaggio della popolarità di un paese.
Le prime reazioni in Germania sono di sorpresa e imbarazzo. Può esserci una motivazione tecnica: Berlino ha presentato la propria candidatura per terza, quando già l’avevano fatto Austria e Portogallo che quindi si sono tempestivamente assicurati molti impegni di voto (l’elezione è a scrutinio segreto, ma le promesse in diplomazia continuano ad avere un certo valore). Per alcuni la candidatura tardiva è stata quindi un segno di eccessiva fiducia, quasi di arroganza, da parte della Germania, che giustamente vanta di essere il secondo maggiore contributore al bilancio dell’Onu dopo gli Stati Uniti. Contano tuttavia aspetti politici. Il Ministro degli Esteri tedesco Wadephul ha osservato che Berlino potrebbe aver pagato un prezzo per la posizione morbida nei confronti di Israele e la coerenza con cui sostiene l’Ucraina di fronte all’aggressione russa. A Berlino si lamenta un attivismo di Mosca nel fare campagna contro la Germania. Anche Austria e Portogallo condannano l’invasione russa, ma è evidente che a Mosca si preferisca evitare che in Consiglio si senta una voce pesante come quella tedesca.
Questo risultato potrebbe avere un riflesso sul dibattito tedesco. Da oltre trent’anni Berlino aspira invano a un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (insieme a Giappone, India e Brasile). Una tale sconfitta indebolisce la tesi di un consenso internazionale consolidato. Da qui l’opportunità per la Germania di cercare un compromesso, puntando meno su una candidatura nazionale al seggio permanente e più su un rafforzamento della dimensione europea, inclusa l’ipotesi di una rappresentanza Ue. Per l’Italia potrebbe essere l’occasione per rafforzare l’importante rapporto con la Germania, evidenziato dalle ottime relazioni tra il ministro Tajani e il suo collega tedesco. Roma e Berlino condividono interessi e posizioni. Possiamo impegnarci affinché tale vicinanza possa estendersi al contesto dell’Onu (dove nella sostanza abbiamo forti sintonie con la notevole eccezione della riforma del Consiglio di Sicurezza). Non è facile, ma è nell’interesse comune e dell’Europa.

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