Il teatro entra in monastero per incontrare il silenzio
Dal 30 luglio al 2 agosto a Fonte Avellana, Pesaro-Urbino, artisti, relatori, monaci e spettatori condividono giorni di spettacoli, incontri, preghiera e vita comune

Non un festival, ma una comunità temporanea. Non una semplice rassegna di spettacoli, ma un'esperienza condivisa nella quale artisti, monaci e partecipanti vivono fianco a fianco, scandendo il tempo con pratiche artistiche, dialoghi, silenzio e contemplazione. Dal 30 luglio al 2 agosto il Monastero di Fonte Avellana, alle pendici del monte Catria, a Serra Sant’Abbondio in provincia di Pesaro-Urbino, ospita la seconda edizione di Profana, il progetto residenziale ideato dal gruppo di ricerca teatrale Dynamis insieme al monaco camaldolese Gianni Giacomelli, con la collaborazione del Teatro Vascello di Roma e dello stesso Monastero.
«La parola “profana” – spiega il direttore generale del progetto Andrea De Magistris – sembra evocare qualcosa di oltraggioso. In realtà, nella sua radice più antica significa “stare davanti al sacro”. Ci piaceva l’idea che il monastero tornasse a essere uno spazio abitabile, aperto, nel quale il sacro possa essere restituito a un uso possibile, senza perdere la propria identità». L'origine del progetto affonda in una relazione nata sette anni fa. De Magistris, già impegnato nella formazione teatrale all’interno dell’Università francescana, fu invitato dall'allora priore Gianni Giacomelli a guidare una settimana di lavoro sul linguaggio destinata esclusivamente ai monaci. «Ero molto intimorito – racconta – ma quell'esperienza ha dato vita a un'amicizia e a un dialogo che negli anni è proseguito con seminari dedicati al rapporto tra teatro e spiritualità. Da lì è maturata l'idea di aprire il monastero anche a una residenza artistica».
Così è nata Profana che evita volutamente la formula del festival tradizionale. «Non volevamo che le persone corressero da una conferenza a uno spettacolo o a un concerto. Il desiderio era creare un corpo unico, una comunità che condividesse l'intera esperienza. Gli artisti, i relatori, i monaci e gli spettatori vivono insieme per quattro giorni, mangiano negli stessi spazi, si incontrano continuamente e, per chi lo desidera, partecipano anche alla liturgia delle Ore». Il monastero diventa un protagonista dell'esperienza. Antico refettorio, scriptorium, chiostri e boschi diventano luoghi di incontro, di ascolto e di creazione. «Abbiamo voluto valorizzare ambienti normalmente poco vissuti – osserva De Magistris – senza dimenticare che restano anzitutto la casa di una comunità monastica. Il luogo conserva la propria identità e proprio per questo può generare relazioni nuove».
La proposta si rivolge a un numero volutamente ristretto di partecipanti, una quarantina o poco più (per informazioni profanafestival@gmail.com) per privilegiare la qualità dell’incontro. L'edizione 2026 riunisce voci provenienti da linguaggi differenti: Claudia Castellucci e Compagnia Mòra, Dynamis con Filippo Lilli e Ludovica Manzo, Francesca Proia, Arrepicus, Gigi Oliva, Emanuele Dattilo, Gianni Giacomelli, Andrea De Magistris e l'Istituto Culturale dell'Iran. Teatro, danza, musica, filosofia e pratiche corporee dialogano attorno al tema della memoria, della presenza e della tradizione come realtà viva.
Tra gli appuntamenti spicca Verso la specie di Claudia Castellucci, mentre Dynamis presenta Mi’raj, ispirato a un racconto mistico persiano del poeta Farid al-Din Attar. «Abbiamo scelto un testo della tradizione sufi – spiega De Magistris – e l'Istituto Culturale dell'Iran ha sostenuto con convinzione il progetto. In un tempo segnato da tensioni internazionali, ci sembrava importante favorire uno spazio di dialogo interreligioso. Le diverse tradizioni spirituali continuano a interrogarsi sulle stesse grandi domande dell'uomo».
Accanto alle performance trovano spazio le riflessioni filosofiche di Emanuele Dattilo e la musica della tradizione, affidata anche ai canti polifonici di Arrepicus e al lavoro dell'etnomusicologo Gigi Oliva. «Ci interessa comprendere – aggiunge il direttore artistico – come la tradizione possa ancora essere raccontata e tradotta nel presente». Accanto ai laboratori e agli incontri sono previsti momenti dedicati esclusivamente al silenzio, alla lettura e alla contemplazione. «Abbiamo voluto lasciare il tempo di respirare il monastero, di camminare nel bosco o semplicemente di fermarsi. Anche questo fa parte dell'esperienza».
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