Addio alla poetessa Mary de Rachewiltz, figlia di Pound e custode della sua opera
Scomparsa a 101 anni in Tirolo, è stata amica di molti intellettuali e curatrice dei "Cantos" paterni, oltre che autrice di un corpus di versi in italiano

Da bambina, Maria sapeva che il Babbo, o Tattile, era uno scrittore. Così, come Schriftseller, si presentava Ezra Pound alla coppia di contadini tirolesi che stavano crescendo la figlia nata dalla sua relazione con la violinista Olga Rudge. La bambina, che era venuta al mondo a Bressanone il 9 luglio 1925, portava il cognome della madre e solo ogni tanto riceveva le visite del padre. «Parlava un tedesco stentato e noi l’ascoltavamo come un oracolo», ricorderà molti anni dopo in un bellissimo libro di memorie, Discrezioni, uscito da Rusconi nel 1973 e riproposto da Lindau nel 2021. Nel frattempo, Maria Rudge era diventata Mary de Rachewiltz. Nel 1946 aveva spostato l’egittologo Boris de Rachewiltz e con lui si era stabilita nel castello di Brunnenburg, in Val Venosta. In Tirolo si è spenta venerdì 24 luglio, all’età di 101 anni. Un numero elegante e misterioso, che sarebbe piaciuto al marito, incline alle commistioni fra esoterismo e archeologia, e che non sarebbe dispiaciuto al padre. Nei Cantos, infatti, Pound si appropria del modello dantesco, spingendosi al di là dei cento canti canonici di cui è composta la Commedia. Poco più che ventenne, Maria si era già cimentata nella traduzione di alcuni di quei versi severi e solenni. Nel 1985, a coronamento della lunga fedeltà al padre, aveva dato alle stampe la sua versione integrale dei Cantos, in catalogo nei “Meridiani” Mondadori insieme con un tomo di Opere scelte poundiane curato da lei stessa. Mary non è stata solo la figlia di Ezra Pound, il Babbo distante che pure si era preso cura della sua “evoluzione dallo stato vegetale allo stato animale” spiegandole molto presto che «lavorare tutti devono», a lei scegliere se farlo «con la testa o con le mani». Quando era venuto il momento, Mary aveva seguito le orme di Tattile, ritrovandosi a «scrivere libri, sempre studiare, sempre scrivere», secondo la descrizione del mestiere fornita da Pound nel suo tedesco elementare. Oltre a custodire la memoria del padre, cercando tra l’altro di impedire che la sua eredità venisse strumentalizzata e stravolta, Mary ha costruito nel tempo un autonomo corpus poetico in italiano, raccolto nel 2024 nel volume Processo in verso dall’editore Bertoni su iniziativa di Massimo Bacigalupo, uno dei maggiori interpreti di Pound nel nostro Paese. A lui, e a molti altri intellettuali italiani, Mary era legata da un’amicizia intrisa di schiettezza e generosità, caratteristiche che emergono anche da Ho cercato di scrivere Paradiso, il libro-intervista realizzato con Alessandro Rivali per Mondadori nel 2018. Mary, che si augurava di «aver la grazia / del pettirosso», ha conservato per più di un secolo lo sguardo limpido che si riconosce nelle fotografie della sua infanzia, dove ha i capelli biondi e l’espressione un po’ circospetta di chi vive all’incrocio fra culture e lingue differenti. Forse per questo, aveva rapidamente imparato l’arte di «essere utile e autosufficiente», impedendo che le due qualità entrassero in contraddizione. «Non m’importerà d’aver gli occhi spenti / il sorriso ebete e i piedi incerti, / ma il tormento dell’ira risparmiami», aveva chiesto in una silloge pubblicata sulla soglia dei trent’anni. La poesia si intitolava Preghiera. Ora possiamo dire che è stata accolta.
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