Pacchetti sicurezza, in quattro anni una pioggia di leggi e proposte (tra rischi di propaganda e panpenalismo)

L’inseguimento della cronaca 
è stato il filo rosso della legislatura. Il ricorso alla decretazione d'urgenza e la creazione di molte fattispecie penali ad hoc ha indotto le opposizioni a ritenere che sia in atto "una deriva autoritaria". Di fatto, secondo le stime dei penalisti, dal 2022 sono stati introdotti 57 nuovi reati, 
60 aggravanti 
e un aumento complessivo
delle pene pari 
a 500 anni 
di carcere.
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July 25, 2026
Pacchetti sicurezza, in quattro anni una pioggia di leggi e proposte (tra rischi di propaganda e panpenalismo)
Momenti di tensione durante la manifestazione per la morte di Abderrahim Fakir, a Bologna / Ansa
L’ uomo medio, ammoniva agli albori del Novecento nel tagliente saggio Notes on democracy lo statunitense Henry Louis Mencken, «non desidera essere libero, ma semplicemente sentirsi al sicuro». E, in cambio di una presunta tranquillità sociale, è disposto a delegare al potere la facoltà di incidere sulle proprie libertà. Ecco, nella nostra era - segnata dai social network, dalla propaganda e dalla politica urlata -, sul difficile equilibrio fra la proclamata ricerca di una maggior sicurezza e il rispetto dei diritti individuali si è consumata gran parte di questa legislatura e presumibilmente si giocherà la prossima campagna elettorale per le politiche . Ma sul piano concreto, quali sono stati i provvedimenti cardine di questi quasi 4 anni di Governo? E quali altri testi sono in cantiere e potrebbero vedere la luce prima del rompete le righe elettorale? Proviamo a metterli in fila, fra parole d’ordine e visioni politiche dei diversi schieramenti.
La rincorsa della cronaca
coi decreti d’urgenza
Partiamo dall’inizio. Nel discorso programmatico per la fiducia, l’allora presidente del Consiglio incaricata Giorgia Meloni prometteva di «garantire agli italiani un futuro di maggiore libertà, giustizia, benessere e sicurezza». Era il 25 ottobre 2022 e nemmeno una settimana dopo, nel Consiglio dei ministri, il Governo sfornava il primo della serie di decreti legge poi etichettati come “sicurezza”: un raduno non autorizzato di migliaia di giovani in un capannone abbandonato nel modenese induceva l’esecutivo a introdurre nel codice penale l’articolo 633-bis, ribattezzato “anti Rave party”, per punire l’invasione di terreni o edifici per eventi pericolosi. Da quel momento, all’insegna della «tolleranza zero», la stretta via della decretazione d’urgenza è stata imboccata quando gravi episodi di cronaca hanno segnato il Paese, portando ad almeno 5 cosiddetti “dl sicurezza”. Stante la mole di interventi, l’elenco potrebbe essere incompleto, ma se ne possono menzionare alcuni: nel 2023 il decreto Cutro, con maxipene per gli scafisti dopo il tragico naufragio in Calabria, e il decreto Caivano per contrastare le baby gang; nel 2024, un disegno di legge con 12 nuovi reati e varie aggravanti per altri esistenti; nel 2025 un dl con pene severe per i blocchi stradali e per la “resistenza passiva”; e nel 2026 , dopo alcuni accoltellamenti fra giovanissimi, il decreto legge numero 23, con la stretta sul porto di lame e il Daspo urbano. Un cammino lineare sotto il profilo legislativo? Non sempre. Si ricorderà come nell’aprile 2025 - con una mossa inedita per la prassi parlamentare - l’allora ddl sicurezza in discussione al Senato venne travasato dal Governo in un decreto legge, vanificando i lavori fino ad allora svolti dalle Camere. O come, più volte nella legislatura, l’interlocuzione informale con il Quirinale, garante del quadro di principi della Carta, abbia portato a correzioni in corsa di norme a rischio di incostituzionalità.
Il caso Roggero e le pdl
sulla legittima difesa
Tuttora l’agenda del dibattito legislativo continua a essere dettata dalla cronaca. La condanna del gioielliere Mario Roggero, che ha ucciso due rapinatori in fuga, è diventata una «ingiustizia» per la Lega, che oltre a sollecitare insieme al centrodestra la grazia presidenziale per il condannato, propone un provvedimento (a prima firma di Claudio Borghi) per estendere i limiti della legittima difesa: un’ipotesi che fa storcere nasi perfino in maggioranza (Forza Italia e FdI la stoppano) e nello stesso Carroccio. A sua volta, il partito della premier rispolvera un ddl per vietare ogni risarcimento ad autori di reato feriti o uccisi da chi è difeso legittimamente. Una proposta poi «recepita dal Governo», rivendica il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami, convinto che «sia una questione di giustizia e di buonsenso».
L’imputabilità dei minori
Insomma la «tolleranza zero» diventa bussola e slogan, in una fase in cui i toni dell’estrema destra vannacciana condizionano ancor di più le scelte politiche. Ogni fatto diventa occasione di scontro, come il caso Fakir a Bologna, anziché di ricerca della verità. E poi arriva pure il ddl, ora al vaglio del Parlamento, con cui il Governo propone modifiche al Codice per rendere sempre imputabili i minori fra 14 e 18 anni, presumendo la loro capacità di intendere, fino a prova contraria. Sulla stessa materia, alla Camera viene incardinata la pdl della forzista Marta Fascina per abbassare a 13 anni la soglia d’età per rispondere di crimini.
Le opposizioni: deriva autoritaria e propaganda
Dal 2022 Pd, M5s, Avs, Iv e Azione criticano i pacchetti sicurezza , paventando il rischio di una «deriva securitaria e autoritaria», dando vita a maratone in Aula e sollevando cartelli di protesta, ma al contempo proponendo disegni di legge ritenuti cruciali , come quello del dem Matteo Mauri sulla cybersicurezza o quello di Filiberto Zaratti (Avs) sulla necessità di «codici identificativi» per gli agenti di Ps . Nel muro contro muro della politica, la maggioranza finora le ha ignorate. L’unico caso di norma bipartisan approvata, con effetti futuri sul contrasto alle mafie, è la legge “Liberi di scegliere”, che offrirà un futuro diverso a figli e nipoti dei boss.
Effettivo argine ai reati
o populismo penale?
Quarant’anni fa, fra i giuristi, si iniziò a definire «panpenalismo» l’aumento eccessivo di sanzioni per qualsiasi comportamento scorretto. Ora, serviranno anni per valutare appieno la reale efficacia di tutti i pacchetti sicurezza finora varati. Ma non c’è dubbio che la superfetazione sia già imponente: c’è chi ha calcolato come durante il Governo Meloni siano stati già introdotti almeno 57 nuovi reati (da quello per rave all’omicidio nautico) e 60 aggravanti, oltre a un aumento complessivo delle pene per 500 anni di carcere. Quanta applicazione hanno finora trovato? E se dovessero trovarla, mettiamo per l’imputabilità dei minori, cosa accadrebbe alle presenze nelle carceri minorili, in un universo penitenziario sull’orlo del collasso? E c’è infine il nodo della libertà, evocato da Mencken: quanta intendiamo barattarne, noi cittadini medi, a fronte delle promesse di una maggior tranquillità? Domande che restano aperte, mentre il battage pre -elettorale in nome della fuggevole dea Sicurezza va avanti.

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