Il falso realismo di chi vede solo la guerra

Da Giovanni Paolo II a Leone XIV, la voce della Chiesa sfida l’idea che il riarmo sia l’unica via possibile e richiama la politica alla responsabilità della diplomazia. Una risposta a Vito Mancuso
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July 25, 2026
Il falso realismo di chi vede solo la guerra
Un volontario pone una croce con un numero sulla tomba di una delle persone non identificate uccise dalle truppe russe a Bucha, in Ucraina/ ANSA
Il nodo è sempre quello: la pace. Dall’opposizione di Giovanni Paolo II, nel 2003, alla guerra americana- europea contro l’Iraq, sino alle critiche presenti di Papa Leone sulla guerra, il punto che divide i Papi dall'Occidente è il medesimo. Lo ha ribadito recentemente J.D. Vance: «Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Dio era dalla parte degli americani che liberarono la Francia dai nazisti? Dio era dalla parte degli americani che liberarono i campi dell’Olocausto e salvarono quelle persone innocenti da coloro che avevano perpetrato l’Olocausto? Io penso decisamente di sì. Credo che sia molto importante che il Papa faccia attenzione quando parla di questioni teologiche». Il vicepresidente americano non è l'unico che, di questi tempi, si propone come teologo “correttore del Papa”. Vito Mancuso ha pensato, anche lui, di dare il suo contributo alla “teologia atlantica”, oggi imperante.
Nel suo articolo sulla Stampa del 22 luglio, dal titolo Perché serve anche la forza per salvare la pace nel mondo reale, Mancuso offre la sua lezione al Papa, accusato di non essere realista, di navigare sui sentieri del sogno e dell’utopia. L’oggetto polemico è la raccolta degli interventi di Leone XIV sulla pace, usciti per la Libreria Editrice Vaticana in un’edizione curata da Alessandro Banfi con il titolo Disarmata e disarmante. La pace è un dono. Un titolo che, per Mancuso, risulta oggi fuori luogo. Il Papa pecca di idealismo non ha i piedi per terra. «Il disarmo compiuto unilateralmente», scrive Mancuso, «conduce a essere sbranati. Per amore della pace qualcuno può anche mettere in conto questa fine per sé, come hanno fatto i molti testimoni ricordati dal Papa. Ma non è ammissibile che lo Stato faccia correre ai cittadini il rischio di essere “sbranati”, il suo primo dovere è esattamente l’opposto». La pace si preserva solo preparandosi alla guerra.
A questa litania, accolta acriticamente da gran parte dei media nazionali, si aggiunge ora anche la voce di Mancuso. Peccato, per lui innanzitutto, dal momento che ha perso l’occasione per una riflessione seria, oggi drammaticamente assente. Nella sua piccola lezione al Papa, sulla differenza tra il piano dei valori e quello della realtà, il noto saggista non prende in considerazione che proprio la posizione papale possa essere la più realista. Perché di questo si tratta: il riarmo da solo, senza un’azione diplomatica seria, conduce alla pace o accelera il processo verso un inevitabile conflitto? In tal caso, la terza guerra mondiale di cui parlava Papa Francesco sarebbe alle porte. È la domanda contenuta nel titolo dell’ultimo numero di Limes: Vogliamo la guerra totale? È quanto scrive “L’Espresso” il 17 luglio: Chi vuole davvero che la guerra diventi ineluttabile.
Qui Massimiliano Panarari registra una «sorta di ideologia bellicista e di atmosfera ormai permanente di guerra… che satura il discorso pubblico di ogni giorno. Un’idea di ineluttabilità del conflitto armato quale ricomposizione finale del puzzle della “guerra mondiale a pezzi”, di cui aveva parlato Papa Francesco. Come se la diplomazia non avesse più senso, e la sola modalità di risoluzione delle controversie internazionali passasse per il fragore delle armi». È la medesima considerazione del cardinal Pierbattista Pizzaballa: «La guerra è diventata oggetto di un culto idolatra: non ci si siede più ai tavoli per evitare in modo assoluto i conflitti, ma li si tiene ben presenti come scenario possibile o, addirittura, inevitabile». “Limes”, “L’Espresso”, Pizzaballa esprimono oggi il vero realismo, quello che lotta affinché l’ideale possa imporsi in un quadro storico drammatico. Lo pseudo-realismo di Mancuso indica, al contrario, una resa. Non è più idealismo, è solo cinismo.

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