I risarcimenti, l'attacco alla polizia: cosa ha detto Meloni dopo i fatti di Bologna
La premier interviene dopo la morte del 42enne di origini marocchine e i disordini alla manifestazione: «Quanto è accaduto è inaccettabile». Il sindaco Lepore: «C'erano due piazze, una non rappresenta la città». L'Anm denuncia «messaggi d'odio» ai magistrati dopo la sentenza a Roggero. E Fratelli d'Italia frena la Lega sulla legittima difesa

È finita la guerriglia urbana, ma non quella politica. Bologna rimane ancora epicentro delle polemiche dopo la morte di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne di origini marocchine deceduto dopo un intervento di due poliziotti (che sono «sconvolti», dice il loro legale) e quattro sanitari della Croce Rossa. E dopo gli scontri alla manifestazione di ieri sera, dove sono rimasti feriti 64 operatori delle forze dell’ordine, come fa sapere la questura della città. Su entrambi gli avvenimenti è planata in mattinata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Poco prima che intervenisse con una lettera alla città anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che ha preso le distanze dai violenti, dopo essere stato accusato di irresponsabilità dal centrodestra per aver promosso il corteo. Molto più dura la reprimenda della premier, che ha condannato «la violenza» ingiustificabile contro la polizia, e allo stesso tempo ha invitato a «ricercare la verità fino in fondo» sulla morte dell’uomo. Il tutto mentre il suo partito, Fratelli d’Italia, rilanciava alla Camera il disegno di legge per lo stop ai risarcimenti a chi commette reati gravi da parte chi ne è vittima. Sulla scia dell’altro caso bollente degli ultimi giorni, quello di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori nel 2021. Una sentenza che ha scatenato «minacce, insulti e messaggi d’odio ai magistrati, che hanno applicato la legge» denuncia la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm).
Ma partiamo da Bologna. E dalle parole della premier. «Quanto accaduto è inaccettabile», scrive Meloni sui social. E aggiunge: «Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno». Ma «nulla può giustificare la violenza» contro le Forze dell'Ordine. Per la presidente del Consiglio, «chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l'incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro». E ancora: «alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l'Italia con professionalità, sacrificio e coraggio».
Passano pochi minuti e anche il sindaco di Bologna rompe il silenzio, dopo la guerriglia urbana. «Ieri Bologna ha visto due piazze - scrive il primo cittadino in una lettera aperta alla città -. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica».
Contro il primo cittadino si erano scagliati nelle scorse ore numerosi esponenti del centrodestra, in particolare di Fratelli d’Italia. Dal ministro per il Pnrr e gli Affari europei, Tommaso Foti, che ha esortato Lepore ad «assumersi le proprie responsabilità per convocato una manifestazione che, come prevedibile, è degenerata». Al capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, che ha bollato il sindaco come «irresponsabile». La Lega, invece, in una nota lo ha invitato a dimettersi «subito». E il vicepremier Antonio Tajani, assicurando che la «magistratura farà luce» sulla morte di Fakir, ha parlato di «una certa sinistra che alimenta l’odio», definendo da «irresponsabili chiamare i cittadini in piazza per esprimere sdegno, sapendo che degenererà in violenza». Così come è «da irresponsabili mettere a ferro e fuoco una città come Bologna». Senza giri di parole anche il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, secondo cui «gli scontri hanno dimostrato che la vera violenza è a sinistra», ha detto pubblicando il confronto fra un'immagine del video diventato virale in queste ore che lo ritrae come un condottiero romano, che definisce «satira irreale e fatta dall'AI» e una foto degli scontri.
Gli autori dei disordini, dai quali anche la nipote di Fakir si è dissociata, sono stati in parte già identificati, fa sapere la questura di Bologna, sottolineando che «la copiosa quantità di materiale video – fotografico è al vaglio delle sezioni investigative». Un manifestante è stato arrestato. La posizione degli altri attivisti è in corso di valutazione.
Nel frattempo, la morte di Fakir e i disordini continuano a far discutere. Anche per questo la segretaria della Cisl, Daniela Fumarola, ha invitato il Paese a «non dividersi sul tema della sicurezza». Un tema su cui il centrodestra sta accelerando, ma a velocità e con modalità diverse, soprattutto guardando al caso Roggero. Fratelli d’Italia oggi ha rilanciato il suo disegno di legge per lo stop ai risarcimenti a chi commette reati gravi da parte di chi ne è vittima, presentato due anni fa dal senatore Raffaele Speranzon e recepito la scorsa settimana nel nuovo decreto sicurezza approvato dal governo. Una mossa arrivata dopo che il senatore della Lega, Claudio Borghi, ha depositato a Palazzo Madama un ddl che toglie ogni paletto alla legittima difesa nei casi di aggressione a mano armata, proponendo la non punibilità di «qualsiasi reazione». E dopo che ieri, lunedì 20 luglio, Erika Stefani della Lega e Marco Lisei di FdI avevano presentato un emendamento al ddl sicurezza sulla stessa scia del disegno di legge rilanciato oggi dal partito della premier. Che, come aveva già fatto Forza Italia, prende le distanze dalla proposta del Carroccio: «Il perimetro della legittima difesa deve essere ampliato nell’ambito Costituzione», ha sottolineato Bignami.
Ma per il leader pentastellato Giuseppe Conte, la legittima difesa servirebbe «dalla propaganda» della destra. «Non facciamo fregare - sottolinea -. Fa propaganda sui casi di cronaca per distrarci». Contro la maggioranza punta il dito anche Angelo Bonelli (Avs), che accusa la premier di farsi «dettare l'agenda politica» da Vannacci.
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