Una famiglia come tante, tra amore e conflitto
La scelta di Francesco di seguire il Vangelo aprì una profonda frattura con il padre e mise alla prova gli affetti più cari
In quale famiglia crebbe Francesco d’Assisi? Sappiamo che i genitori avevano soddisfatto ogni suo desiderio, ma quando il giovane cominciò a guardare la realtà con occhi nuovi, presero corpo anche certe sue “stranezze” che generarono forti tensioni; la vendita, effettuata da Francesco a Foligno, del cavallo e di altre cose che il padre considerava sue, dette il via a un conflitto aperto tra i due. Un giorno che Francesco fu preso di mira dai suoi concittadini, Pietro di Bernardone si gettò su di lui e l’afferrò in malo modo trascinandolo a casa, dove lo rinchiuse in un ambiente buio tentando di piegarne la volontà, prima a parole, poi con percosse e catene. Un dramma familiare portato in piazza, come oggi siamo abituati a vedere in tanti talk show di pessima qualità, dove è dubbio – fortemente dubbio – il contenuto stesso di quelle contese che fanno accapigliare i partecipanti come belve nell’arena. Qui il dramma era vero, e sapere di essere sulla bocca di tutti, dopo anni di duro lavoro, non era cosa piacevole per Pietro, che tante speranze aveva riposte proprio su quel figlio. Questo finiva per accrescere il suo dolore e la sua rabbia, che non poteva non riversarsi su Francesco, unica fonte di tutti i suoi guai. Emersero, però, altre tensioni familiari. La madre, infatti, mentre il padre era fuori, resasi conto che Francesco non si sarebbe piegato, lo liberò dalla sua prigionia consentendogli così di tornare a San Damiano. Quando Pietro rientrò e si rese conto della situazione, scaricò la sua rabbia sulla moglie, la cui complicità era venuta palesemente alla luce. Le tensioni crebbero e si giunse fino a un processo intentato dal padre nei confronti del figlio, che alla fine si denudò di ogni cosa davanti al vescovo e ai suoi concittadini. Bellissima è la descrizione dello stato d’animo di Pietro, che finiva per maledire il figlio ogni volta che l’incontrava. Ma era una rabbia che scaturiva da un dolore fortissimo, conseguenza di un amore che egli giudicava tradito da quel figlio amato. Diverso, meno traumatico, ma non meno duro, fu lo scontro con il fratello. Certo, la vita insegna che lo strappo familiare è vissuto in modo diverso da genitori e figli; un padre è pur sempre un padre e difficilmente dimentica un figlio che si è distaccato da lui, quale che sia la ragione di quel distacco. Un fratello, invece, più facilmente si distacca dal fratello quando insorgono motivi di lite, fino a dimenticarsi dell’altro a distacco avvenuto. Il fatto che l’autore della Leggenda dei tre compagni non lasci trasparire forti ondate emotive a riguardo sta a testimoniare non solo la sua capacità di rappresentazione psicologica dei protagonisti della narrazione, ma – prima ancora, direi – la bontà stessa della sua narrazione. Francesco, dunque, proveniva da una famiglia come ce ne son tante. Con l’aiuto di Dio, affrontò un vero percorso di riconciliazione con sé stesso e con gli altri, che fece di lui una persona in tutto pacificata. Ognuno potrebbe fare altrettanto...
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