Sant’Apollinare Emilia Romagna, festa regionale
Ghizzoni: custodiamo l’umano al tempo dell'intelligenza artificiale

A Ravenna la celebrazione per il patrono della città e della Regione.
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July 23, 2026
Sant’Apollinare Emilia Romagna, festa regionale
Ghizzoni: custodiamo l’umano al tempo dell'intelligenza artificiale
La Messa in onore del patrono, Sant'Apollinare presieduta dall'arcivescovo di Ravenna-Cervia, Lorenzo Ghizzoni/Risveglio 2000
«Custodire l’umano», al tempo dell’intelligenza artificiale. La responsabilità è di tutti. Rilancia le parole di papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, Lorenzo Ghizzoni nell’omelia per Sant’Apollinare, patrono della città e di tutta l’Emilia Romagna. E il mosaico del santo del terzo secolo che ha portato il Vangelo in queste terre raffigurato nell’abside della Basilica dove si è tenuta la celebrazione sembra quasi ribadire il concetto, con l’iconografia di Cristo buon pastore, immagine di un Dio che non abbandona nessuna delle pecore che gli sono affidate. Un messaggio e una festa che va oltre i confini della diocesi: a concelebrare con Ghizzoni, questa mattina, c’erano molti vescovi della Romagna: Livio Corazza, di Forlì-Bertinoro, Antonio Giuseppe Caiazzo, di Cesena-Sarsina, Giovanni Mosciatti di Imola e Domenico Beneventi di San Marino-Montefeltro. Mentre il nuovo vescovo di Faenza-Modigliana, Michele Morandi ha celebrato ieri sera la Messa per il patrono nella Cattedrale di Ravenna, richiamando l’intera comunità cristiana a una rinnovata prossimità alle donne e agli uomini del nostro tempo, senza farsi spaventare dalla carenza di sacerdoti. Un segno, la presenza di più vescovi, del percorso di collaborazione intrapreso da più di un anno da cinque diocesi romagnole sui temi della formazione e della pastorale e del desiderio dei vescovi della regione di celebrare insieme il patrono. Ghizzoni ha incentrato l’omelia sull’enciclica di papa Leone sulla salvaguardia della persona e il suo primato al tempo dell’IA: «Il nuovo modo di pensare indotto da questo prodigioso strumento – ha detto –, deve conciliarsi e assumere come dato irrinunciabile il rispetto della dignità e dei diritti umani di tutti, il bene comune di tutti e di ciascuno, perché nessuno sia scartato o nessuno possa prevalere a scapito degli altri. Dovremo stare all’erta in questi tempi perché gli sviluppi rapidissimi e le azioni di pochi non abbastanza controllabili dal potere legittimo, non ci scavalchino e diventino nuove forme di dominazione e di ingiustizia, soprattutto per i più deboli e meno preparati». Verità, lavoro, libertà: sono i valori da tutelare dalle conseguenze della trasformazione digitale, spiega l’arcivescovo di Ravenna-Cervia. E infine rilancia l’appello del Papa: «Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile». Una responsabilità di tutti: «testimoniare “la bellezza di una magnifica umanità abitata da Dio”».

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