Caso Rupnik, Vaticano: «Infondate» le notizie sull'assoluzione
di Agnese Palmucci, Roma
Con una nota stamattina la Sala stampa vaticana ha smentito le informazioni «comparse sui media nei giorni scorsi» riguardo «qualsiasi deliberazione da parte dei giudici che seguono il caso».

Le «notizie» riguardo «una qualsiasi deliberazione da parte dei giudici» sul caso di padre Marko Ivan Rupnik «sono assolutamente infondate». È intervenuto direttamente il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, per smentire le indiscrezioni «comparse sui media nei giorni scorsi» che riportavano la presunta assoluzione dell’ex gesuita sloveno nel procedimento canonico in corso a suo carico per abusi sessuali, fisici e psicologici e abusi di coscienza. «La valutazione del caso è ancora in corso, si legge ancora nella comunicazione diffusa ai giornalisti, «e il collegio sta esaminando la documentazione proveniente dalle diocesi coinvolte, dai gesuiti, dagli interessati e a mezzo stampa». Durante il processo, viene specificato, «come per ogni procedimento giudiziario, nessuna informazione circa l’attività in corso può essere condivisa in alcun modo per rispetto al processo stesso e per evitare di ferire tutti coloro che sono coinvolti nella vicenda».
Nei giorni scorsi, infatti, cinque ex religiose presunte vittime di abusi da parte del sacerdote mosaicista, hanno scritto direttamente al prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, il cardinale Victor Manuel Fernandez, per chiedere informazioni sulla fondatezza delle notizie non confermate riportate dal blog tradizionalista Messainlatino.it il 20 luglio scorso. «Gira insistentemente la voce che don Rupnik sia stato assolto dall'accusa di violenza - ha scritto l'avvocato Laura Sgrò in loro nome -. Nessuna conferma da organi accreditati ma neppure una smentita. Le mie assistite sono assai sconfortate e addolorate». Le ultime notizie ufficiali riguardo il processo risalgono al 13 ottobre del 2025, quando l’ex Sant’Uffizio aveva annunciato la nomina dei cinque giudici del Tribunale che avrebbero affrontato il caso. «Questo processo penale canonico ha natura giudiziale - ha specificato ancora nella nota Bruni - e, come già comunicato, è in deroga alla prescrizione di eventuali reati e potrà dare indicazioni circa la colpevolezza o meno a norma del Diritto Canonico» che «può giudicare e comminare pene per quanto concerne la vita interna alla Chiesa, mentre Marko Ivan Rupnik resta soggetto alla legislazione dei paesi in cui eventuali reati fossero stati commessi e la prescrizione per tali reati è stabilita dalla legislazione di ciascun paese, indipendentemente dall’autorità ecclesiastica».
Anche papa Leone XIV, a novembre scorso, rispondendo ai giornalisti a Castel Gandolfo aveva sottolineato l’apertura del nuovo processo, ricordando che «i procedimenti giudiziari richiedono tempo». «Il principio secondo cui una persona è innocente fino a prova contraria vale anche nella Chiesa. - aveva aggiunto - Auspico che questo processo, appena iniziato, possa portare chiarezza a tutte le persone coinvolte». L’indagine vaticana, infatti, era stata avviata nell’ottobre 2023 quando papa Francesco aveva revocato la prescrizione dei delitti contestati. Già nel 2019 la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva avviato un procedimento penale amministrativo dopo le prime denunce considerate credibili. Nel 2020 il Vaticano annunciò che Rupnik era incorso nella scomunica latae sententiae per aver assolto in confessione una persona con cui aveva peccato contro il sesto comandamento. Scomunica che poi era stata revocata due settimane dopo da papa Francesco. La Compagnia di Gesù ha successivamente espulso Rupnik nel giugno 2023, citando una «persistente mancanza di obbedienza».
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