Chi era il servo di Dio Giancarlo Bertolotti, testimone del sì alla vita
Medico, ginecologo e ostetrico a Sant'Angelo Lodigiano, seppe farsi compagno nel cammino della maternità. Morì in un incidente stradale nel 2005

«Lo scempio di bambini uccisi nel grembo materno, uccisione premeditata e volontaria di innocenti, clandestina o legale che sia, mi addolora e mi spaventa per l’aspetto di esercizio abusivo del potere di vita e di morte da parte del più forte sul più debole ed esso mi richiama alla mente il sopruso di regimi dittatoriali passati e recenti che sopprimono arbitrariamente e brutalmente con la vita la libertà di quanti con la loro esistenza risultano in qualche modo scomodi». Chi scrive queste parole in una lettera a una giovane studentessa di Medicina, datata 30 aprile 1979, è il dottor Giancarlo Bertolotti, ostetrico-ginecologo del Policlinico San Matteo di Pavia, che fin dall’inizio della sua attività ha fatto di tutto per contribuire alla nascita di tanti bambini e per formare a una genitorialità consapevole le coppie che si rivolgevano a lui. La diocesi di Lodi ha seguito il processo diocesano della sua causa di beatificazione e canonizzazione dal 9 novembre 2013 al 14 novembre 2021, per verificare la percezione che molta parte del popolo di Dio aveva circa la sua santità di vita.
Al momento della morte, avvenuta per un incidente stradale il 5 novembre 2005, il dottor Bertolotti aveva prestato servizio per quasi quarant’anni nella clinica ostetrico-ginecologica del San Matteo. Ostetricia era l’ultima specializzazione a cui aveva pensato, ma col tempo, poi, è diventata anche l’ambito privilegiato della sua testimonianza. Nato il 21 febbraio 1940 a Sant’Angelo Lodigiano, Giancarlo, in famiglia più noto come Gino, entra come alunno interno al Collegio Rotondi di Gorla Minore (Varese) per frequentarvi il ginnasio e il liceo, poco dopo la morte di suo padre Ettore. Si laurea in Medicina all’Università di Pavia nel 1967, nel pieno degli anni della contestazione e un anno prima che san Paolo VI firmi l’enciclica “Humanae vitae”, con la quale si sente in profonda sintonia.
Ormai specializzando, si avvicina al Centro di Studi Pavesi di Sessuologia, fondato dal dottor Gabriele Bonomi, e lo rappresenta al primo convegno internazionale degli operatori dei metodi naturali a Washington. In quell’incontro e in altri simposi diventa sempre più convinto che quei metodi aiutino a rispettare il progetto di Dio su entrambi i componenti della coppia. Rifugge quelli che chiama «sotterfugi contraccettivi» e incoraggia i padri e le madri a praticare l’«amorosa continenza periodica», altra espressione sua, per controllare la riproduzione senza che l’unione sessuale sia vissuta con dolore o con violenza. Quando invece si trova a che fare con una donna intenzionata ad abortire, coglie ogni occasione possibile per incoraggiarla a scegliere la vita. Non sempre ci riesce, e ne soffre, ma se la sua paziente cambia parere, si lascia sfuggire un «Evviva!» pieno di gioia. Anche il momento del parto per lui è una festa: fotografa il neonato o la neonata insieme alla madre e ne registra su nastro i primi vagiti, secondo un’usanza che oggi è consolidata.
Di carattere schivo, Giancarlo ha due passioni: la musica e l’alpinismo. Per molto tempo si è trovato indeciso se abbracciare la vocazione al sacerdozio o ricambiare pienamente i sentimenti che un’amica gli ha confidato di provare per lui, ma di fatto rimane celibe. Questo non lo rende però misogino, anzi: rispetta ogni donna, specie quelle che accosta per ragioni professionali. La notizia della sua morte sconvolge le sue pazienti, le famiglie che ha accostato, ma anche i colleghi preposti alle interruzioni di gravidanza: tutti, poco dopo la sua scomparsa, presentano obiezione di coscienza. Di questo fatto anche “Avvenire” parla, il 2 febbraio 2006, mentre il 5 febbraio dello stesso anno, sempre su queste pagine, viene presentata la testimonianza della ginecologa Laura Montanari, che aveva smesso di praticare aborti quando Giancarlo, che ne era stato molto soddisfatto, era ancora vivo.
Il dottor Bertolotti, testimone dell’infinito valore della vita nascente, la cui tomba dal 15 novembre 2025 si trova nella basilica dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini di Sant’Angelo Lodigiano, la sua parrocchia, avrebbe di certo condiviso pienamente le parole di Leone XIV, pronunciate proprio durante la visita a Pavia e a Sant’Angelo lo scorso 20 giugno: «Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita».
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