Le liste d'attesa in sanità si accorciano ma non in modo uguale in tutte le Regioni
Nei primi sei mesi di quest'anno le strutture pubbliche e del privato accreditato hanno erogato 1,6 milioni di prestazioni in più rispetto al 2025

Non illudiamoci: dobbiamo continuare a fare la fila per visite ed esami diagnostici. E 2,8 milioni di italiani, nei primi sei mesi di quest’anno, hanno dovuto attendere il proprio turno più del dovuto. Ma l’entrata in vigore, esattamente due anni fa, della legge 107 che ha battezzato la Piattaforma nazionale per le Liste d’attesa (operativamente entrata in funzione da pochi mesi), sta finalmente iniziando ad alleviare i sintomi di un problema strutturale. In questo primo semestre, infatti, le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate hanno erogato nei tempi di garanzia 1,6 milioni di visite mediche ed esami in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con segni positivi soprattutto per i codici di priorità Urgente (3 giorni) e Breve (10 giorni). Non è un dato marginale quello attestato dal primo Bollettino sulle liste di attesa redatto dall’Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Perché migliorano sia le prime visite (il 78,5% è fatta in tempo rispetto al 76,4% del 2025) sia gli esami diagnostici (84,6% rispetto all'82,8%). Restano come sempre contrastanti i dati regionali, con realtà che vedono progressi anche a due cifre, e altre che registrano un lieve arretramento.
In quanto alle visite urgenti, nei primi sei mesi del 2026, l'81% l'ha effettuata entro tre giorni rispetto al 77,7% dello stesso periodo del 2025. Lo stesso vale per le visite classificate come brevi (B): l'80,2% è stata erogata entro 10 giorni rispetto al 77,3 di 12 mesi fa. Progressi analoghi per gli accertamenti diagnostici: quelli urgenti garantiti entro tre giorni salgono dal 73,2% al 76,4%, quelli in classe B passano dal 75,9% al 77,6%. La nuova Piattaforma consente di seguire i tempi di attesa per 14 tipologie di prime visite e 22 test diagnostici in strutture pubbliche e del privato accreditato.
Dunque, nella prima parte di quest'anno, il Servizio sanitario ha aumentato le proprie capacità: le prenotazioni sono passate da 13,3 milioni a 14,9 milioni. Di queste, solo poco più di 30 mila sono state erogate oltre i tempi richiesti nella ricetta. In crescita anche i consulti nei fine settimana, che sono state 357 mila (27 mila in più rispetto al 2025). Tra le visite, quelle oncologiche hanno la più alta percentuale di rispetto dei tempi: il 95,2% (+1% rispetto allo scorso anno). Miglioramenti importanti anche per visite gastroenterologiche (dal 70,8% al 74,7%), pneumologiche (dal 77,7% all'80,9%) e fisiatriche (dal 78,5% all'82,7%).
Tra i test diagnostici, progresso di quasi 10 punti per la colonscopia: dal 60,8% del 2025 al 69,8% del 2026. Migliorano anche la gastroscopia (dal 66,4% al 71,9%), la mammografia (dall'86,1% all'89%), l'ecografia della mammella (dal 78% all'81,6%), la risonanza magnetica dell'addome (dal 78,6% all'81%). In flessione, invece, la risonanza magnetica del tronco encefalico, dall'83,9% all'81,9%. Detto questo, resta marcato il problema delle visite contrassegnate come “P” (programmate), che andrebbero cioè erogate entro 120 giorni ma che invece possono avere tempi superiori ai 300 giorni.
Ma come vanno le cose sul territorio? Le liste d'attesa migliorano nella gran parte delle regioni, anche se non mancano forti criticità. Per quel che riguarda le prime visite, le performance migliori sono della Basilicata: 98,9% nei tempi di garanzia. Sopra il 90% anche Marche (94,5%), Lazio e Veneto (91,5%). A seguire: Molise (88,8%), Calabria (86,6%) e Campania (84,5%). Ben più staccate Puglia (55,7%) e Provincia autonoma di Trento (54,7%). I progressi più importanti sono stati registrati in Liguria (+19,7% rispetto al 2025) e Lombardia (+9,5%), mentre gli arretramenti più marcati sono a Trento (-8,4%) e in Sicilia (-7,5%).
Sul fronte degli esami diagnostici le cose non si discostano di molto. Quattro Regioni garantiscono il rispetto dei tempi in oltre il 90% dei casi: Veneto (97,1%), Campania (96%), Basilicata (94,6%) e Marche (92,4%). Quasi la metà è sopra l'80%. Più indietro Abruzzo (65,3%), Puglia (63,5%) e Umbria (62%), regione, quest’ultima, che pure registra i più marcati passi avanti (+7,8%). Mentre una brusca frenata è quella dell'Abruzzo (-10,8%).
«Ridurre le liste d'attesa – ha commentato la premier Giorgia Meloni – è una delle sfide più importanti. I primi dati del 2026 ci dicono che siamo sulla strada giusta. Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare e che troppi cittadini aspettano ancora troppo per una prestazione sanitaria. Continueremo a lavorare con determinazione, con le Regioni, per garantire tempi sempre più rapidi e un servizio sanitario più efficiente». Da parte sua, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha affermato che il percorso imboccato con la legge ad hoc è «giusto, abbiamo instaurato una sana competizione tra le Regioni. Riguardo ai dati positivi, non so dire se siano dovuti ai risultati del servizio pubblico o del privato accreditato. Non faccio distinzioni, per i cittadini l'importante è fare gli esami nei tempi stabiliti e non pagare il ticket se sono esenti o pagarlo quando lo devono pagare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





