Sotto i 15 anni niente social: cosa dice la nuova legge francese (prima in Europa)
Il presidente Macron ha definito la protezione dei giovani sul web una «questione di civiltà». La modalità di verifica dell'età resta alle piattaforme

Il Parlamento francese ha approvato una legge che vieta l’utilizzo di alcuni social network a chi ha meno di 15 anni. La Francia diventa il primo Paese dell’Unione europea ad approvare questo tipo di misura.
La legge francese dovrebbe entrare in vigore nei prossimi mesi e l’applicazione si articolerà in due fasi: dal primo settembre i minori di 15 anni non potranno più creare nuovi account. Da questo momento in poi, le piattaforme avranno quattro mesi di tempo per eliminare gli account esistenti, con scadenza quindi al primo gennaio 2027. «Tutti noi francesi saremo chiamati a dimostrare l'età. Per chi ha meno di 15 anni l'account verrà chiuso» ha annunciato Anne Le Hénanff, la ministra francese con delega all'Intelligenza artificiale e al Digitale, precisando che sarà compito delle piattaforme individuare la modalità di verifica. Il testo del provvedimento infatti non dettaglia i sistemi con i quali dovrebbe essere effettuata la verifica. A chi ha sollevato obiezioni sulla rapidità dei tempi di applicazione Le Hénanff ha replicato che strumenti di verifica dell'età «già esistono». Tra le opzioni a disposizione citate dalla ministra c’è l’autenticazione attraverso Docaposte, la filiale digitale di La Poste, o France identité, l’equivalente di uno Spid francese. Il testo approvato martedì 21 luglio non specifica nemmeno a quali piattaforme si applicherà il divieto. Il ministero di Le Hénanff ha il compito di stilare un elenco completo con il supporto dell’Autorità di regolamentazione della comunicazione audiovisiva e digitale (Arcom).
La legge francese dovrebbe entrare in vigore nei prossimi mesi e l’applicazione si articolerà in due fasi: dal primo settembre i minori di 15 anni non potranno più creare nuovi account. Da questo momento in poi, le piattaforme avranno quattro mesi di tempo per eliminare gli account esistenti, con scadenza quindi al primo gennaio 2027. «Tutti noi francesi saremo chiamati a dimostrare l'età. Per chi ha meno di 15 anni l'account verrà chiuso» ha annunciato Anne Le Hénanff, la ministra francese con delega all'Intelligenza artificiale e al Digitale, precisando che sarà compito delle piattaforme individuare la modalità di verifica. Il testo del provvedimento infatti non dettaglia i sistemi con i quali dovrebbe essere effettuata la verifica. A chi ha sollevato obiezioni sulla rapidità dei tempi di applicazione Le Hénanff ha replicato che strumenti di verifica dell'età «già esistono». Tra le opzioni a disposizione citate dalla ministra c’è l’autenticazione attraverso Docaposte, la filiale digitale di La Poste, o France identité, l’equivalente di uno Spid francese. Il testo approvato martedì 21 luglio non specifica nemmeno a quali piattaforme si applicherà il divieto. Il ministero di Le Hénanff ha il compito di stilare un elenco completo con il supporto dell’Autorità di regolamentazione della comunicazione audiovisiva e digitale (Arcom).
La Commissione europea ha accolto con favore la scelta francese, anticipando che dopo l'estate verrà presentata una proposta europea per definire un approccio comune e armonizzato alla tutela dei minori online. Nel frattempo, Bruxelles ha ricordato che esiste già un regolamento europeo, il Digital Services Act (DSA), che consente agli Stati membri di fissare un'età minima per l'accesso a determinati servizi online, social network compresi. Parallelamente, all’inizio del mese la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha chiesto alle piattaforme digitali un «accesso scaglionato e graduale, a seconda delle fasce d’età».
Le parole del presidente Macron
Il presidente francese, Emmanuel Macron ha festeggiato l’introduzione di questa norma con un video sui social in cui vengono mostrati giovani affetti disturbi del sonno, del comportamento alimentare, dismorfia corporea e vittime di cyber-bullismo. Per il presidente la legge che vieta i social ai minori di 15 anni è «una questione di civiltà». Più di un anno fa aveva espresso la volontà di intervenire sull’accesso alle piattaforme, facendone una delle priorità del suo secondo mandato. Nonostante ciò, la proposta di legge ha avuto un percorso di approvazione complesso. Macron ha richiesto l’attivazione di una procedura accelerata, con una sola lettura anziché due in ciascuna delle Camere, così che il provvedimento potesse entrare in vigore a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico.
L'obiettivo dichiarato dal presidente francese è creare «una coalizione di volenterosi» per proteggere bambini e adolescenti, considerando la sicurezza digitale non solo materia di regolamentazione, ma un tema culturale e sociale.
Lunedì 20 luglio, prima che il testo di legge venisse approvato, nove associazioni francesi impegnate nella tutela dei diritti dei minori avevano chiesto al Parlamento di concentrarsi sulle responsabilità delle piattaforme, anziché su un divieto per i ragazzi. Tra gli altri ha espresso riserve anche l’ex prima ministra Élisabeth Borne, sempre di Renaissance (il partito politico fondato nel 2016 dallo stesso Macron, ndr), secondo cui prima bisognerebbe assicurarsi che il divieto degli smartphone alle scuole medie, in vigore dal 2018, venga rispettato. Nella norma francese sono incluse deroghe per l’accesso a siti o piattaforme come le enciclopedie online e i progetti digitali con finalità educative che potranno continuare a essere utilizzate.
I precedenti internazionali
La legge francese si inserisce in una tendenza internazionale avviata dall’Australia. Nel dicembre 2025 il Paese ha introdotto limitazioni all’uso dei social network ai minori di 16 anni, spingendo altri governi a introdurre limiti simili. Dal 1° giugno la Malesia è stato il primo Paese asiatico ad adottare una misur analoga. L'Indonesia ha optato per un approccio mirato, vietando agli under 16 l'accesso a piattaforme considerate ad alto rischio, come TikTok e Roblox. Il modello cinese invece applica un sistema di restrizioni che intreccia limiti di età, tempi di utilizzo e controlli sull'accesso ai servizi digitali. Nel Regno Unito, pochi giorni prima delle dimissioni, Keir Starmer ha annunciato l’intenzione di introdurre un coprifuoco notturno per gli utenti di età compresa tra i 16 e 18 anni, mentre entro la fine del 2026 dovrebbe entrare in vigore il divieto per chi ha meno di 16 anni di utilizzo di piattaforme come TikTok, Instagram, Facebook, X, YouTube, Snapchat, Reddit, Twitch e Kick.
In Portogallo, a febbraio 2026 è stata approvata una legge che vieta l'utilizzo delle piattaforme ai minori di 13 anni e richiede il consenso dei genitori per gli adolescenti tra i 13 e i 16 anni. Anche la Danimarca si prepara a introdurre un divieto per i minori di 15 anni, previsto da un accordo di governo già raggiunto e destinato a diventare legge nei prossimi mesi. In Spagna il premier Pedro Sánchez ha annunciato l'intenzione di vietare l'accesso ai social agli under 16 e di introdurre la responsabilità penale personale per gli amministratori delle piattaforme che non rispettino le nuove regole.
In Portogallo, a febbraio è stata approvata una legge che impedisce l’accesso alle piattaforme ai minori di 13 anni e richiede il consenso dei genitori per gli adolescenti tra i 13 e i 16 anni. Anche la Danimarca si prepara a introdurre un divieto per i minori di 15 anni, l’accordo è già raggiunto e diventerà legge nei prossimi mesi. Sullo stesso limite di età si è allineata anche la Grecia: il governo ha promesso una proposta di legge entro l’estate, per renderla operativa nel 2027. Per l’Austria invece l’età limite sarebbe da fissare entro i 14 anni, affiancando il divieto a corsi di educazione digitale. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato di voler vietare l'accesso ai social agli under 16 e di introdurre la responsabilità penale personale, oltre alle multe, per gli amministratori delle piattaforme che non rispettino le nuove regole. Anche in Italia negli ultimi due anni sono stati presentati alcuni disegni di legge. Tra le iniziative più avanzate c'è il disegno di legge bipartisan Menunni-Madia, cui si aggiungono la proposta presentata da Mara Carfagna e quella della leghista Giorgia Latini. Finora, però, nessuna iniziativa ha raggiunto il primo voto in una delle due Camere.
Una delle questioni critiche resta la verifica dell’età. Tutte le proposte delegano il controllo alle piattaforme, chiamate a sviluppare strumenti per accertare l’età degli utenti senza ricorrere a sistemi di tracciamento invasivi. Per evitare che l’operazione si trasformi in una forma di sorveglianza di massa, questi strumenti dovranno rispettare il regolamento europeo sulla protezione dei dati. Un approccio alternativo arriva dall’Estonia, che ha scelto di non introdurre un divieto ai social basato sull’età, ma punta sulla combinazione tra identità digitale ed educazione. Grazie al sistema nazionale di identità elettronica, il Paese dispone di strumenti per certificare l’età degli utenti online, mentre nelle scuole ha sviluppato programmi di alfabetizzazione digitale per promuovere un uso consapevole della tecnologia.
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