La cultura cambia il volto ai territori e conquista i giovanissimi
di Cinzia Arena
Presentato a Roma il 22esimo rapporto di Federculture. All'interno del Pnrr spesi 800 milioni per progetti di rigenerazione di spazi. Cresce, traniata dalla fascia d'età 15-24, la partecipazione a mostre, spettacoli e concerti

La cultura cambia volto ai territori: accelera la riqualificazione, attrae i turisti e i più giovani. Lo dimostrano i dati presentati dal 22esimo rapporto annuale Federculture presentato oggi a Roma (“Impresa cultura - la cultura che cambia i territori" realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo).
Il rapporto per la prima volta ricostruisce il peso della cultura all’interno della rigenerazione urbana per ridurre le situazioni di marginalizzazione e degrado sociale. Sono stati individuati 342 interventi a carattere culturale tra recupero di teatri, spazi per spettacolo dal vivo e altri edifici. Questi progetti a conti fatti rappresentano il 17% degli interventi finanziati dal Pnrr in questo sotto ambito ma assorbono il 20% delle risorse vale a dire 800 milioni di euro. La distribuzione territoriale è sbilanciata verso il Nord con il 38,9% dei progetti.
La spesa dei Comuni per la tutela dei beni culturali ha sfiorato i 3 miliardi di euro nel 2024 (con una crescita del 5,6%) a queste risorse si aggiungono inoltre 1,1 miliardi stanziati dalle Regioni.
Il rapporto analizza nel dettaglio la partecipazione degli italiani alle principali attività. Con una piacevole conferma: le nuove generazioni sono le più attive. Il teatro è frequentato dal 24,3% della popolazione, il cinema raggiunge il 48,2%, mentre la quota di chi visita musei e mostre passa in un anno dal 33,6% al 35,8%. Cresce anche la partecipazione ai concerti di musica leggera e alle visite a siti archeologici. Nel complesso, i dati confermano il ritorno del pubblico nei luoghi della cultura e una domanda di esperienze dal vivo che, soprattutto nel settore dello spettacolo, ha ormai superato la fase del semplice recupero post-pandemico.
La ripresa non coinvolge però allo stesso modo tutte le fasce della popolazione. I livelli più elevati si registrano tra adolescenti e giovani adulti. Nella fascia tra i 15 e i 24 anni la partecipazione al cinema supera il 77% e risulta particolarmente alta anche per concerti e altre forme di intrattenimento.
Resta marcata anche la distanza tra le diverse aree del Paese. Nel 2025 la quota di popolazione che visita musei e mostre supera il 40% nel Nord-Ovest, mentre nel Mezzogiorno si ferma intorno al 26%. Differenze analoghe emergono nella lettura: al Nord legge almeno un libro il 47,8% della popolazione, contro il 29,5% del Sud. Il confronto europeo segnala una debolezza strutturale. Nel 2022 (ultimo aggiornamento disponibile sui confronti europei) soltanto il 36,9% degli italiani ha partecipato ad attività culturali, contro valori superiori al 70% in Paesi come Danimarca, Lussemburgo e Norvegia. Il quadro evidenzia così una doppia dinamica: da un lato cresce il pubblico dei principali comparti culturali; dall’altro resta ampia la quota di popolazione che partecipa poco o non partecipa affatto.
Cresce anche la spesa media delle famiglie per ricreazione, sport e cultura che nel 2024 (ultimo dato Istat) sale a circa 105 euro al mese, il 3,1% in più rispetto al 2023. L’aumento, tuttavia, non compensa l’effetto dell’inflazione e il potere d’acquisto resta inferiore ai livelli del 2019. Restano inoltre forti differenze territoriali. In Trentino-Alto Adige, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Toscana ed Emilia-Romagna la spesa supera i 130 euro mensili, mentre in Puglia e Calabria si ferma poco sopra i 40 euro. Una distanza che continua a incidere sulle possibilità di accesso alla cultura nelle diverse aree del Paese.
“La crescita del pubblico conferma che in Italia la domanda di cultura è forte. Il punto oggi è dare al settore strumenti più stabili per rispondere a questa domanda e ridurre le differenze tra i territori” ha commentato Andrea Cancellato, presidente di Federculture che chiede al governo di approvare provvedimenti importanti, a partire dalla normativa sulle fondazioni di partecipazione e dal rafforzamento dell’Art Bonus e del Fondo Cultura presso l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. “Regole più chiare e risorse più solide possono aiutare le istituzioni culturali a programmare, investire e coinvolgere nuovi soggetti pubblici e privati. Solo così sarà possibile superare la logica degli interventi episodici e garantire un accesso alla cultura più ampio, soprattutto nei territori più fragili” ha sottolineato Cancellato.
“I dati confermano una crescita della partecipazione culturale, con aumenti evidenti per cinema, spettacoli dal vivo e visite a musei e siti archeologici. Questa dinamica è trainata soprattutto dai più giovani, mentre resta più debole in altre fasce della popolazione. Allo stesso tempo emergono differenze territoriali molto marcate: nel Nord-Ovest oltre il 40% della popolazione visita musei e mostre, nel Mezzogiorno la quota si ferma intorno al 26%. Il quadro che ne deriva è quello di una crescita reale, ma non omogenea, che continua a riflettere le disuguaglianze già presenti nel sistema culturale” ha aggiunto Alberto Bonisoli, direttore dell’Ufficio Studi di Federculture.
Gli occupati nel settore in base ai dati Istat sono 851 mila occupati, pari al 3,5% dell’occupazione totale. Un dato in crescita per il quarto anno consecutivo dopo che nel corso della pandemia da Covid-19 l’occupazione culturale aveva subito una riduzione più forte di quella registrata per il resto dell’occupazione (-6,7% contro -2,4% tra il 2019 e il 2021).
Il lavoro culturale presenta però delle criticità strutturali, in particolare per la forte presenza di lavoratori autonomi senza dipendenti (41,5% rispetto al 14% del totale occupati), che includono anche le forme più vulnerabili del lavoro indipendente (prestatori d’opera occasionali, collaboratori, ecc.). I lavoratori dipendenti sono, invece, meno diffusi, sia quelli a termine (6,8% contro 10,6%) sia, soprattutto, quelli a tempo indeterminato (44% rispetto al 67,9% del totale occupati).
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