Il ristorante apre in un Centro di accoglienza migranti: l'esperimento degli Altipiani di Arcinazzo

di Igor Traboni, Arcinazzo (Roma)
Una "Hostaria" aperta al pubblico e portata avanti dagli ospiti del Cas, un centinaio tra ucraini, bengalesi e africani, a cavallo tra le province di Roma e Frosinone
Google preferred source
July 20, 2026
Il ristorante apre in un Centro di accoglienza migranti: l'esperimento degli Altipiani di Arcinazzo
Un momento dell'inaugurazione dell'Hostaria Koinè
Si chiama “Hostaria Koinè”, nome fortemente evocativo di un incontro di lingue e culture, ed è il primo ristorante in Italia aperto dentro un Centro di Accoglienza Straordinaria e portato avanti proprio dagli ospiti. Siamo agli Altipiani di Arcinazzo, un pianoro di rara bellezza non a caso chiamato “la Svizzera italiana”, a cavallo tra le province di Roma e Frosinone, dove il Centro di accoglienza “Traiano Imperatore”, dal nome del vecchio hotel di cui ha preso il posto, accoglie un centinaio di ospiti: ucraini (il Cas è nato nel 2022 proprio dopo lo scoppio della guerra), ma nel tempo anche bengalesi, dell’Africa sub-sahariana e del Maghreb. Soprattutto ragazzi e uomini, ma anche donne sole con bambini.
L’idea è venuta ad Alessandro Marsili, uno dei gestori, di una famiglia di lunga tradizione nella ristorazione romana, e subito accolta dalla direttrice Angela Ferri, dall’altro gestore Marco Macis e da Barbara De Simone, torinese trapiantata a Fiuggi da 31 anni, insegnante di Italiano nel Centro e che ci illustra l’iniziativa: «Qui accanto c’era un altro ristorante e, quando i gestori lo hanno lasciato, Marsili ha detto subito: ma perché non lo prendiamo noi, così diamo un altro futuro a questi ragazzi? Qui adesso arrivano soprattutto dopo essere sbarcati a Lampedusa e “smistati” dalle Prefetture. Da noi vengono seguiti passo passo, dalle pratiche burocratiche in Questura al permesso di soggiorno. Quando hanno il pre-permesso, possono già lavorare. E in effetti molti di loro ci vengono richiesti dai ristoranti della vicina Fiuggi o per la raccolta dell’uva ad Affile. E ci sono diverse belle storie di integrazione, come quella di una ragazza che venne chiamata per fare la lavapiatti nei fine settimana e poi è stata assunta a tempo indeterminato e ora ha una casa tutta sua. Gli ospiti sono un centinaio, c’è chi va via dopo un po’ perché trova lavoro e qualcuno che invece sta qui da tre anni. Certo, non è tutto rose e fuori, perché ci sono etnie diverse, con diverse mentalità, ma qui i gestori capiscono che l’importante è seguirli, farlo con il cuore». Senza dimenticare l’incontro interreligioso (come sottolineato dal parroco, don Pierluigi Nardi, quando ha benedetto i locali, alla presenza soprattutto di ospiti musulmani) e l’inclusione e l’integrazione con la comunità locale.
«Vogliamo offrire qualcosa in più a questi ragazzi – aggiunge De Simone – ma anche smantellare certi pregiudizi: quando la notizia dell’apertura (l’11 luglio scorso, ndr) ha iniziato a circolare, subito si sono scatenati i soliti “leoni da tastiera” con tante critiche. Senza sapere che i nostri ospiti spesso arrivano da Paesi in guerra, hanno subito violenze di ogni genere e chiedono di essere aiutati, seguiti, e vengono subito da me per imparare l’italiano. Pregiudizi duri a morire, tipo quelli dei pasti buttati: ma noi qui abbiamo due cuochi fissi che lavorano per loro». Gli stessi che ora stanno già dando una grande mano all’Hostaria Koinè, ovvero Roger Bangoura Alain e Luciano Celletti. Sempre in cucina, ma ovviamente anche ai tavoli, dal venerdì alla domenica (almeno per ora e solo su prenotazione), ci saranno proprio gli ospiti del Centro: «A turnazione, faremo lavorare tutti quelli che si sono detti disponibili e che già non hanno un lavoro. Potremmo ospitare fino a 150 avventori, ma per adesso partiamo con 25 coperti e poi vedremo. “Sciuùè sciuè”, come dicono i nostri ragazzi arabi, cioè piano piano» conclude Barbara De Simone, che invece deve correre al telefono, perché ci sono le prime prenotazioni in arrivo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire