I figli non seguono i padri: le seconde generazioni di immigrati sono meno religiose

Fondazione Ismu: in Lombardia raddoppia la quota di chi, con background migratorio, non si riconosce in nessuna fede. È la conferma di un quadro nazionale ormai diffuso: la trasmissione dell'appartenenza ai luoghi di culto tra adulti e ragazzi non è più automatica. Tiene solo la quota dei cattolici
Google preferred source
July 20, 2026
I figli non seguono i padri: le seconde generazioni di immigrati sono meno religiose
ITALIA ROMA CHIESA CATTOLICA FEDELI IMMIGRATI DONNE PREGHIERA 18 MAGGIO 2008 ROMA FESTA DEI POPOLI A SAN GIOVANNI ORGANIZZATA DAGLI SCALABRINIANI SICILIANI
Attenti a utilizzare l’appartenenza religiosa per codificare i comportamenti delle nuove generazioni. Vale per gli italiani e ancor di più per gli stranieri, che manifestano una progressiva disaffezione e lontananza rispetto ai luoghi di culto. Lo conferma una ricerca della Fondazione Ismu, secondo cui in Lombardia ormai quasi una persona su quattro con background migratorio (il 23,7%) dichiara di non riconoscersi in alcuna religione, una quota più che doppia rispetto all'11,3% rilevato tra le prime generazioni. I dati sono emersi all’interno di un’indagine che ha coinvolto anche l'Università degli Studi di Milano e l'Università di Bologna, finanziata da Fondazione Cariplo. Il campione di interviste ha raggiunto 2.800 persone residenti nella nostra regione, di età compresa tra i 18 e i 65 anni.
C’è una sola eccezione nel panorama religioso dei giovani: riguarda chi si dichiara cattolico, con una quota in lieve crescita tra prime e seconde generazioni, dal 23,6 al 24 per cento. Mentre aumenta il numero di coloro che non si riconoscono in alcuna fede, secondo i dati Ismu diminuisce fortemente il peso dei cristiani ortodossi, che passano dal 13,4% tra le prime generazioni al 6,1% tra le seconde. I musulmani continuano a rappresentare la maggioranza relativa dei due gruppi, con un significativo calo dal 41% delle prime generazioni al 36,2% delle seconde.
Ciò che emerge dal lavoro dei ricercatori conferma quanto da tempo viene raccontato nelle diverse comunità religiose: la presenza di giovani e giovanissimi è più rarefatta, quanto a frequenza ai riti e partecipazione alla vita comunitaria, che si tratti di centri islamici o di templi indiani e buddisti.
In particolare, restano contenute le quote di induisti e sikh (3,6% tra le prime generazioni e 2,5% tra le seconde), buddisti (2,8% in entrambi i gruppi), protestanti (dal 2,0% all'1,4%), ebrei (dallo 0,1% allo 0,6%) e altre religioni non cristiane (0,3% in entrambe le generazioni). Sale leggermente quella di alcune altre religioni, come testimoni di Geova e mormoni (dal 1,9% al 2,6%).
Nel suo ultimo rapporto annuale, Ismu aveva peraltro evidenziato come, al 1° luglio 2025, fosse in atto una progressiva trasformazione della composizione religiosa della popolazione straniera residente in Italia. I cristiani rimangono il gruppo più numeroso nel loro complesso, ma la loro incidenza continua a ridursi, mentre aumenta l’incidenza dei musulmani, che hanno raggiunto il 31% degli stranieri residenti.
«La trasmissione dell'appartenenza religiosa tra genitori e figli non avviene dunque più in modo automatico» spiegano dalla Fondazione. Le seconde generazioni mostrano, infatti, percorsi differenti rispetto ai propri genitori, con una generale diminuzione del sentimento di appartenenza religiosa e traiettorie che variano sensibilmente a seconda della comunità di origine.
La minor religiosità della generazione Z e in generale degli under 30 spiega anche perché la fede in sé conta sempre di meno, nonostante certa pubblicistica, sull’eventuale radicalizzazione delle persone, che usano altri canali e altri contesti per possibili indottrinamenti e derive fondamentaliste, dal web ai social network, fino al carcere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire