L'uomo morto in manette, le reazioni della politica e della città: cosa è successo a Bologna

La vittima si chiamava Abderrahim Fakir, 43 anni, di origine marocchina. "Aiuto, basta, basta" le ultime parole mentre due agenti lo bloccavano a faccia in giù
Google preferred source
July 20, 2026
L'uomo morto in manette, le reazioni della politica e della città: cosa è successo a Bologna
Il 43enne di origine marocchina morto a Bologna, mentre viene bloccato a terra da due agenti che cercano di ammanettarlo, Bologna, 19 luglio 2026. ANSA
Un uomo di 43 anni, Abderrahim Fakir, di origine marocchina, in Italia da quando aveva 7 anni, regolare, sposato e titolare di una impresa di facchinaggio impegnata nella logistica, è morto ieri a Bologna in via Svevo, nel cuore del Pilastro, quartiere popolare e multietnico, durante un intervento della polizia. «Aiuto, basta, basta» sono state le sue ultime parole mentre due agenti lo bloccavano a faccia in giù, come si vede nelle immagini di un video in cui gli agenti cercano di portargli le mani dietro la schiena nel tentativo di ammanettarlo. Un terzo uomo, probabilmente un residente, aiuta gli agenti tenendogli le caviglie. Attorno a loro anche due soccorritori, che però non intervengono. Dopo qualche minuto l'uomo smette di dimenarsi e sembra perdere i sensi, mentre i poliziotti gli bloccano anche le caviglie. Uno dei due prova a sincerarsi delle sue condizioni, ma senza risposta.
Abderrahim Fakir, 43enne marocchino morto a Bologna durante un intervento della polizia, Bologna, 19 luglio 2026. ANSA/SARA FERRARI
Abderrahim Fakir, 43enne marocchino morto a Bologna durante un intervento della polizia, Bologna, 19 luglio 2026. ANSA/SARA FERRARI
La polizia, racconta un testimone, era arrivata sul posto dopo che qualcuno dal condominio aveva sentito delle urla provenire dal garage, ma lui «non ha fatto niente - aggiunge il testimone -, era un po' agitato, chiedeva solo aiuto». Fakir era lì per fare visita ad alcuni parenti e secondo i racconti di alcuni testimoni sul posto era in forte stato di agitazione; i poliziotti, prima di bloccarlo, avrebbero infatti anche utilizzato lo spray urticante. A parlare dopo l'accaduto anche la sorella della vittima: «Non sappiamo cosa sia successo - dice ai cronisti, molto scossa -. Lo sanno loro, la polizia, cosa è successo. Lo hanno ammanettato ed è morto. Lo hanno aggredito loro, ci sono testimoni». Nel frattempo l'Ausl di Bologna ha disposto un'indagine interna per fare luce sull'episodio e  la questura di Bologna ha fatto sapere che le «bodycam dei poliziotti verranno subito messe a disposizione del pm» Domenico Ambrosino. 
La questura intanto ha fornito la sua ricostruzione dei fatti: «Gli agenti sono intervenuti su richiesta dei cittadini che avevano segnalato una persona in escandescenza e, per contenere il soggetto, sono stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un'auto. I poliziotti hanno richiesto immediatamente anche l'ausilio dei sanitari del 118 e dopo le operazioni di contenimento effettuate anche alla presenza dei sanitari, l'uomo è deceduto».
Anche il sindaco di Bologna Matteo Lepore e il presidente della Regione, Michele de Pascale sono intervenuti sul fatto, chiedendo che «venga fatta piena luce su quanto avvenuto»; nella serata di ieri, intanto, i residenti del Pilastro hanno lanciato un presidio per protestare contro quello che i parenti di Abderrahim Fakir hanno definito «un assassinio di Stato». Questa sera alle 19 in piazza Nettuno a Bologna si svolgerà una manifestazione indetta dallo stesso sindaco Lepore «per stare uniti e ritrovarci, per essere vicini alla comunità del Pilastro in un momento così doloroso. Ritroviamoci per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir, per un momento di raccoglimento e riflessione, per affrontare uniti questa tragedia come Bologna sa fare», ha concluso il sindaco.
Chi era Abderrahim Fakir
«Era una persona estremamente gentile, educata, rispettosa. Un lavoratore che si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti. È l'ultimo dei miei assistiti per cui avrei immaginato una fine del genere»; così l'avvocata Barbara Spinelli, che assisteva Abderrahim Fakir in un procedimento per la riconferma del permesso di soggiorno, ricorda il 42enne morto durante un intervento di polizia al Pilastro. La legale racconta di aver conosciuto Fakir alla fine dello scorso anno. «Lui era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva regolarmente in Italia fin da bambino», sottolinea. Spinelli descrive Fakir come «una di quelle persone oggi sempre più rare». «Pur avendo il mio numero personale per le emergenze non ha mai fatto pressioni, né chiamato fuori orario. Quando mi chiedeva di sollecitare il procedimento lo faceva sempre con grande educazione, spiegando le sue ragioni, ringraziando. Modi che oggi sono quasi desueti». Secondo la legale, il 42enne era «un uomo dal cuore buono», con un forte senso di responsabilità. «Aveva un'attività lavorativa, dei dipendenti e parlava come il buon padre di famiglia, anche se non aveva figli. Era preoccupato per il futuro della sua azienda e per le persone che lavoravano con lui». Negli ultimi mesi, aggiunge, Fakir aveva manifestato timori legati all'entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione. «Aveva una paura immotivata di essere mandato via dall'Italia. Io cercavo di rassicurarlo: gli dicevo che era l'ultima persona che avrebbe dovuto avere paura, perché aveva tutti i documenti in regola».
Le reazioni della politica 
Numerose le reazioni alla vicenda anche dal mondo della politica. La senatrice di Avs Ilaria Cucchi ha annunciato un'interrogazione parlamentare e commentato così l'accaduto: «Quello che vediamo nel video di Bologna è un fatto estremamente grave. Si tratterebbe dell'ennesimo caso di un uomo in chiaro stato confusionale, che chiede aiuto e invece di avere soccorso viene bloccato dalle forze dell'ordine e si dirà che è morto per asfissia posturale. Mi auguro che non sia così, che non sia l'ennesimo caso, come quello che è successo a Riccardo Magherini o a Federico Aldrovandi».
«Di fronte a una richiesta di aiuto serve massima attenzione e cura. Collaborazione trasparente tra Magistratura, Forze dell'Ordine e cittadini per accertare la verità - dichiara in una nota Arcangelo Macedonio, della Segreteria Nazionale di Più Europa -. Ci sono immagini che squarciano l'anima e che colpiscono profondamente la nostra coscienza civile. La morte di Abderrahim Fakir, 43 anni, avvenuta a terra e ammanettato sull'asfalto del quartiere Pilastro a Bologna mentre implorava aiuto, è un fatto drammatico che esige risposte chiare e tempestive. Di fronte a una disperata richiesta di soccorso o a un evidente stato di alterazione e confusione, la priorità assoluta di una comunità democratica - prosegue l'esponente di Più Europa - deve essere la tutela della vita e la gestione in totale sicurezza di ogni intervento. Non possiamo rassegnarci all'idea che una situazione di emergenza possa sfociare in una simile tragedia».
«Quando una persona viene uccisa nel corso di un intervento coercitivo - interviene Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e leader di Spazio Pubblico - le istituzioni hanno il dovere di garantire il massimo livello di trasparenza e di accertare con rigore ogni passaggio e ogni responsabilità. Confidiamo nel lavoro della magistratura, nell'autopsia e nell'esame delle immagini delle bodycam degli agenti».
«Si tratta di una vicenda profondamente drammatica e dolorosa - dichiara in una nota la senatrice del Pd emiliano-romagnola Sandra Zampa -. Non solo la famiglia e la comunità marocchina hanno diritto a sapere, ma l'intera città di Bologna lo chiede».
«Nel nostro Paese - ha scritto sui social la senatrice Cinque Stelle Mariolina Castellone - nessuno può morire così». Nel centrodestra, Fdi si è invece schierata a difesa delle forze dell'ordine: «L'intervento, richiesto dai cittadini e a cui dei cittadini hanno contribuito, risulta condotto con professionalità e modalità consone al tipo di esigenza che si era posta», ha detto Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera del partito della premier Giorgia Meloni.
L'inchiesta della Procura di Bologna
La Procura di Bologna "all'esito dell'esame dei primi atti e della documentazione video acquisita anche attraverso gli apparati in uso alle forze di polizia, ha proceduto alla iscrizione di un procedimento, in apposito registro modello '45 bis', nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento". Al momento quindi non ci sono indagati ma viene applicato la nuova norma sul registro per le annotazioni preliminari in cui vengono iscritti i nomi di soggetti a cui vengono attribuiti reati commessi in presenza di una possibile causa di giustificazione. ''Gli accertamenti terranno conto dell'intero sviluppo dei fatti (di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisito da quest'ufficio) e dell'intervento degli operatori sia delle forze dell'ordine sia del personale sanitario" spiega una nota firmata dal procuratore di Bologna Paolo Guido. La Procura riferisce che "verranno svolte tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge, a partire dagli accertamenti di natura medico - legale, allo scopo di pervenire in tempi rapidi (e previsti dalla normativa di recente entrata in vigore) alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti".  
Il cardinale Zuppi: prevalgano giustizia e dialogo
L'arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi, «è vicino nella preghiera a chi soffre per quanto accaduto ieri al Pilastro, dove ha perso la vita una persona ed esprime vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che stanno soffrendo e che sono coinvolti nella drammatica vicenda». Zuppi, in una nota, invoca «Dio, perché in questo momento non prevalgano l'odio, la violenza, anche verbale e nei social e la strumentalizzazione per nessuna ragione, ma il rispetto, il dialogo e la giustizia a cui tutti devono affidarsi nel rispetto del diritto e delle Istituzioni». «In questa sofferenza - conclude Zuppi -, la Chiesa ricorda di non stancarsi di costruire percorsi di pace, di riconciliazione e di incontro affinché prevalga la forza dell'amore che ci viene donato da Gesù, seminatore di bene nel cuore di ogni persona». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire