Il borgo più piccolo della Puglia "salvato" dalle donne

di Antonella D'Avola, Celle di San Vito (Foggia)
Celle di San Vito (Foggia), 144 abitanti: sindaca, vicesindaca, presidente della Pro Loco e della squadra di calcio, tutte insieme (con qualche uomo) raccontano la bellezza di una terra e dei suoi legami sociali
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July 21, 2026
Un paese può essere raccontato con un numero: 144 abitanti. Oppure con 144 nomi, altrettanti volti, mestieri, sogni e scelte di vita. È la differenza tra una statistica e una comunità. Ed è questa la strada scelta da Celle di San Vito, il comune più piccolo della Puglia, che ha deciso di presentarsi al mondo non attraverso il primato demografico che da sempre lo accompagna, ma attraverso le persone che ogni giorno gli danno un presente e continuano a immaginarne il futuro. Nasce così “Celle di San Vito siamo noi”, un racconto corale affidato a una serie di brevi video-interviste che, per tutta l’estate, daranno volto e voce agli abitanti del borgo. Non attori, né testimonial scelti per l’occasione, ma cittadini che parlano della propria vita con la naturalezza di chi considera quel paese casa. È un modo semplice e insieme potente per ribaltare la prospettiva: prima ancora dei numeri, vengono le persone. Un racconto nel quale emerge con forza anche il volto delle donne di Celle di San Vito: protagoniste silenziose e instancabili della vita del borgo, custodi di memorie, tradizioni e nuove energie. Donne che lavorano, amministrano, accolgono, tramandano saperi e costruiscono futuro. Sono loro, insieme agli altri abitanti, a restituire l’immagine di una comunità viva, dove la cura dei luoghi passa soprattutto attraverso la cura delle persone. Davanti alla telecamera si alternano la titolare del negozio di alimentari, il muratore tuttofare, l’aiutante ristoratrice, la vicesindaca arrivata dalla città, le operatrici dell’Infopoint, i bambini che ogni mattina raggiungono la scuola nel paese vicino, la presidente della squadra di calcio, i giovani e gli anziani. Ognuno offre un frammento di vita quotidiana, componendo il ritratto di una comunità che continua a scegliere di restare.
Un'immagine di Celle di San Vito (Foggia)
Un'immagine di Celle di San Vito (Foggia)
L’iniziativa è stata realizzata da Officineventi nell’ambito del progetto di valorizzazione e rigenerazione culturale di Celle di San Vito e della Valle del Celone, finanziato con fondi del Pnrr. «Siamo fieri, orgogliosi, non ci arrendiamo mai. Questo è Celle di San Vito», afferma la sindaca Maria Palma Giannini. «Crediamo nel nostro paese e nella forza della nostra comunità. Quando c’è una festa, quando c’è un diritto da difendere o un progetto da realizzare, ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo insieme. Penso che ci sia bisogno di luoghi come il nostro, perché ricordano a tutti il significato autentico della parola comunità».
Tra le testimonianze spicca quella di Consiglia Agrillo, presidente della squadra di calcio del borgo e della Pro Loco. «Mi sono trasferita qui dalla Germania per amore». Un amore che, con il tempo, è diventato anche appartenenza. Perché a Celle di San Vito Consiglia ha trovato non soltanto un luogo in cui vivere, ma una comunità nella quale sentirsi parte di qualcosa di più grande. «Io sono venuta qui per la pace e la serenità che trovo solo qui», racconta. «I nostri figli sono al sicuro e possono giocare per strada tranquilli: siamo una grande famiglia». Parole che restituiscono il volto di un paese dove i legami quotidiani sono ancora una ricchezza e dove sentirsi parte di una comunità significa anche prendersene cura. Il suo impegno nella Pro Loco e nella squadra di calcio racconta proprio questo: la volontà di contribuire alla vita del borgo, di creare occasioni di incontro e di guardare avanti. «Speriamo di riuscire a portare altri giovani, perché qui si vive bene e, anche se in tanti dicono il contrario, a noi che ci viviamo non manca proprio nulla».
Il panorama di Celle di San Vito (Foggia)
Il panorama di Celle di San Vito (Foggia)
C’è poi la storia di Mariangela Genovese, operatrice dello sportello linguistico, una delle sei ragazze che hanno scelto di dedicare tempo ed energie alla tutela della lingua franco-provenzale, patrimonio identitario di Celle di San Vito. Un lavoro tutto al femminile che negli anni ha dato vita a progetti, pubblicazioni e ricerche, fino alla prossima edizione aggiornata del dizionario cellese-italiano. «Abbiamo intervistato gli anziani, raccolto testimonianze, fatto ricerche e siamo arrivate a un bellissimo risultato», racconta Mariangela. Un percorso fatto di ascolto e memoria, nato dalla volontà di custodire parole che rischiavano di perdersi e che invece continuano a raccontare la storia di una comunità.
A raccontare un altro pezzo dell’identità di Celle di San Vito è anche il Museo della civiltà contadina franco-provenzale “Enzo Rubino”, dove Mariangela accompagna idealmente i visitatori alla scoperta di un passato ancora vivo. «Entrare nel museo significa proprio entrare nel passato», spiega. Tra antichi mestieri, strumenti di lavoro, macchine fotografiche e piccoli oggetti della vita quotidiana, ogni elemento conserva una storia e restituisce il volto di una comunità che ha saputo tramandare le proprie radici. «Ci sono oggetti curiosi e molto simpatici che vi mostreremo soltanto se verrete a trovarci», aggiunge con un sorriso.
E poi ci sono Virginia, Mariangela, Nausica, Angela e la simpatia contagiosa di Lina, che con un sorriso confessa: «Mi sono accorta che, quando mi arrabbio, mi arrabbio in cellese». Un’espressione semplice e autentica che racconta quanto la lingua delle origini sia intrecciata alle emozioni più profonde, al modo più spontaneo di sentire e vivere le proprie radici. E poi ancora il volto giovane di Antonio Pio e quello dei piccoli Sveva e Davide, che ogni giorno salgono sul pulmino per raggiungere la scuola nel borgo più vicino, vivendo il loro essere pendolari con naturalezza, senza lamentele, ma con la serenità di chi sa di appartenere a una comunità speciale. Infine c’è la storia di Peter Poppa, quella che forse più di ogni altra racchiude il senso di questo viaggio tra i volti e le voci di Celle di San Vito. Nato nel piccolo borgo nel 1958, nella casa vicino a quella dove oggi torna ogni volta che attraversa l’oceano, Peter ha costruito la sua vita in Canada, ma non ha mai smesso di sentirsi legato al paese delle sue origini. «Credo di essere venuto in Italia almeno 28 volte», racconta. Torna per i parenti e per sua sorella, che vivono ancora qui: a richiamarlo sono gli affetti, ma anche la bellezza di un luogo che sente ancora suo. «Questo paese mi piace perché un panorama così in Canada non c’è». Ai giovani di Celle lascia un pensiero semplice e prezioso: «Non sapete la bellezza che possedete vivendo in questo paese». E forse è proprio questo il messaggio che arriva dal borgo più piccolo della Puglia: i luoghi non chiedono di essere grandi, ma di essere amati. Perché è l’amore delle persone ad allargarne i confini: quello di chi li abita, di chi li custodisce e di chi, anche dopo una vita lontano, sente ancora di appartenervi.

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