Roghi e grandine, cosa succede? Italia alle prese con gli eventi estremi
In Sicilia lo scirocco alimenta gli incendi, situazione critica nell’Agrigentino dove sono state sgomberate 100 persone. Un centinaio invece i contusi dalla forte grandinata a San Benedetto del Tronto

Paura nella notte a Palermo e ad Agrigento ma anche in Calabria: le fiamme degli incendi hanno lambito diverse abitazioni provocando l’evacuazione di molti cittadini. Una lunga notte di incendi ma anche black out quindi a Palermo e in provincia. Decine i roghi che hanno impegnato i vigili del fuoco, la protezione civile, e il corpo forestale. Lo scirocco ha alimentato le fiamme rendendo ancora più difficile il lavoro delle squadre antincendio.
Situazione difficile in Sicilia e Calabria
Il gran caldo non allenta la morsa e, complice il vento, i roghi si sono propagati in diverse zone. Le squadre di emergenza sono ancora impegnate nel tentativo di contenere gli incendi e Palermo si è risvegliata in una cappa di fumo. Ci sono stati incendi a Borgo Nuovo, nei pressi della delegazione comunale, e Monte Pellegrino, ma la situazione più critica è nell'hinterland. A Montagna Longa il fuoco non ha dato tregua tutta la notte. Tutt'ora a fuoco anche il bosco di Casaboli, a Monreale. I residenti nel circondario temono che le fiamme possano avvicinarsi alle abitazioni e l'emergenza resta alta. Temporaneamente chiusa, in entrambe le direzioni, la strada statale 186 di Monreale. Diversi black out si sono verificati in una grande area del centro a Palermo. Con le temperature molto alte i cavi sono stati messi a dura prova e si sono ripetuti i guasti. Nella zona di piazza Don Bosco, zona Noce, Cruillas, ma anche il centro da piazza Castelnuovo, via Veneto, via Sciuti, via Libertà.
Un vasto incendio, alimentato dal vento di Scirocco, ha raggiunto il centro abitato di Santo Stefano Quisquina, nell'Agrigentino, rendendo necessaria l'evacuazione precauzionale di oltre cento persone. Sul posto sono intervenute numerose squadre di vigili del fuoco, affiancate da rinforzi provenienti dai distaccamenti di Sciacca e Canicatti', mentre sono entrati in azione anche i canadair della Forestale. Le operazioni sono concentrate in particolare per proteggere un deposito di ossigeno, la clinica "Ignazio Attardi", un distributore di carburante e uno stabilimento di fuochi d'artificio, ritenuti i punti più esposti al rischio. Il sindaco di Santo Stefano di Quisquina, Francesco Cacciatore, parla di "situazione drammatica" e con dei post sui profili Facebook e sul sito del Comune ha invitato i residenti di contrada Canfuto e Bosco a lasciare "immediatamente le proprie abitazioni".
Ad Agrigento dopo la mezzanotte è divampato un altro rogo nel parco dell'Addolorata, conosciuto come parco Icori, distruggendo la macchia mediterranea. I vigili del fuoco e la forestale hanno lavorato a lungo nel fumo denso con un calore soffocante per spegnere le fiamme. Situazione critica anche nella provincia di Catania, dove si contano ben 11 interventi.
«È un momento difficile per la nostra città: il fuoco che nel primo pomeriggio di martedì che le mani dei soliti balordi hanno innescato in Contrada San Nicola, alle porte di Lauropoli, sta pian piano scendendo verso il centro abitato di Cassano e in direzione del santuario della Madonna della Catena. A voi tutti chiedo, come sempre in questi momenti difficili, la massima collaborazione: rimanete lontani dai luoghi degli incendi" ha detto in un video messaggio Gianpaolo Iacobini, sindaco del comune di Cassano allo Ionio, nel Cosentino, dove sono in corso evacuazioni di abitazioni e stabili situati nella zona. «In questo momento -prosegue- diverse abitazioni stanno per essere sgombrate e quindi davvero c'è bisogno del vostro aiuto, di tutti voi, una volta ancora, come Cassano sa fare quando si trova di fronte alle grandi tragedie come questa, ambientale, che ci sta colpendo».
La grandine sferza la costa adriatica: centinaia di persone all’ospedale. «È la nuova emergenza sociale»
Circa 60 persone hanno dovuto far ricorso alle cure mediche a seguito di ferite causate dalla grandinata di martedì sera lungo la costa della provincia di Ascoli Piceno. Il servizio emergenza dell'ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) ha medicato persone giunte prevalentemente in codice verde e azzurro per ferite lacero contuse causate dai grossi chicchi di grandine che li hanno sorpresi in strada. Nell'ospedale sambenedettese sono stati presenti anche il sindaco Nicola Mozzoni e i responsabili della Protezione civile rivierasca. «Voglio ringraziare tutto il personale sanitario che con il coordinamento attivo della primario Giuseppina Petrelli ha prestato assistenza ai feriti da grandine - commenta il dg dell'Ast di Ascoli Piceno Antonello Maraldo anche lui presente in pronto soccorso - In tutto sono state prese in carico 165 persone, compresi tanti casi non direttamente collegati al maltempo».

«Aumentato dell’80% il rischio di grandine grossa»
Secondo i dati elaborati da Radarmeteo/Hypermeteo, il primo hub europeo sulla rianalisi e sugli scenari climatici applicati, sito a Pontemanco di Due Carrare, nel Padovano, il rischio di grandine grossa è aumentato dell’80%-
Secondo lo European Severe Weather Database, dal 1° gennaio 2016 ad oggi sono stati registrati 7526 episodi di “grandine grossa” lungo la Penisola: di questi, il 13,4%, cioè 1006, sono avvenuti nei primi 7 mesi e 20 giorni del 2026. Nel 2025 furono 779, l’anno precedente 687, mentre il 2023 fu l’anno con il maggior numero di grandinate anomale, 1479; nel 2022 si registrarono 1001 episodi di “grandine grossa”, che erano stati 871 nel 2021. Più indietro si va nel tempo e più il numero si riduce (fonte: ANBI).
«In termini generali, un mar Mediterraneo più caldo della norma può rappresentare un fattore favorevole a fenomeni temporaleschi più intensi, perché aumenta la quantità di calore e umidità disponibile nei bassi strati dell’atmosfera. In questi giorni le temperature superficiali del mare risultano diffusamente superiori alla media climatica con anomalie anche marcate: questo può contribuire ad alimentare masse d’aria più umide e potenzialmente più instabili, amplificando l’intensità dei temporali» precisa il climatologo, Massimo Crespi, “founder” del centro di ricerca veneto.
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