Social e minori, l’Europa cambia rotta e tutti noi la stiamo aspettando

Dopo il report sui rischi dell'online in età evolutiva, la Commissione europea propone un'età minima per i social, maggiori responsabilità per le piattaforme e restrizioni alle funzioni che favoriscono la dipendenza.
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July 14, 2026
Social e minori, l’Europa cambia rotta e tutti noi la stiamo aspettando
/Foto Icp
A giugno un sondaggio voluto dalla Commissione Europea ed effettuato con migliaia di minori aveva rivelato che più precoce è l’età alla quale i giovani iniziano a utilizzare i social media (4 ore e mezzo di uso al giorno che diventano 6 nel weekend) maggiore è il loro tempo trascorso online. Altra correlazione evidente è quella tra uso dei social media e usura degli indicatori di salute mentale. Il 90% riferisce almeno un sintomo negativo legato al tempo trascorso davanti agli schermi, il 30% circa racconta di provare stress, tristezza o esclusione sociale a causa dei social media e uno su quattro si è imbattuto in contenuti problematici online, tra cui l’incitamento all’odio. Oggi, gli stessi adolescenti sembrano essere sempre più consapevoli del danno che ricevono dal mondo online. La settimana scorsa, Skuola.net ha reso pubblica la richiesta avanzata da ben 700.000 studenti, rappresentati dalle Consulte Provinciali del Veneto, che hanno approvato all’unanimità una proposta radicale: vietare per legge l’accesso ai social media ai minori di 14 anni, convinti che «i social hanno rubato lo stare insieme» di un’intera generazione, scardinando così il luogo comune secondo cui i giovani difendono il mondo digitale a ogni costo.
A integrazione di tutto questo, dimostrando che ormai la questione ha assunto le proporzioni di una vera e propria emergenza di sanità pubblica, è arrivata ieri la dichiarazione ufficiale di Ursula von der Leyen, formulata dopo aver ricevuto il report finale consegnatole dai professori Maria Melchior (Epidemiologa) e Jorge M. Fegert (Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) referenti del Panel voluto dalla Commissione Europea sui rischi che l’online produce in età evolutiva. «I social media – ha affermato – non sono un giocattolo» e «sebbene spetti ai genitori decidere quando i figli riceveranno il loro primo smartphone» oggi è necessario «fissare un’età minima per l’accesso ai social media» per «non condannare un’altra generazione a ulteriori danni psicologici, dipendenza e sofferenza». Poiché «non possiamo pretendere che i bambini riescano a prosperare in un sistema che non è mai stato concepito pensando al loro benessere, proprio nel momento in cui sono più vulnerabili», ecco i tre punti che Von der Leyen ha posto al centro della sua dichiarazione: primo, le piattaforme hanno la responsabilità di dimostrare di essere luoghi sicuri. L’Europa ha chiesto l’applicazione di questo principio alle case automobilistiche, alle industrie farmaceutiche e ora lo chiede alle grandi aziende tecnologiche. Per questo già esiste il Digital Services Act che impone ai fornitori di servizi digitali di eliminare le funzionalità dannose (algoritmi che creano dipendenza, contenuti nocivi o contatti indesiderati). TikTok e Meta sono già state sanzionate dalla Ue e richiamate al principio che le piattaforme hanno un dovere di diligenza nei confronti degli utenti, in particolare di quelli più vulnerabili.
Secondo: abbiamo bisogno di restrizioni adeguate all’età per le piattaforme, in base a un principio che oggi risulta rivoluzionario. Von der Leyen afferma infatti che oggi «non si tratta più di stabilire se i bambini possano accedere ai social media, bensì di capire se e quando i social media possano accedere ai nostri figli». Tale responsabilità deve trovare le piattaforme attive e in prima linea perché il divieto venga rispettato (cosa per cui fino a oggi si sono rivelate inadempienti e/o refrattarie). Terzo, le evidenze oggi disponibili confermano la tesi a favore di un’età minima per l’accesso ai social media. È un cambiamento che richiede tempo, ma necessario. Insomma, la strada oggi sembra segnata e l’inversione di rotta avviata in modo definitivo. Da ogni parte, gli esperti reclamano il diritto (negato dal mondo online) che i minori tornino a occupare il loro tempo libero nel mondo reale, per giocare, per relazionarsi con persone vere, per imparare a stare dentro il principio di realtà. Per questo Von der Leyen oggi auspica che siano identificate tutte le piattaforme e servizi con funzionalità che creano dipendenza affinché in esse l’accesso sia limitato e graduale in base alle diverse fasce d’età. La proposta con la risoluzione di intervento è stata promessa dopo l’estate. Tutti noi la stiamo aspettando. Sperando che le narrazioni – oggi pandemiche – che affermano che «non sono i social media, ma l’uso che se ne fa» o che «i social sono l’ambiente elettivo dove oggi gli adolescenti costruiscono la loro identità» comincino anch’esse a essere considerate inique, oltre che antiscientifiche.

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