Perché restiamo in Terra Santa, nonostante la disumana indifferenza del mondo

Da Gaza alla Cisgiordania si assiste sgomenti a una prospettiva che pare ineluttabile di dolore e sofferenza. Solo la speranza della fede aiuta chi ci vive a non abbandonare questi popoli
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July 13, 2026
Perché restiamo in Terra Santa, nonostante la disumana indifferenza del mondo
Nella Striscia di Gaza continuano le operazioni militari di controllo del territorio guidate da Israele: una recente esplosione nella zona sud ovest / Epa
Dopo tanti anni di violenze ingiustificate continuano a verificarsi situazioni che si possono definire disumane, nel senso che non possono appartenere all’umanità. Mi chiedo: cosa scriviamo o descriviamo con la parola “umanità”? L’umanità è solamente l’enorme gruppo di esseri umani che popola questo pianeta, o sono anche i valori morali di solidarietà, di vicinanza, di umana pietà che la identificano sul piano civile, da un punto di vista culturale, dalla sostanziale e concreta visione – appunto – “umana”?
In queste ore i media stanno ripetendo una frase pronunciata con fierezza e senza vergogna e che non fa ben sperare nel futuro di questa terra: «La guerra non è finita!» A quale guerra si riferiscono? A quella con l’Iran? Le altre non sono guerre perché non ci sono eserciti contrapposti a Gaza e in Cisgiordania, ma solo povera gente indifesa che subisce violenza e oppressione. Dopo tante parole e tanti discorsi, il mondo si ritrova a elencare i disastri delle guerre, i numeri dei morti, la percentuale di territori distrutti, le alleanze del momento e i tradimenti politici, i costi degli armamenti e le perdite economiche. Ed è questa la prospettiva di una umanità che guarda quello che le violenze delle guerre producono, che le registra numericamente, che non si lascia scalfire emotivamente, che non interviene praticamente perché si adegua a logiche perverse e disumane.
La prospettiva dall’umanità immersa nella violenza delle guerre e di chi vive accanto alle sofferenze e ai dolori di chi ha subito ferite, perdite e ingiustizie è diversa. Essa guarda infatti a uno scenario di disumana indifferenza che spesso offre segni di mancanza di riconoscimento della dignità e di mancanza di riconoscenza per quello che la vita dona, che regala segnali di crudeltà personalizzati dopo un vertice che doveva parlare di pace e doveva scegliere la via della pace, che fa scelte che si contrappongono alla stessa natura umana.
Forse nella parola umanità troviamo molti aspetti che confondono le aspettative di chi crede che si devono fare scelte di coscienza, di lealtà verso i propri simili, di onestà sia intellettuale che materiale. Credere è sperare che questo procedere nel disumanizzare l’umanità identificando l’altro e il diverso come nemico possa essere interrotto con interventi necessari da chi ha la responsabilità di potere – che è soprattutto servizio – nel mondo.
In Terra Santa l’umanità sofferente ha una visione e una prospettiva: vede continuare un percorso che non porta alla pace, sente l’indifferenza di tanti e la vicinanza di molti, rimane salda a difendere terre e vite, chiede comprensione e solidarietà, soffre per i tradimenti di chi non riconosce la comune appartenenza al genere umano. Sono vicino umanamente e spiritualmente a chi ha subito dolori e mancanze in questa terra benedetta, conosco e riconosco segni indelebili di traumi fisici e morali di chi vive qui e vuole rimanere, vedo segnali di prospettive poco coscienziose e umane, prego perché scelte nuove dell’umanità siano vere e giuste. Rimaniamo in Terra Santa per esserci, con la speranza e con la fede, scelte che non tradiscono.

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