
Scroll infinito, riproduzione automatica dei video, notifiche push continue e raccomandazioni altamente personalizzate: secondo la Commissione europea, alcune classiche funzionalità di Facebook e Instagram favoriscono un utilizzo compulsivo dei due social network con rischi per la salute mentale e fisica degli utenti, in particolare minori e persone vulnerabili. Al termine di un’indagine durata poco più di due anni, l’esecutivo europeo ha contestato oggi (10 luglio) in via preliminare a Meta - la società madre delle due piattaforme - la violazione del “Digital Services Act” (Dsa), la legge Ue sui servizi digitali, per via del design che genera dipendenza tra gli utenti, i quali si trovano indotti a inserire una sorta di “pilota automatico” che li porta a scorrere senza sosta i contenuti online anziché dedicarsi ad altre attività nel loro tempo libero, fare sport, dormire o lavorare.
La Big Tech di Mark Zuckerberg può ancora presentare le proprie osservazioni nel merito prima delle decisioni finali, ma per non incorrere in sanzioni che possono spingersi fino al 6% del fatturato mondiale annuo del gruppo in ciascuno dei due casi, per Bruxelles dovrebbe modificare il funzionamento di Facebook e Instagram, ad esempio disattivando sia lo scroll infinito sia l’autoplay come impostazioni predefinite (sarebbe una prima assoluta), introducendo pause dallo schermo e alleggerendo la presa degli algoritmi orientati a massimizzare il coinvolgimento online.
«Rimaniamo impegnati ad attuare la nostra legislazione: proteggere la salute mentale e fisica degli europei deve essere una priorità per le piattaforme social», ha affermato in una nota la vicepresidente esecutiva della Commissione con delega al Digitale Henna Virkkunen. Per Bruxelles, Meta non ha valutato adeguatamente i rischi, come invece prescritto dal Dsa.

Tra le criticità evidenziate dalla Commissione, figura ad esempio la mancata valutazione del tempo trascorso dai minori sulle due app durante la notte e dell'impatto che formati come reel e stories hanno sull’uso eccessivo dei social. Gli strumenti di mitigazione per misurare il tempo trascorso online (inclusi quelli attivi di default per gli adolescenti) possono essere facilmente ignorati - prosegue l’analisi dei tecnici Ue - e non riducono in modo significativo la presenza sulle piattaforme, mentre né i controlli dei genitori (ritenuti troppo complessi da mettere in campo) né le campagne di sensibilizzazione sarebbero sufficienti a contrastare gli effetti del design che genera dipendenza.
A fine aprile, la Commissione aveva già contestato alla Big Tech americana di non aver adeguatamente impedito ai minori di 13 anni di inserire una data di nascita falsa e iscriversi così a Facebook e Instagram, nonostante questa sia l’età minima prevista dalle condizioni d’uso dei social. «Circa il 10-12% di chi ha meno di 13 anni accede a Instagram o Facebook», finendo per essere esposto a contenuti ed esperienze ritenuti inappropriati per la loro età visto che «i più piccoli sono più vulnerabili ai potenziali danni delle piattaforme online», aveva indicato allora Bruxelles. In parallelo, proseguono le indagini sul cosiddetto “rabbit hole effect”, cioè la tendenza degli algoritmi a spingere gli utenti, soprattutto i più giovani, verso contenuti sempre più coinvolgenti da cui è difficile staccarsi: a febbraio, l’esecutivo Ue aveva già accusato TikTok di tenere incollati allo schermo in questo modo gli adolescenti.
Meta ha replicato di non essere d'accordo con i risultati preliminari dell'indagine: «Da quando è stata avviata questa indagine abbiamo lanciato gli account per teenager che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo consentendo di bloccare accesso a Instagram di notte e limitare il tempo di uso giornaliero a soli 15 minuti - ha detto un portavoce -. Condividiamo l'impegno della Commissione Europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo».
Lunedì 13 luglio, intanto, il gruppo di esperti nominato da Ursula von der Leyen con l’incarico di formulare una serie di proposte sulla sicurezza dei minori online consegnerà il suo report. Toccherà alla presidente della Commissione, con ogni probabilità in occasione del discorso programmatico annuale già in calendario il 16 settembre all’Europarlamento di Strasburgo, indicare la strada che - oltre l’attuazione del Dsa - Bruxelles intende percorrere, incluso il modello australiano di un possibile divieto generalizzato di accesso ai social per i minori valido in tutta l’Ue, così da evitare fughe in avanti solo di alcuni governi. In preparazione a quel momento, i tecnici Ue hanno già messo a punto un’app per la verifica dell’età, simile al pass sanitario che durante la pandemia permetteva di viaggiare o andare al ristorante e al cinema dimostrando di essere in regola con le vaccinazioni o di aver fatto da poco un test risultato negativo. Per attivare il sistema, che in nessun caso trasmetterà i dati personali alle piattaforme, sarà sufficiente scattare una foto al passaporto o alla carta di identità e, quindi, fare un selfie di conferma.
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