Rubati, spariti o “trattenuti”: il caos degli aiuti nel Venezuela devastato dal terremoto
La denuncia delle associazioni: «Scompaiono cibo e medicine». Il Controspionaggio militare: approfittare di una tragedia per rubare e saccheggiare non è un'opportunità. Lo sforzo immane di Caritas

Ha perso tutto ed è finita a 656 chilometri da quella che era la sua casa, all'Opp30 de La Guaira, ora ridotta nel nulla. «Ma almeno sono sopravvissuta», racconta Marysabel Geraldo Barrientos, 47 anni, che non vuole «essere un peso, per nessuno». Marysabel tiene stretta la sua dignità, anche se è dura ripartire da capo. «Preferirei non ricevere nulla – dice alle autorità del municipio, che vorrebbero aiutarla –. Portatemi una macchina da cucire. E io stessa mi procurerò da mangiare». Marysabel è stata accolta a Lagunillas, località dello stato Zulia. Sottosuolo ricco in petrolio, superficie povera e abbandonata. «Sono grata, ma non conosco nessuno – aggiunge, sottovoce –. È pure difficile spostarsi, se non sei automunita». Sempre lì, terra un tempo prospera, ora dimenticata, sono approdati anche due bambini, 9 e 5 anni, in seguito affidati a familiari. Almeno 7mila persone hanno abbandonato La Guaira per trasferirsi altrove, secondo stime ufficiali, ma la cifra potrebbe essere ben più elevata.
«È già successo in passato – spiegano ad Avvenire fonti governative –, in occasione dell'alluvione a Vargas. Molta gente si è spostata verso le aree interne e il disagio è solo peggiorato». Altre 10.702 persone sono alloggiate in tendopoli distribuite nella regione capitale, come il Polideportivo La Guaira. Le criticità non mancano, nonostante l'impegno dell'Onu e delle autorità locali. Le denunce arrivano dagli stessi simpatizzanti del governo. «Stanno rubando gli aiuti: il cibo e le medicine», ha denunciato sui Social Valentín Santana, leader del collettivo armato «La Piedrita», con sede nel quartiere popolare «23 de Enero», roccaforte del chavismo. «Il governo fa dei sacrifici – ha aggiunto –. Poi ci sono gli sciacalli, che se ne approfittano». Alla sua denuncia si è associato il Frente nacional de colectivos Sergio Rodríguez e, in seguito, l'appello è giunto all'Intelligence e al Controspionaggio militare (Dgcim). La reazione del Dgcim non si è fatta attendere: «Approfittarsene di una tragedia per rubare, saccheggiare o distrarre aiuti non è un'opportunità, ma un reato», punibile da 4 a otto anni, stando all'articolo 455 (comma 2) del Codice penale venezuelano.
Il Controspionaggio ha quindi esortato agenti e funzionari di Caracas a non avvalersi delle «facilità offerte da disastri, calamità, perturbazione pubbliche o disgrazie particolari». Ma la situazione ha già varcato i limiti. Tra i casi più eclatanti c'è quello del colonnello ritirato Julio Uzcátegui, immortalato dai suoi vicini mentre scaricava aiuti umanitari presso la propria abitazione, nell'edificio Magnola di Valencia. «Me li ha regalati un generale. Altrimenti sarebbero andati persi», ha giustificato Uzcátegui, provocando ulteriore sdegno nell'opinione pubblica. A tale riguardo l'Ong Transparencia Venezuela ha attivato una piattaforma online (rutadeayuda.org) per registrare e tracciare gli aiuti verso il Paese, che conta circa 3.900 vittime e oltre 16mila feriti, chiedendo «rendicontazione puntuale» all'amministrazione Rodríguez. «I donatori hanno diritto di conoscere dove finiscono le loro risorse – ha detto la direttrice dell'Ong, Mercedes de Freitas –. Stiamo parlando di un aiuto alla ricostruzione del Paese. Quel denaro va rispettato, perché giunta a buon fine». Finora la piattaforma ha registrato aiuti provenienti da 37 Paesi, 68 organizzazioni, 10 imprese e 10 persone. Il valore: 694 milioni di dollari. D'altro canto, Caritas Venezuela ha ricevuto 15mila tonnellate in aiuti umanitari, di cui oltre la metà è già stata distribuita. Sul tema spinoso degli aiuti intervengono anche gli Stati Uniti, attraverso l'incaricato di Affari a Caracas, John Barrett, che ha elogiato la «totale trasparenza» dell'amministrazione Rodríguez. Intervento rafforzato dal leader della Casa Bianca, Donald Trump, che parlando a Fox News promette di farsi «carico della ricostruzione», soprattutto dell’«infrastruttura petrolifera». Il tycoon ha anche negato di aver impedito il ritorno della leader delle opposizioni María Corina Machado, definendola una persona «eccezionale». Inoltre, gli Usa hanno stanziato 300 miliardi di dollari a Caracas, ma gli introiti petroliferi del Venezuela, tutelati a New York, ammonterebbero a 8 miliardi. Ulteriori fondi sono bloccati in diversi Paesi. Yván Gil, ministro venezuelano degli Esteri, ne chiede la restituzione, denunciando l'«illegalità» delle sanzioni Usa-Ue. Tra questi si registrano 400mila tonnellate in lingotti d'oro, valutate per 1,9 miliardi dollari, trattenute dalla Banca d'Inghilterra.
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