La Corea del Sud ha dichiarato guerra alle fake news (ma per i critici rischia l'intera informazione)
di Luca Miele
Pesanti sanzioni per chi diffonde notizie false o manipolate. Per l'Associazione dei giornalisti la legge approvata potrebbe finire per "imbavagliare" i media

La Corea del Sud dichiara guerra alle fake news. Ma ad uscirne azzoppata – secondo l’allarme lanciato dall’Associazione dei giornalisti del Paese asiatico - potrebbe finire l’intero sistema informativo. Cosa prevede la già contestata legga - prontamente ribattezza dai critici come “legge bavaglio” - entrata in vigore martedì e appoggiata dal Partito Democratico liberale del presidente Lee Jae-myung? L’obiettivo è stroncare il flusso di notizie inventate o manipolata per influenzare l’opinione pubblica e distorcere la formazione del consenso.
Come riporta il Korea Herald, la legge prevede pesanti sanzioni pecuniarie “fino a cinque volte superiori al danno effettivo” per le testate giornalistiche, gli YouTuber e gli influencer che “diffondano consapevolmente informazioni false o inventate online”. Non solo: la legge consegna alle autorità la possibilità di imporre una sanzione amministrativa fino a 1 miliardo di won (652.000 dollari) “qualora gli organi di informazione ridistribuiscano, in due o più occasioni, informazioni che sono state ufficialmente dichiarate illegali, false o inventate tramite una sentenza del tribunale o altra decisione definitiva”.
Nella “rete” della legge sono finiti anche giganti come Google, Meta, TikTok e i colossi nazionali Naver e Kakao. Anche loro, come puntualizza il Korea Times, saranno “soggetti alla regolamentazione prevista dalla legge rivista sulle reti di informazione e comunicazione”. In particolare, dovranno “istituire canali di segnalazione per informazioni illegali, false o inventate, intervenire al ricevimento di una segnalazione, di divulgare le modalità di gestione della segnalazione stessa”.
Quali sono i vulnus contestati della legge? Perché la legge sulle fake news sarebbe in realtà una legge bavaglio? Cosa ha acceso le polemiche intorno al tema dell’informazione, nella consapevolezza ineludibile della fragilità della democrazia all’infiltrazione delle “fake news” ma anche della “vaghezza” di uno strumento – chi decide se una notizia sia falsa o meno - che potrebbe essere liberticida ?
Primo rilievo: la formulazione sarebbe troppo vaga e indefinita, e quindi si presterebbe a interpretazioni altrettanti “porose”. Secondo: l’entità delle sanzioni sarebbe, secondo i critici, “eccessiva”, troppo oneroso. Terzo: come scrive il Korea Herald, “ancor prima di cercare una pronuncia legale sulla falsità di un contenuto, attori pubblici politicamente o economicamente influenti potrebbero ostacolare l'attività giornalistica semplicemente segnalando l'intenzione di citare in giudizio testate giornalistiche o YouTuber. Soprattutto, uno dei problemi più gravi è che la legge potrebbe essere oggetto di abusi, poiché ciò che costituisce informazione "falsa" o "fabbricata" potrebbe variare a seconda del governo in carica”.
"Anche se l'obiettivo della legge è legittimo, potrebbe minare le fondamenta della democrazia se venisse applicata in modo da scoraggiare i media e i cittadini comuni dal criticare e controllare liberamente chi è al potere", è la conclusione dell'Associazione dei giornalisti coreani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






