Tutti i no" (tanti e trasversali) al disegno di legge sulla caccia

Il testo, già approvato a giugno
dal Senato, 
è in commissione Agricoltura
 alla Camera. 
La maggioranza preme per 
il via libera rapido,
 ma non mancano dubbi anche al suo interno. Le osservazioni della Commissione Europea sull’uso di visori notturni ed esche vive sono
 state in parte recepite. Per opposizioni e ambientalisti si tratta di «un attacco alla natura»
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July 10, 2026
Tutti i no" (tanti e trasversali) al disegno di legge sulla caccia
Il flash-mob contro la riforma della caccia organizzato a Napoli martedì scorso da Legambiente e da altre associazioni / Ansa
Il cacciatore come “bioregolatore”, minor potere all’Ispra e più alle Regioni, un allargamento dei tempi e delle aree in cui è possibile fare attività venatoria, utilizzo come richiami di animali vivi e aumento delle specie cacciabili. Ecco perché il ddl sulla caccia che, dopo l’approvazione in Senato a giugno, martedì scorso ha iniziato il suo iter alla Camera con le audizioni delle associazioni ambientaliste e venatorie in commissione Agricoltura è stato ribattezzato «lo sparatutto». Soprattutto da chi lo boccia senza appello, come le associazioni ambientaliste. Ma ad essere critica sul testo oltre alle opposizioni anche parte della maggioranza, con Michela Brambilla (Noi Moderati) e parte di Forza Italia in testa, con il partito che ha lasciato comunque libertà di coscienza nel voto.
Tuttavia a preoccupare sulla proposta di legge 2984, che va a riformare la legge 157 del 1992, è il giudizio dell’Europa che guarda con attenzione all’approvazione della norma per il contrasto con il diritto europeo, soprattutto con la Direttiva Uccelli e con la Direttiva Habitat come pure con la Convenzione di Berna, tutti provvedimenti che il nostro Paese ha recepito da tempo. E a dicembre scorso da Bruxelles è partita appunto anche una lettera formale al nostro Paese. Alcuni di questi dubbi sono stati accolti dagli emendamenti approvati in Senato. Per esempio, nel testo originale della legge veniva allargato l’uso di «strumenti ottici e optoelettronici», cioè dispositivi come i binocoli e altri visori per vedere gli animali al buio, alla caccia di selezione a tutti gli ungulati, la categoria di animali a cui appartengono i cinghiali. Nella versione finale del testo, invece, da questo ampliamento sono state escluse alcune specie di ungulati, come lo stambecco e il camoscio, indicate in un allegato della direttiva Habitat come da preservare. Stesso discorso per i richiami vivi, cioè gli uccelli utilizzati per cacciare altri animali, su cui a Palazzo Madama sono stati introdotti paletti (come il numero di dieci esche vive per ogni specie) per evitare i richiami di Bruxelles.
La Commissione europea sta quindi valutando se queste modifiche sono sufficienti a rispettare il diritto europeo. E lo farà anche il presidente della Repubblica , all’atto della promulgazione, in relazione al dettato costituzionale. Nel 2022, infatti, la Costituzione era stata modificata da un’ampia e trasversale maggioranza per inserire la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali nell’articolo 9, quindi tra i principi fondamentali. Un articolo che, a detta di alcuni, il ddl caccia violerebbe.
La maggioranza, però, sul provvedimento ha deciso comunque di premere sull’acceleratore. A un anno dalla presentazione, il testo ha avuto il via libera da Palazzo Madama il 23 giugno e arrivato a Montecitorio è stato subito calendarizzato con il via alle audizioni in commissione Agricoltura appunto martedì scorso. Il testo uscito dal Senato ribalta l’impianto della 157/92: il cacciatore diventa “bioregolatore”, spostando la logica dalla tutela alla gestione. Punta infatti a riconoscere l'attività venatoria come «utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi», aumentando così il numero di animali cacciabili e le aree di caccia consentite. In sostanza considera la caccia non più una deroga alla protezione della fauna, ma una attività che partecipa in qualche modo alla tutela dell'ambiente.
Il parere dell’Ispra non sarà più vincolante ma solo consultivo, mentre accanto all'Istituto viene istituito un Comitato tecnico faunistico-venatorio con rappresentanze dei cacciatori. Tra le modifiche c’è la rimozione del limite del 10 febbraio per l’attività venatoria, l’uso illimitato dei richiami vivi, introduce nuove specie cacciabili (oca selvatica, piccione), come pure la possibilità di caccia sul demanio marittimo; escluso invece alla fine lo stambecco tra gli animali cacciabili. Il ddl consente poi visori termici, caccia dopo il tramonto e introduce il divieto di “ostacolare o rallentare” l’attività venatoria.
Un pacchetto di novità che però le associazioni ambientaliste respingono in blocco, chiedendo appunto di fermare il ddl. E lo hanno ribadito a gran voce martedì in audizione alla Camera. «Non ha alcun fondamento scientifico il ruolo del cacciatore come bioregolatore, dicono, come pure che è «un provvedimento che va fermato perché non aiuta né l'agricoltura e neanche la fauna selvatica o quanto meno sospeso». E che, inoltre, non è vero che «la disciplina venatoria non è rimasta ferma nel tempo» e quindi «non è vecchia di 30 anni». In particolare, l’Enpa (Ente nazionale protezione animali) ricorda per bocca del responsabile Fauna Annamaria Procacci, che il testo è «in contrasto con la Costituzione e il diritto europeo» ed «è un gravissimo arretramento nella tutela della biodiversità e degli animali selvatici». Per il Wwf (che ha avviato anche una raccolta firme arrivata a quota 400mila) poi il ddl «indebolisce il sistema dei controlli e trasmette il messaggio che la tutela della fauna sia un ostacolo da superare, ciò rischia di produrre effetti culturali e operativi molto pericolosi». Dalla Lipu inoltre un richiamo alla pratica «aberrante dei richiami vivi vietatissima dall’Ue». Infine per Maurizio Sara, presidente del Ciso (Cento italiano studi ornitologici), l’esperienza venatoria «non è equiparabile a quella di un tecnico-scientifica come può essere quella dell’Ispra. Non si può considerare l’idoneità al porto d’armi come un dottorato in zoologia». Secondo Legambiente addirittura «in questa proposta di legge c'è un aumento dei rischi, un attentato vero e proprio alla sicurezza delle persone».
Una voce un po’ fuori dal coro quella dell'Associazione italiana per la wilderness che dice «no a norme scolpite sulla pietra» e apprezza il ddl caccia quale «punto di partenza» per far diventare, tramite la gestione attiva, la fauna selvatica una risorsa, come avviene del resto in Spagna, mentre in Italia è attualmente un costo che solo per i danni da cinghiali supera i 20 milioni di euro. Per non parlare degli incidenti stradali causati da selvatici che nel 2024, infatti secondo Asaps, sono stati ben 181, con 14 vittime e oltre 200 feriti. Diametralmente opposta la versione delle associazioni venatorie, per cui il testo non è una deregulation. In particolare Federcaccia considera necessario un «ampliamento regolato» delle specie cacciabili e ribadisce che l’uso dei richiami vivi è già regolato dalla Direttiva Uccelli; quindi, non c’è nessun contrasto con le norme Ue. Inoltre Enalcaccia punta sulla necessità di avere calendari certi di caccia, meno burocrazia e adeguamento reale della normativa italiana «molto restrittiva» alle norme europee.
Nell’arco parlamentare invece a contrastare il testo è soprattutto l’opposizione con il Pd che chiede al governo di presentare alla Camera il report «aggiornato e completo» sull’attuazione della legge 157 del 1992. Avs poi, dice la capogruppo alla Camera Luana Zanella, chiede a Meloni di «non essere complice di norme- killer» e di «un attacco alla natura», aggiunge Angelo Bonelli. I pentastellati poi dopo aver bollato come «uno scaricabarile istituzionale» la prima risposta offerta dal ministro Tommaso Foti, hanno scritto nuovamente al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, chiedendo al governo di rendere pubblica la corrispondenza con Bruxelles. «Se non ha nulla da nascondere, la pubblichi», è la sfida.
Ma anche nella maggioranza più di qualcuno storce il naso, come la deputata Michela Brambilla che ha anche ricevuto minacce sui social per la sua posizione contraria. «Non si ferma l'ondata di minacce, ma non mi fermo neanch'io», sottolinea, annunciando di aver presentato una seconda denuncia alla procura «per le aggressioni verbali e le minacce sempre più gravi alla propria sicurezza e incolumità ricevute su internet dal mondo della caccia». A suo parere «questa violenza qualifica inequivocabilmente il mondo venatorio: persone che tolgono la vita per divertimento. Io non mi faccio intimidire da nessuno, non arretrerò di un passo e continuerò a denunciare, ma mi domando: dove volete arrivare?».

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